cultura dell'innovazione

La cultura dell'innovazione è nelle mani delle persone giuste?

Prima di argomentare il titolo dell’articolo voglio che tu legga attentamente il virgolettato.
Le nostre idee possono renderci schiavi o liberi. Alcune persone non fanno mai alcun cambiamento e rimangono stanziali nella vecchia visione del mondo: il loro ambiente ideologico sicuro. Come la storia ci ha dimostrato, quelli che vedono il futuro e corrono incontro ad esso, come Galileo e Darwin, vengono spesso considerati eretici, o peggio.
[…] Ci chiediamo come innalzare gli standard scolastici, ma non ci domandiamo se essi diano quello che ci serve per sopravvivere nel futuro. Ci chiediamo dove possiamo trovare persone di talento, ma ignoriamo i talenti delle persone che ci circondano.
Guardiamo senza vedere, perché il nostro modo tradizionale e di senso comune di valutare le capacità, ci distoglie da quanto abbiamo effettivamente davanti. Ci chiediamo come promuovere la creatività e l’innovazione, ma reprimiamo i processi e le condizioni che hanno le maggiori probabilità di produrle”
(Fuori di Testa, Sir K. Robinson)

Il ritmo del cambiamento si fa ogni giorno più rapido e i nostri modi (consolidati) di affrontare le cose sono preistorici, neanche vecchi. Questo mette molte organizzazioni in difficoltà in quanto non sono in grado di affrontare le nuove sfide. Serve creatività, immaginazione, innovazione. Molti sanno che non si tratta di un’alternativa, ma di una necessità. “Dobbiamo anticipare il futuro!” questa e altre frasi pseudo motivazionali circolano intorno a noi.

Tutti vogliono innovare. Tutti si sentono innovatori. Cosa bisogna fare realmente per innovare? Come anticipiamo 'sto benedetto futuro?

Molti studiosi e ricercatori si interrogano con il fine di soddisfare la nostra bramosa e famelica voglia di sapere e curiosità. Purtroppo senza successo. Semplicemente la risposta non c’è.

Ho cercato di raccogliere alcune idee sul tema e provare a dare qualche elemento su come fare innovazione in questi miei due blogpost.

L’innovazione è il processo attraverso il quale stimoliamo la nostra creatività e mettiamo in pratica le idee che apportano qualcosa di nuovo e/o di migliore, a patto che siano economicamente sostenibili. In altri termini:

INNOVAZIONE = IDEE CREATIVE + MODELLI DI BUSINESS SOSTENIBILI

Affinché ciò avvenga, è necessario che qualcuno guidi questo processo. E l’innovazione si accelera solo se guidata dai vertici. Sebbene l’innovazione nasca dal basso e sia un bisogno di tutti, si manifesta solo se c’è qualcuno che conduce il gioco. Con convinzione, determinazione e, soprattutto, un metodo.

Per attivare un cambiamento di rotta occorre che i vertici abbiano leader in grado di stimolare e accelerare la cultura dell’innovazione. Sulle caratteristiche del leader sappiamo oramai tutto. Motivatori ed esperti di leadership nascono come i funghi in primavera. Quasi più frequenti delle “blogger” su Instagram... Tendayi Viki, autore di The Corporate Startup, ha condiviso questo articolo sui 5 tratti della entrepreneurial leadership.

Ma soffermiamoci sull’obiettivo del leader: “Stimolare e accelerare la cultura dell’innovazione”.

Ti condivido qualche elemento che può rappresentare il punto di partenza per impostare una cultura dell’innovazione. Parto dal presupposto che tu sei un innovatore, un leader e una persona molto curiosa. Probabilmente in azienda hai già organizzato qualche riunione con un gruppo ristretto di collaboratori per iniziare ad innovare.

Cosa fare per stimolare l’innovazione?

Definisci il concetto di innovazione. Prima cosa è declinare il concetto di innovazione in modo che sia chiaro a tutti cosa tu (o la tua organizzazione) intenda per “innovazione”.  Questo è uno step fondamentale. Affinché tutti possano contribuire nel processo di innovazione è necessario definire i confini d’azione. Dedica 1-2 focus group, fai le giuste domande e assicurati che ci sia un facilitatore esterno.

