lavoro agile e sicurezza sul lavoro

Lavoro agile e sicurezza sul lavoro. La direttiva tutela veramente il lavoratore?

Studiando la recente direttiva del ministro Madia sul lavoro agile, sono rimasto piacevolmente colpito dalla presenza di un capitolo, alla fine, sul tema della sicurezza dei luoghi di lavoro.

A mio avviso non è tanto importante il contenuto del testo della direttiva, peraltro condivisibile, sull'argomento, ma quanto aver posto l’attenzione sul tema.

Occupandomi di sicurezza, so quanto agli attori chiamati a gestire la sicurezza nei luoghi di lavoro, il tema sia ostico: i datori di lavoro e i dirigenti spesso vedono solo la mole di carta da produrre, gli adempimenti e le spese di consulenza da sostenere; i lavoratori il più delle volte non sono coinvolti e si limitano a fare le visite mediche, qualche formazione più o meno seria ed a firmare (spesso inconsapevolmente) verbali e documenti.

Il fine ultimo di tutto il teatrino, a cui spesso ci pieghiamo anche noi consulenti, è avere le carte a posto per eventuali controlli… Poco importa in fin dei conti se tutto questo tutela realmente la salute dei lavoratori.

E pure lo spirito con cui è nato il Testo Unico della Sicurezza D.lgs. 81/2008 non è questo. Il testo ha al centro del suo interesse l’uomo, il lavoratore, il worker ed è per questo che l’approccio, contrariamente a quanto pensato, è di tipo prestazionale più che prescrittivo.

È in questa chiave di lettura del tema della sicurezza, suffragata peraltro da numerose sentenze, che sta a mio avviso il punto di contatto con la riflessione sullo smart working.

Lavoro agile e sicurezza sul lavoro: informativa per le prestazioni fuori dall'azienda

Tornando alla direttiva, questa non si discosta in linea generale da quanto già previsto dalla normativa in tema di sicurezza, introduce un’informativa a cura del datore di lavoro, per le prestazioni di lavoro svolte fuori dall'azienda sia indoor che outdoor.

Emergono a questo punto una serie di spunti e riflessioni secondo me utili a chi si occupa di smart working:

  • Il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori RLS (la norma dice che bisogna dargli l’informativa prima dell’inizio del lavoro fuori dall’azienda), sarebbe più efficace nella fase di riorganizzazione aziendale: cioè quando in azienda si prendono le scelte e non a decisioni fatte.
  • Sarebbe utile che il coinvolgimento riguardasse anche il RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) ed il medico competente dell’azienda. Perché parlare solo con il dirigente delle Risorse Umane, e non proporgli di invitare alle riunioni anche questi soggetti?
  • I comitati paritetici CTP sanno cosa è veramente lo smart working? I sindacati?
  • C’è poi un tema che, dato il quadro normativo ormai delineato, devono porsi tutti coloro che vogliono aprire/gestire/progettare nuovi luoghi di lavoro, coworking in primis: se fino a ieri i fruitori di questi spazi verosimilmente erano freelance e p.iva, da domani potreste avere tra i vostri clienti anche dipendenti di pubbliche amministrazioni. Attenti, anche se non lo sanno, questi lavoratori sono molto ben tutelati ed i vostri spazi dovranno rispondere a tutta una serie di requisiti… Perché perdere una buona fetta di mercato e non fare le cose fatte per bene?

 

In conclusione

Se lo smart working è un treno che non dobbiamo perdere, cerchiamo di salire a bordo consapevoli che il cambiamento del modo di pensare il mondo del lavoro, deve includere anche aspetti più tecnici come sicurezza e comfort ambientale. Altrimenti dobbiamo essere consapevoli che quello che proporremo è un qualcosa di diverso, ma non una rivoluzione.

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Carlo Gonnelli

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