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ADVERTISING: ora il via al Branded Content

Il contenuto di marca sta surclassando l'advertising classico e più che un trend sembra la nuova via per entrare nella mente, nel cuore e nei desideri dei consumatori. Ma bisogna sapere come farlo, ed è qui che entra in gioco il branded content.

Tutti noi abbiamo notato come su (citando un social network a caso) Facebook, siano sempre più frequenti contenuti di tipo pubblicitario?

Le tradizionali leve di avertising: banner, pop up, sponsorizzazioni sui social, contenuti pre-roll e chi più ne ha più ne metta, stanno per essere fagocitati da contenuti di branded content. Perché?

Perché ormai l’utente non fa più caso a questi messaggi di tipo invasivo, la nostra attenzione è in overbooking. Abbiamo praticamente sviluppato una sorta di cecità dinnanzi alla pubblicità, ne siamo assolutamente assuefatti.

Ma torniamo a Facebook, il quadro è molto chiaro: l’algoritmo è cambiato, la reach organica è morta e noi tutti odiamo vedere il nostro news feed bombardato. Le persone preferiscono il contenuto alla pubblicità.

Cos'è e come il Branded Content entra in gioco

Cos'è il Branded Content?

Il Branded Content non è un tipo di pubblicità tradizionale, si tratta di una tipologia di advertising ben lontana dalla più classica pubblicità, sia nella forma sia nei contenuti.

Parliamo in prima battuta di contenuti di intrattenimento, ovvero contenuti quanto più rilevanti ed interessanti per l’utente. Si tratta di una forma di comunicazione che supporta anche messaggi complessi, richiedenti una narrazione articolata che sia in grado di agire in profondità nella relazione tra brand/consumatore.

Come utilizzare il Branded Content?

Molto spesso le aziende pensano che attuare una buona strategia di branded content voglia dire ingaggiare un Influencer, ma solo questo non basta. Per realizzare una buona strategia occorre:

  • comprendere gli obiettivi di comunicazione del Brand;
  • creare un contenuto coinvolgente per creare una relazione duratura;
  • scegliere influencer/interpreti per massimizzare la diffusione mediatica su un determinato target;
  • individuare canali differenti per distribuire il contenuto.

In sintesi: bisogna pensare prima alle storie e poi ad una strategia mirata.

Tips & Tricks

Nelle strategie di branded content, le marche non sono le protagoniste assolute della storia, nella maggior parte dei casi sono quasi accidentali. La community della pagina (Facebook o Instagram per dirne due) è affezionata ad un format ben preciso, è consigliabile quindi non allontanarsi da questo.

Ma il vero valore aggiunto è ciò che si comunica: un valore, un ideale ed è importantissimo perché altrimenti si rischia di incorrere nell’effetto "marchetta".

Case History

A proposito di marchette, “La Marchetta” è un’interessante case history realizzata per Carrefour con la partecipazione dei The Jackal.

Si tratta di una web serie di 6 episodi in cui il protagonista principale, Ciro, interpreta se stesso: un attore di spot TV che, ingaggiato per realizzare una pubblicità, tenta di opporsi alle regole degli spot più tradizionali.

Si tratta di una web serie divertente e leggera in cui si fa ironia sul "product placement" ormai troppo presente ed invasivo.

Quali sono le industry che sfruttano al meglio il Branded Content?

Food e sport sono le industry che meglio stanno interpretando questa nuova strada della comunicazione. Questo in sé non è certo un dato sorprendente, visti i risultati d’ingaggio che publisher come Tasty macinano, e i fandom appassionati su cui invece possono contare le pagine di sport.

Seguono a ruota le celebrities e l’entertainment; è interessante notare come il B2B non rimanga a guardare, come un caso di successo tutto italiano, la web series Il Mistero Sottile con Giorgio Pasotti per BTicino. 

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Eleonora Crocioschi

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