modelli di business ecommerce

Modelli di business di un e-commerce

Il mercato della compravendita di prodotti e servizi (sia nel segmento B2C che nel segmento B2B) negli ultimi 20 anni ha subito una profonda trasformazione. Basti pensare che nel 2014 le transazioni di acquisto e vendita perfezionate sul web, hanno raggiunto un valore di 25 miliardi di euro. Il trend è in continua crescita e nei prossimi anni il valore delle transazioni online potrebbe avvicinarsi alla parità con quelle offline (il rapporto al momento in cui scrivo in europa è di 80% offline e 20% online).

Si approcciano all'e-commerce sia coloro che vogliono aumentare i canali di vendita del proprio business, sia chi invece, vuole avviare una nuova attività imprenditoriale.

Seppur possa sembrare strano, anche l'avvio di un e-commerce non è scevro di insidie. Per prima cosa bisogna scegliere quale modello di business utilizzare.

Quali sono i modelli di business di un e-commerce?

Per semplificare possiamo individuarne tre tipologie:

  • E-commerce con creazione di un magazzino.
    È la forma più intuitiva di e-commerce. In questo caso, il soggetto gestore e proprietario della piattaforma, acquista direttamente i beni da rivendere, o li assembla e riadatta alla rivendita. Crea quindi un vero e proprio magazzino fisico con i prodotti da presentare sulla piattaforma e spedire al momento opportuno.
    Questa tipologia è caratterizzata da notevoli rischi e lungaggini: innanzitutto comporta un alto rischio in termini economico-finanziari riguardo la merce invenduta che può restare ferma a lungo e indefinitivamente; in secundis nel rispetto delle norme del codice del consumo, bisognerà adeguarsi alla normativa del reso e iscriversi al CONAI (per la spedizione della merce). L’aspetto positivo riguarda i margini di guadagno che possono essere abbastanza alti e remunerativi, ma è richiesto un ingente investimento economico iniziale. Viene utilizzato soprattutto da quelle aziende che posseggono già retail fisici e vogliono aprirsi a nuovi mercati.
  • Dropshipping.
    Per Drop Ship si intende un modello grazie al quale il venditore vende un prodotto a un utente finale, senza possederlo materialmente nel proprio magazzino.
    Indubbiamente è meno rischioso dello schema precedente. La piattaforma funge da intermediario tra cliente e fornitore, veicolando a quest’ultimo l’ordine del primo (resterà in capo al venditore l’onere dell’invio). Il pagamento avviene in capo alla piattaforma, che poi gira l’importo al fornitore del bene trattenendone una percentuale. In questo caso non vi sono rischi di magazzino e spedizione, ma, al contempo, il margine di guadagno è molto ridotto: solo con grandi quantitativi di merce venduta è possibile raggiungere una convenienza economica.
    Seppure non è richiesto un grande investimento iniziale in termini di acquisto merce, ingenti risorse economiche e di tempo andranno impegnate nell'attività di marketing, promozione e nell'attività di ricerca dei fornitori (dropshipper).
    Può essere molto indicato quando si vuole iniziare a commercializzare dei prodotti non ancora presenti nel mercato di riferimento, utilizzando come dropshipper un fornitore di paesi esteri.

 

  • Marketplace.
    Quest’ultimo modello di e-commerce abbatte il rischio di magazzino e l’esiguità dei guadagni.
    L'imprenditore crea una piattaforma che funge da vetrina per i fornitori stessi, il pagamento e gli obblighi di fatturazione avvengono direttamente tra cliente finale e fornitore.
    Le fonti di revenue della piattaforma sono rappresentate da percentuali e commissioni in capo alle transazioni concluse, oppure dall'"affitto" della piattaforma stessa (o un mix di entrambe).
    È richiesto un investimento iniziale per la realizzazione dell'infrastruttura tecnologica della piattaforma e per l'attività di ricerca dei fornitori da convogliare.
    Molto spesso un marketplace svolge anche il ruolo di comparatore di prezzi; si precisa che non è adatto per tutti i settori di business, ma risulta essere uno strumento vincente quando si rivolge a nicchie di mercato.

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Una volta definito il modello di business verso cui orientarsi, bisogna focalizzare l'attenzione sulla forma giuridica da utilizzare per regolare tutti i rapporti fiscali con l'Erario e verso terzi.

Nel caso in cui l'azienda sia già titolare di una partita IVA, sarà sufficiente effettuare una comunicazione all'Agenzia delle Entrate e al Municipio competente indicano le generalità del sito web, attraverso il quale verrà svolta l'attività di e-commerce.

Se l'attività svolta dall'e-commerce si affiancasse ad un'altra attività differente da quella di commercio, bisognerebbe comunicare anche il nuovo codice ATECO di tale attività secondaria fatta sul web.

Nel caso in cui invece l'apertura dell'e-commerce coincida con l'inizio dell'attività commerciale le soluzioni che possono essere utilizzate sono molteplici. Restringendo il campo le più convenienti risultano essere:

  • Ditta individuale: l'imprenditore che esercita l'attività in forma individuale avrà la possibilità di aprire la partita IVA, anche aderendo al regime di vantaggio (forfettario). In questo caso bisogna tenere in considerazione il limite di ricavi previsto (€ 50.000). N.B. Dai ricavi delle vendite non si possono dedurre i costi di acquisto o produzione, quindi (sopratutto in presenza di un magazzino) diventa facile superare la soglia sopra indicata, il che è un forte limite per i primi due modelli di e-commerce sopra individuati.

 

  • Società a responsabilità limitata semplificata (anche in modalità unipersonale): l'imprenditore dovrà costituire una vera e propria società, godendo però dei benefici introdotti dal Decreto Lavoro 2013 soprattutto in termini di costi da sostenere in fase di costituzione. In presenza di una società gli adempimenti sono molteplici quindi tale scelta sarà effettuata soprattutto da coloro che decidono di intraprendere l'attività di commercio web a tempo pieno.

 

Per concludere, le alternative sono tante bisogna solo mettersi a tavolino e verificare quale sia la soluzione che meglio si adatta all'idea di business da lanciare.


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Claudia Vitale

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