Ricerca il talento nelle persone. L’organizzazione non è più una macchina gerarchica. Non è la struttura, ma il network di persone che la costituiscono. Prima di tuffarsi all’esterno, cerca di capire il talento (non sempre si manifesta) delle persone che hai già con te. Puoi avviare dei contest, mappare le soft skill, raccogliere le esperienze. Puoi farti aiutare da survey, interviste e sistemi di valutazione delle attitudini e competenze. Ti meraviglierai del potenziale che hai già in possesso.

Poni le basi per la contaminazione. C’è tanto da fare. Sicuramente serve una road map che illustri obiettivi e risultati attesi, timeline e KSF. Serve un team dedicato all’innovazione, una sorta di task force che possa supportarti nella diffusione di una nuova cultura. Chiamali innovation enabler, change agent, supereroi, come vuoi tu. L’importante è che dedichi il giusto tempo alla loro selezione.

Gli occhi vogliono la loro parte. Cerca di dare concretezza e visibilità a quello che fai. L’ambiente deve “respirare” il cambiamento e la ventata di innovazione. Realizza materiale grafico che possa raccontare i primi passi del percorso, il concetto di innovazione per la tua organizzazione, le iniziative in programma. Non lasciare l’innovazione nella “cantina buia e nascosta” del dipartimento Ricerca e Sviluppo, come hanno fatto tante aziende in passato.

Cosa fare per accelerare l’innovazione?

Crea un laboratorio delle idee. Prima di tutto non aspettarti che sia sufficiente crearne uno. Realizzare uno spazio dedicato all’innovazione, non significa averla. L’innovazione non ha un unico luogo, l’innovazione è ovunque. La contaminazione delle idee avviene ovunque. Il laboratorio serve principalmente per “incanalare” le idee, le intuizioni e trasformarle in innovazione seguendo lo schema Problema - Soluzione - Modello di business - Crescita.

Ricorda che sperimentare non ce l’ha detto il medico. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra sperimentazione e sistemi di valutazione. Sperimenta. Sperimenta. Sperimenta. Ma con moderazione. Non possiamo sperimentare all’infinito. Introdurre sistemi di valutazione dell’innovazione rappresenta lo step necessario per comprendere i progressi.

Tieni traccia del numero di progetti, iniziative, analizza successi e fallimenti, mappa le persone coinvolte e le loro competenze, monitora il tasso di coinvolgimento di soggetti esterni all’azienda, gli investimenti e il budget dedicato, il numero di corsi e laboratori seguiti dalle persone in azienda per sviluppare nuove competenze.

“Innovation is about making progress not experiments” (Tendayi Viki).

Realizza un innovation hub. Dal momento in cui si inizia a respirare innovazione nella tua organizzazione, è arrivata l’ora di ampliare i confini del lab e dare maggior responsabilità alla task force. L’obiettivo è combinare formazione e sperimentazione.

Per coloro che già sono in azienda può aver senso programmare dei corsi su come facilitare la creatività, il problem solving, il time management, il team working seguendo metodologie e approcci lean (es: design thinking). Per i potenziali nuovi inserimenti si creano invece dei brevi master con l’obiettivo di scoprire il loro talento e far conoscere la cultura aziendale ancor prima di metter piede dentro.

Lavora a un modello di Open innovation. Questo punto in realtà necessita una discussione a parte. Come Roma non è stata fatta in un giorno, così vale per un modello di Open Innovation.

Tuttavia, nel momento in cui disegni la road map deve esser già chiaro che uno degli obiettivi è la creazione di un modello per l’Open Innovation: processi e metodologie, innovation hub, hackathon e altri eventi, partnership con Università e centri di ricerca, collegamenti a business accelerator, incubatori e pool di investitori.

Ora cosa aspetti. Dai! Hai tanto da fare. Se vuoi organizzare un workshop o un incontro per discutere assieme sul tema e impostare un progetto, contattami pure ad andrea.solimene@seedble.com. 

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Andrea Solimene

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