HR digital e espressività non verbale

C’era una volta il mondo HR tra dinamiche digital e espressività non verbale

Non ci crederete, ma mi trovo a scrivere questo articolo proprio nel momento in cui Apple presenta al suo mercato l’IPhone X. E voi direte, quindi?!

Al di là del valore che questa notizia porta con sé, l’"eccezionalità" per me, risiede in tutti gli annessi e connessi legati al lancio. E per annessi e connessi intendo tutto il mondo dell’espressività, quella non verbale, che aggiunge un tassello in più sul terreno di riconoscibilità del potenziale e dell’impiegabilità in vari ambiti.

Sono in una botte di ferro se penso ad Apple e all'acquisto della startup Emotient, allo sforzo di Zuckerberg di investire su algoritmi in grado di proporre contenuti in base al riconoscimento di uno stato emotivo, a Microsoft Cognitive Services, e che più, forse ad Adobe con l’idea di investire sul mondo del riconoscimento delle espressioni facciali, per reimpiegarlo nel campo delle animazioni.

Magari, chissà, stanno RIDISEGNANDO - con una certa lungimiranza, aggiungerei - l’offerta del proprio business per renderla più competitiva e più aderente alle aspettative del proprio mercato grazie alle tecnologie digitali. Ma lasciamo questi colossi al loro lavoro... Nel frattempo noi potremo fare un passo indietro per ri-collegarci alla promessa fatta a chiusura del precedente articolo. Ovvero nel preciso momento in cui metto a verbale che, a mio avviso, il focus sulla persona può essere il plausibile terreno di incontro tra le potenzialità di essere emotivamente intelligenti e i nuovi processi di trasformazione, e su questa strada mi avviavo ad accennare ad una nuova managerialità e al nuovo ruolo del mondo HR.

Avere la capacità di RICONOSCERE

Un’affermazione una garanzia, traduzione di molteplici sfaccettature che bene si coniugano con un ruolo in forte trasformazione. Il "saper riconoscere" come potenziale in un contesto fluido, nel quale la trasversalità diventa il primo step di un adattamento al contesto. Un adattarsi non passivo, intendiamoci, ma flessibile e attento al nuovo - quel nuovo declinabile in quell'essere lungimiranti orientatori verso molteplici prospettive. Un ruolo che - a mio avviso - negli ultimi anni ha conosciuto una forte decostruzione ed è "sceso dalla cattedra" per avventurarsi ad essere anello di congiunzione tra elementi del business e quelli del tempo corrente.

Essere Emotivamente Intelligenti è la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli di chi ci sta di fronte e di gestirli per interagire in maniera efficace.

È questo uno dei compiti ai quali è chiamato l’HR della nostra epoca? RICONOSCERE per RIDISEGNARE - mondo HR e DIGITAL si incontrano e si supportano, in questo caso, sul terreno dell’intelligenza emotiva senza tralasciare il focus sulla persona, anzi alimentandolo. Riconoscere un’emozione e veicolarla per creare l’esperienza, quella che può fare la differenza. Quella che attira e trattiene talenti, ascolta, valorizza, coinvolge, scopre e alimenta un potenziale.

Nel mio personale percorso di ricerca di quelle leve fondamentali per rendere possibile tutto ciò mi sono imbattuta in NeuroComScience è da lì ho capito che seppur complicato, è possibile allenare la competenza a riconoscere un emozione con la finalità di gestirla in maniera efficace.

L’esperienza mi ha dato modo di accendere diverse lampadine che mi piacerebbe condividere con voi in questo spazio.

Quindi aguzziamo la vista e alla prossima 🙂

Commenti

commenti

Marianna Antenucci

Leave a reply