Bricks e smart working: conosciamo Piano C

"Lavoro dove voglio, quando voglio e come voglio". No, non si tratta di un sogno, ma semplicemente di realtà!

È quello che fanno tutti coloro che hanno compreso in pieno il concetto di smart working: lavorare con un approccio basato sulla fiducia, in cui non è importante il luogo in cui lavori, ma piuttosto la responsabilizzazione delle persone e il raggiungimento degli obiettivi che viene garantito dall’utilizzo della tecnologia e degli strumenti collaborativi più adatti ed efficienti. Verrebbe da dire: “Magari!”. E in realtà è proprio così. Smart Working è un concetto molto ampio che coinvolge tre elementi basilari, le famose 3 B, illustrate nello Smart Working Manifesto: persone (Behaviour), tecnologie (Bytes) e spazi (Bricks). La combinazione di questi tre elementi consente di raggiungere quel tanto insperato equilibrio tra vita professionale e vita personale. Oggi approfondiamo l’elemento Bricks.

Incontriamo e conosciamo Piano C, un coworking pensato per far incontrare persone e lavoro. Ho avuto personalmente il piacere di confrontarmi e ascoltare coloro che sono dietro il progetto e che, con infinito entusiasmo e professionalità, portano avanti l’idea di Riccarda Zezza (Presidente Piano C) che nel 2012 ha dato vita allo spazio di coworking a Milano. Piano C adesso è una srl guidata da nove soci, ed è anche un’associazione non profit che ha l’obiettivo di partecipare alla creazione di una nuova organizzazione del lavoro, più a misura di vita con particolare attenzione alle dinamiche che interessano l’universo femminile.

Piano C offre formazione, opportunità di networking, soluzioni per creare o reinventare la propria identità professionale, e anche e soprattutto un coworking organizzato in aree geografiche, continenti. Nella chiacchierata con Sabrina Bianchi, socia Piano C e responsabile Formazione, son passato dall’Asia alla Nuova Zelanda, il tempo di un caffè. Oltre 300 metri quadrati, 20 postazioni, 6 sale riunioni, 4 uffici, area relax, cucina e 2 zone per bimbi, wifi, servizio segreteria: un ambiente accogliente per lavorare con il proprio pc e confrontarsi con gli altri freelance o lavoratori presenti. Un’occasione soprattutto per fare networking e condividere conoscenze ed esperienze. Sabrina mi racconta come molti progetti che hanno visto più coworker collaborare sono nati grazie a una chiacchiera nell’area relax dinanzi un caffè americano. “Molti coworker lavorano in team. Frequentare un coworking significa poter sfruttare non solo gli spazi, ma anche le competenze presenti in quell’ambiente professionale che, con il tempo, diventa familiare. Lavorare diventa un piacere. Non sei vincolato da nessuno. Viene quando vuoi. Lavori con chi vuoi”.

Nell’intervista, diventata più un piacevole scambio di opinioni sullo Smart Working ci soffermiamo su un tema complesso: la cultura aziendale. Come è possibile far capire che il segreto di un ottimo lavoro non è misurato sulla base del quantitativo di ore trascorse sempre dietro la stessa scrivania (e quindi sul controllo) ma piuttosto sul raggiungimento degli obiettivi (e quindi responsabilizzazione sulla persona)? La presenza fisica in ufficio non è l’elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi, spesso conviene alternare posti di lavoro, ricercare nuove fonti di ispirazione, trovare nuove motivazioni.. come possono sempre le stesse quattro mura darvi tutto ciò in 8 ore ogni giorno? Una risposta a questo quesito ce l’ha offerta Piano C che, grazie a un Cisco Italia, ha avviato un progetto pilota nell’ambito di C to Work, programma di soluzioni per costruire e valorizzare la propria identità professionale. Un progetto che ha coinvolto un team di tre ragazze Giuditta Deodato, Cristina Coppellotti e Mara Pieracci nella realizzazione di un project work presentato lo scorso 4 febbraio a Milano dal titolo #ideesmartworking. Saprete di più nel prossimo blogpost. Seguiteci!

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Andrea Solimene