formazione e sviluppo impresa

Gli investimenti in formazione e sviluppo nel riflesso di un’impresa-tipo nel Lazio

Il bilancio imprenditoriale è in attivo per quindici delle venti regioni italiane. Il Lazio registra la crescita più sostenuta. L’intero saldo positivo nazionale del 2016 si spiega con la forte crescita delle società di capitale, mentre le imprese individuali mostrano una flessione.

Così i risultati del rapporto realizzato da Unioncamere e InfoCamere.

L’impresa-tipo: crescita ed innovazione

Secondo il comunicato stampa del 24 Gennaio 2018 (reperibile qui):

Sono 46mila le imprese in più nel 2017 (+0,7%), il 60% della crescita è al Sud. Rallenta la nascita di nuove imprese (-1,8%), ma frenano di più le chiusure (-3,4%). [...]

Quanto ai settori, a livello complessivo quelli che nel 2017 hanno fatto registrare gli aumenti maggiori nel numero di imprese registrate, sono stati il turismo, i servizi alle imprese e le attività professionali scientifiche e tecniche.

A chiudere in rosso, invece, sono state le attività manifatturiere, le costruzioni e l’agricoltura.

Il rapporto Cerved PMI 2017 conferma la crescita delle PMI iniziata nel 2015, assestandosi a fine 2016 a 5 mila unità in più. Si rileva, inoltre, come le PMI abbiano considerevolmente accresciuto le spese per investimenti (si v. qui).

Questi risultati, in congiuntura con la graduale uscita dalla crisi, vanno sostenuti con buone politiche in favore di crescita, sviluppo e innovazione (ne sono un esempio il Piano Industria 4.0 o il sostegno alle PMI con l’ art. 57, D.L. n. 50/2017).

Riassumendo:

  • i dati positivi nazionali, sono sostenuti dalla crescita di alcuni cluster regionali (come il Lazio);
  • le imprese che trainano, sono organizzate in forma di società di capitale;
  • i settori leader sono quelli dei servizi, in coda invece industria ed agricoltura (dinamica evidenziata anche dal Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi 2017, ma anche da questo dossier dell’Istituto Tagliacarne).
  • Le imprese si confermano a prevalente dimensione medio-piccola (si tratta di una caratteristica peculiare del sistema produttivo italiano, se si pensa che al 2006, su 4.338.766 imprese, 4.335.448, il 99,9% sono piccole e medie imprese, si v. qui).
  • Si osserva una crescita generalizzata degli investimenti da parte delle PMI.

Intervista a Iad Srl: produzione e formazione

Ti presento, dunque, un’impresa tipo: Iad s.r.l.

Si tratta di una società di capitali in forma di srl, nata e vissuta sul territorio laziale, da più di venti anni attiva sul mercato. Si tratta di un’impresa sulla soglia della media dimensione nata però come familiare, attiva nel settore dei servizi alle imprese, in particolare per l’ICT.

Sopravvissuta alla crisi, anche per il tipo di servizi che offre, è oggi in una fase di crescita.

 

Il dialogo con Alessandro, tra i responsabili delle risorse umane in azienda, è l’occasione per approfondire il rapporto tra imprese, lavoratori ed istituzioni nel Lazio, per conoscere un attore che, come gli altri nella regione, fa il territorio locale e per raccogliere l’esperienza delle difficoltà e dei vantaggi di fare impresa oggi.

Comincio la chiacchierata domandando: "Qual è la vostra storia?"

Alessandro. «Nasciamo nel 1996, come impresa familiare. La scelta del Lazio non è quindi strategica, ma naturale» mi spiega Alessandro, il quale parla in prima persona, ma è molto giovane, quindi l’uso della prima persona sta a significare senso di appartenenza.

«All'inizio c’erano solo tre dipendenti. Oggi si aggirano intorno ai 60 e siamo sulla soglia per diventare una media impresa. In più di venti anni il business e la mission aziendali non sono mai cambiati, anche se oggi stiamo esplorando nuovi ambienti. Offriamo più che altro servizi a banche e assicurazioni, nello specifico Software Lab, ICT Solutions e B.I. & DWH. Il territorio intorno a Roma vive di gruppi bancari e assicurativi, ma lavoriamo anche molto in connessione con Milano».

Gli chiedo poi la ricetta per il successo e mi ritrovo a scrivere una formula molto sintetica, ma dalla reazione potente:

Alessandro. «1. Competenze specifiche 2. Strategia (devi essere molto skillato). Così ti muovi bene sul lungo periodo. E lo fai puntando sulla competenza, sulla selezione del personale e sulla fidelizzazione».

 

Come si legge nella presentazione dell’azienda sul sito web, la strategia aziendale punta molto sulle risorse umane, valorizzando le competenze effettive e l’empowerment.

In realtà, vengo a conoscenza dell’azienda proprio attraverso il sito del servizio Informagiovani. Tra le opportunità per studio e formazione leggo infatti: Corso J.O.IN. Java Oriented Innovation 2018, promosso da Iad Srl e Accademia informatica.

Il progetto è interessante sia per l’acronimo (che richiama il senso di appartenenza e di condivisione), sia per il bando: procedura selettiva tramite colloquio, con ore di formazione, il rilascio di un attestato e un periodo di tirocinio in azienda.

