crowdfunding per PMI

Crowdfunding esteso a tutte le PMI. Una valida alternativa alle banche

Il crowdfunding, nelle sue varie forme (donation, reward ed equity), è uno strumento innovativo per la raccolta di finanziamenti per le imprese. Esso è stato introdotto nel nostro ordinamento dal d.l. 179/2012 con l'art. 30 e dalle delibere Consob 18592 del  26 Giugno 2013, successivamente modificata dalla delibera 19520 del 26 Febbraio 2016.

Il crowdfunding in sintesi consente di raccogliere finanziamenti (funding) da una platea molto ampia (crowd ovvero la folla) di soggetti, che possono esaminare il progetto imprenditoriale e decidere di supportarlo in cambio di diverse forme di “remunerazione”.

A chi si rivolge lo strumento del crowdfunding?

Inizialmente il crowdfunding era utilizzabile solo dalle startup innovative; successivamente è stato esteso alle c.d. PMI innovative (col d.l. 3/2015).

Da ultimo, con la legge di bilancio 2017, il crowdfunding è diventato applicabile a tutte le PMI. Si tratta di un'importante novità, perché l'applicabilità di questa formula, consente anche ad aziende minori di accedere ad un canale di finanziamento alternativo (e potenzialmente molto esteso), diverso da quello bancario.

Analizziamo, quindi, più nel dettaglio quali forme scegliere e quali vantaggi comporta il crowdfunding per PMI.

Quali forme di crowdfunding scegliere?

Esistono varie forme di finanziamento collettivo e ognuna di queste è differente dalle altre per la natura dello scambio tra l'investitore o donatore ed il progetto.

Le forme di crowdfunding più diffuse in Italia e nel mondo sono la donation based e la reward based; invece in seguito alla crescente difficoltà di accesso al credito da parte delle PMI, si è sviluppato il nuovo modello chiamato equity crowdfunding. Vediamole nello specifico:

Nella forma donation based, chi effettua il finanziamento non riceve nulla in cambio, ma facendo questa donazione contribuisce a supportare progetti che ritiene meritevoli, per motivi sociali, ecologici, culturali etc.

Motivazioni simili riguardano la forma reward based, nella quale al finanziatore/donatore viene regalata una ricompensa con valore economico più o meno simbolico: un ringraziamento pubblico, uno sconto per l'acquisto del prodotto servizio, ovvero il prodotto stesso che viene realizzato attraverso il contributo dei donatori.

Infine nella forma più “evoluta”, l'equity crowdfunding (argomento di cui Giovanni Tufani ha già scritto su Spremute Digitali), il finanziatore sottoscrive il capitale della società e quindi riceve una quota del capitale stesso, con tutti i diritti ad esso connessi (primo tra tutti, la riscossione degli utili/dividendi).

Quindi la scelta tra le varie forme di crowdfunding dipende dallo scopo che si prefigge la startup e dalla fase di sviluppo in cui si trova:

  • se si è ancora in fase di test, e si sta realizzando il primo prototipo, saranno preferibili le prime due forme: donation o reward based;
  • se invece la società è più matura, e si prefigge di raccogliere risorse economiche più significative (ad esempio per lo sviluppo internazionale o per supportare una campagna di marketing), allora sarà più adatto l'equity crowdfunding.

 

Quali sono i vantaggi del crowdfunding?

Per le startup

I vantaggi di questa forma innovativa di finanziamento risiedono principalmente:

  • nella possibilità di fare un test di mercato (chi finanzia l'idea, dimostra apprezzamento per il progetto e fornisce indicazioni utili per lo sviluppo); anche se la raccolta non raggiunge l'obiettivo prefissato, si sarà comunque ottenuto un feedback (può essere anche negativo, ma si sa le critiche sono costruttive) che consentirà alla startup di cambiare il tiro e modificare il progetto/prodotto per soddisfare le aspettative dei potenziali clienti;
  • nella possibilità di conquistare una prima base di clienti;
  • nell'accesso ad un mercato potenzialmente ampio di finanziatori anche professionali.

Per gli investitori

Esistono principalmente due vantaggi: 

  • il primo è pratico: gli investimenti godono di vantaggi fiscali (detrazione IRPEF del 19% per le persone fisiche, deduzione IRES del 20% per le persone giuridiche);
  • il secondo è più teorico: acquisendo una quota del capitale, ci si garantisce un possibile rendimento molto elevato nel caso in cui la startup dovesse essere oggetto di acquisizione da parte di società più grandi, ovvero di quotazione sul mercato azionario.

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Stefano Toro

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