Il cervello non accetta il capo che comanda

Una realtà oggettiva non esiste. Due persone presenti alla stessa riunione spiegheranno la medesima decisione in maniera completamente diversa. E non perché uno di loro voglia deliberatamente nascondere la verità. Sono entrambi convinti che la loro spiegazione sia quella corretta.
Nel suo libro Quiet Leadership,David Rock ci spiega come funziona il nostro cervello e come possiamo (o dobbiamo) usare queste conoscenze per diventare manager migliori. Di solito scrivo dei brevi book report nella community sullo Smart Working su LinkedIn ma questo libro merita un articolo un po’ più lungo.

Gli uomini si distinguono dagli altri animali perché sono razionali? Purtroppo no.
La maggior parte delle nostre azioni avviene in maniera automatica. Il nostro cervello è una macchina che genera connessioni, ci aiuta a formulare logiche anche se, alle volte, una logica manca del tutto.
Rock definisce come “mappe” le connessioni che il cervello realizza: per ogni esperienza vissuta, il nostro cervello crea una mappa e queste ci serviranno per capire il mondo che ci circonda.
Perché funzioniamo in questo modo? Perché riflettere approfonditamente su tutte le cose che facciamo costerebbe troppa energia. Se dovessimo investire tempo nel pensare come camminare o come bere il caffè, non faremmo nient’altro. Per risparmiare energia il nostro cervello gestisce buona parte delle attività di routine sulla base delle mappe già presenti. La maggior parte delle nostre azioni vengono quindi svolte in modo automatico, e ciò avviene anche sul lavoro.

Poiché le mappe nel nostro cervello sono create sulla base delle esperienze vissute, viene da se che di fronte a situazioni differenti reagiremo tutti in maniera diversa e ciò ci rende unici. L'unicità si sviluppa proprio perché ognuno di noi ha avuto delle esperienze diverse nel corso della propria vita.

Perché comandare non funziona.

“Perché i miei dipendenti non mi capiscono? Sono stato chiarissimo e poi non fanno quello che gli avevo chiesto?!” Se un collega o un dipendente ci chiede un consiglio riusciamo spesso a darlo subito. Poi però non funziona quasi mai. Perché:

  1. Il consiglio proviene dalle proprie esperienze, non da quelle del collega;
  2. Preferiamo le nostre idee, non quelle di un’altra persona;
  3. Spesso il dilemma che viene espresso non è il vero dilemma.

 

C’è anche un’altra difficoltà: è impossibile cambiare le nostre abitudini. Fortunatamente possiamo creare delle nuove mappe e quindi delle nuove abitudini che possiamo sempre rafforzare.

Servono tre ingredienti per fare ciò:

  1. Tempo (ma nemmeno tanto);
  2. Feedback positivi (tanti!);
  3. Un aiuto: qualcuno che ci possa aiutare a ricordare il nostro desiderio di voler creare una nuova abitudine.


Il manager moderno aiuta i worker a cambiare il modo di pensare

Se non è "dire alle persone cosa devono fare", qual è il miglior ruolo per il manager nel collaborare con i worker? Il manager moderno aiuta i worker a cambiare il modo di pensare, di risolvere problemi e di raggiungere i loro obiettivi. Non lo fa attraverso ordini ma lo farà soprattutto attraverso delle domande. È questa quella che Rock chiama leadership silenziosa.

Rock ha definito 6 step per cambiare il modo di ragionare dei worker.

    1. Think about Thinking: un leader effettivo non si occupa dei dettagli, lascia pensare il worker. Un manager moderno non dice cosa devono fare i suoi worker, ma li aiuta a trovare la soluzione giusta. Nel processo li stimola attraverso delle domande e (tanti) feedback positivi.
    2. Listen for Potential: quando un leader ascolta il worker gli da l’attenzione che merita una persona di successo, capace e in grado di risolvere i propri problemi.
    3. Speak with Intent: un leader è conciso, prodigo e generoso nella collaborazione.
    4. Dance Toward Insight: attraverso delle domande il leader supporta il worker nel trovare la soluzione giusta. Questo succede in 4 fasi in cui il leader:
      • crea consapevolezza circa il problema
      • aiuta il worker a riflettere attentamente
      • il worker riesce a vedere il problema in maniera diversa (“illuminazione”)
      • infine motiva il worker nel fare qualcosa.
    5. Create New Thinking: il leader rende consapevole il worker della realtà attuale, lo aiuta ad esplorare delle alternative e a convertire degli insight in azioni concrete.
    6. Follow Up: il leader supporta il worker nella conclusione del lavoro. Continua a dare feedback (positivi) e incoraggia ad andare avanti.

Per tanti manager gestire le persone in modo "brain proof" sarebbe un cambiamento profondo. Le conoscenze scientifiche ci dicono che dovremmo comandare di meno e domandare di più.
Tu, come vorresti cambiare il tuo stile di management?

 

Smartworking, lavoro agile

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Lukas Hartog

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