Alessandro mi spiega che si tratta di una convenzione firmata nell'ambito del ventesimo progetto tra i quarantacinque programmati per i fondi europei 2014-2020 nel Lazio: “Formazione aziendale on demand per i lavoratori” (finanziato, nello specifico, dal Fondo sociale europeo). Come loro, tante altre azienda hanno partecipato.

Un’impresa può beneficiare dei fondi europei e delle risorse nazionali e regionali o può ottenere crediti d’imposta ed esenzioni per favorire i suoi investimenti e la propria produzione (o sopravvivere in momenti di crisi).

Può però, essa stessa, veicolare politiche attive, collaborando con le istituzioni. Lo fa, in primo luogo, offrendo formazione specializzata. La cosa positiva di questo “para-sociale” è che il luogo della formazione è vicinissimo al mondo del lavoro, anzi, è esso stesso il mercato del lavoro.

Intervistando Iad Srl scopro che hanno beneficiato del credito d’imposta per ricerca e sviluppo, sono però al corrente delle opportunità offerte dalla regione e dai fondi europei (non a caso hanno avviato il progetto Jo.I.N).

Nel quadro unitario della programmazione delle risorse finanziarie per le politiche di sviluppo 2014-2020, intitolato Con l’Europa, il Lazio cambia e riparte, figurano in particolare dei progetti.

Si tratta di interventi strutturali a favore delle imprese, in particolare, “Strumenti per l'accesso al credito e alle garanzie delle pmi”, “Sostegno all'innovazione, al trasferimento tecnologico e allo sviluppo di reti di impresa”, “Strumenti per l'internazionalizzazione del sistema produttivo” e “Riposizionamento competitivo dei sistemi imprenditoriali territoriali”.

 

Chiedo come valutano il ruolo delle istituzioni regionali e se hanno osservato cambiamenti nel corso del tempo. Mi viene risposto:

Alessandro. «La regione ha tante idee e tanti bandi. Molte cose sono interessanti. Per monitorare, partecipare e vincere, però, servono competenze specifiche che al momento non abbiamo all'interno. Ci dobbiamo rivolgere a soggetti esterni che ci guidino. La macchina burocratica è infatti difficile ed infinita. I tempi sono veramente lunghi. A volte ti viene da mollare».

Faccio domande sul progetto Jo.I.N., per il quale l’impresa si muove attivamente e consapevolmente per il mercato del lavoro. Chiedo ad Alessandro se può ricostruire la vicenda dal momento in cui sono venuti a conoscenza dell’opportunità (e come), fino alla pubblicazione del bando.

Alessandro. «Questo bando è un esempio di quello che dicevo prima. La vicenda inizia nel 2014-2015 e si conclude a Novembre 2017 per poi diventare operativo, con la pubblicazione del bando, ad Aprile 2018. Tempi molto lunghi» (sugli effetti dei tempi burocratici sul fare impresa si veda il rapporto Doing Business).

Nonostante le perplessità, l’avvio del progetto già nel 2014 è confortante visto le generali criticità con la gestione dei fondi in Italia (si v. questo articolo del Sole24Ore).

Con il progetto Jo.I.N., la Iad Srl punta a rintracciare talenti. Alessandro mi spiega che non è facile oggigiorno trovare ingegneri informatici, matematici, programmatori (laurea in informatica) o statistici. La domanda di lavoro c’è, ma l’offerta è spesso carente. Ancora più difficile trovare risorse abbastanza pronte per il mondo del lavoro.

Alessandro. «Un tempo» mi spiega «entravano in azienda a diciotto anni e avevano il tempo di formarsi. Le migliore risorse che abbiamo hanno fatto questo percorso. Sono con noi da anni. Non era necessaria una laurea. Oggi, invece, i tempi si sono allungati. Se dobbiamo prendere un giovane e formarlo, almeno chiediamo che sia laureato di primo livello. Ma la laurea non è una garanzia».

Alcune conclusioni: bisogni e politiche pubbliche

Dal breve ritratto di un’impresa, è possibile rinvenire alcune criticità territoriali, ma anche indizi di una strategia coerente di politica pubblica.

Innanzitutto, si conferma un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro per i settori che oggi crescono di più, motivo per il quale risulta sempre più strategico l’orientamento scolastico ed universitario. Questo vale per la Regione Lazio come per il resto del territorio nazionale.

In secondo luogo, è evidente lo sforzo di costruire politiche pubbliche con strategie di lungo periodo ed obiettivi chiari da parte della Regione. In questo modo, è possibile sviluppare la capacità di saper integrare l’azione dei vari attori (imprese, investitori, lavoratori, istituti di ricerca, università) e delle varie dimensioni (produzione, formazione-istruzione, occupazione) con effetti sistemici sul territorio e la società.

Ciò presuppone non solo una conoscenza degli indirizzi che vengono dall'alto, dall'Europa con i fondi strutturali o dallo Stato, ma anche quella dei bisogni e delle dinamiche della realtà locale.

Infine, anche se il ruolo delle istituzioni deve essere quello di raggiungere obiettivi di efficienza ed equità sul sistema da regolare, quegli stessi requisiti (ad esempio sburocratizzazione e trasparenza) devono innanzitutto essere target di riferimento per la macchina pubblica.

In questo senso, i tempi lenti di attivazione dei programmi o gli eccessivi adempimenti burocratici sono un limite. È dunque necessario, nel Lazio come in Italia, continuare con gli sforzi volti a migliorare la performance di gestione dei fondi europei indiretti.

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Elisabetta Tatì

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