mindset transformation

Non è Digital Transformation, ma Mindset Transformation

Da tanti anni si parla di Digital Transformation. Molte sono le teorie, diversi i casi utilizzati per dare un senso a questa “rivoluzione” in atto nelle organizzazioni.

Tra tutte queste spiegazioni, io sposo pienamente lo stimolo del Prof. Luca Solari:

Inserire il digitale nell'organizzazione non vuol dire acquistare una o più piattaforme, ma capire come far leva sulle potenzialità delle tecnologie adottate per ripensare il lavoro.

Sfida, questa, che comporta per il management, una transizione simile a quella avuta nel passaggio dalla fotografia al cinema: “da una gestione statica intervallata da momenti di cambiamento, a una gestione di un sistema in perenne cambiamento. (“The Human Side of Digital”, Guerini Next 2015).

Ho provato a ragionare con chi in azienda tutti i giorni affronta questa sfida, cercando costantemente stimoli ed esperienze per rispondere allo scenario in evoluzione, consentendo all'organizzazione di essere al passo con questo mondo sempre più veloce: Marcello Bugari, Responsabile Academy e Comunicazione Interna presso Reale Mutua.

Mindset Transformation: introdurre ed abilitare una nuova mentalità, aperta e agile

Q. Ciao Marcello, ti descrivi con un breve tweet, con i vecchi 140 caratteri e qualche #?

Marcello-BugariA. Marcello Bugari, responsabile #Academy. Nasco commerciale, ma con la #formazione nel cuore. Il mio motto è #andarefuori per #portaredentro.

Q. L’altro giorno abbiamo parlato insieme di come sia abusato il concetto di “Digital Transformation”. Provando a dare una tua definizione come descriveresti il significato ai non addetti al lavoro?

A. Le tecnologie digitali sono entrate in maniera preponderante nella nostra quotidianità, sia nella vita privata che in ambito professionale.

Se guardiamo alla nostra storia passata, l’evoluzione tecnologica ha sempre portato benefici nell'ottica di semplificare aspetti della nostra vita.

Oggi la Digital transformation, con l’introduzione di piattaforme tecnologiche, con la robotica e l’intelligenza artificiale e altro ancora, sta modificando i nostri comportamenti e il nostro modo di relazionarsi con gli altri. La novità dirompente rispetto al passato è la velocità e la complessità con cui stiamo vivendo questa trasformazione.

Questa si evidenzia soprattutto in ambito professionale: le aziende dovranno sfruttare la tecnologia con efficienza ed efficacia, tenendo ben presente che se non innoveranno abbastanza per mantenere una velocità di cambiamento adeguata al contesto avranno seri problemi di competitività.

Per utilizzare i benefici della digital trasformation non è sufficiente introdurre nuove tecnologie all'interno dei processi aziendali, ma è necessario ripensarli in un’ottica di efficienza ed efficacia e in primis accompagnare le persone verso un nuovo approccio culturale che supporti nuove modalità di lavoro.

Q. Sembra spesso un concetto teorico quello di "Digital Transformation” eppure voi in Reale Mutua da anni investite. Come?

A. In Reale Group abbiamo avviato da alcuni anni percorsi formativi per accompagnare le persone verso un approccio consapevole al mondo digitale. Ci siamo infatti focalizzati sulle modalità di comunicazione, sul digital personal branding e su altre tematiche.

Abbiamo inserito nei percorsi formativi dei project work con l’obiettivo di far emergere idee per portare il digitale nella quotidianità lavorativa. Da più di tre anni abbiamo all’interno del Gruppo una piattaforma social che è lo strumento principale per comunicare in maniera proattiva e partecipativa, ma guardiamo avanti.

Stiamo infatti lavorando per trasformarla gradualmente in un Digital workplace, per supportare i nuovi modi di lavorare che si stanno diffondendo all’interno del Gruppo, tra i quali il primo esempio è lo Smart Working.


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Q. Ho trovato in rete questa immagine che mi è sembrata molto interessante, che ne pensi?

A. Mi sembra un’interpretazione molto ironica e divertente dei vari usi (e abusi) dell’espressione “digital transformation”.

La verità è che il concetto può anche apparire chiaro, ma la sua traduzione concreta nelle aziende non è affatto semplice. L’immagine qui sopra suggerisce che, se non si comprende la portata del fenomeno, la digital transformation può diventare un “paravento” per avallare azioni che di "digital” o di “transformation” hanno ben poco.

È per questo che qui in Reale Group abbiamo scelto di avviare un processo strutturato di formazione sul tema, proprio per stimolare in primo luogo la consapevolezza. E quindi per generare comportamenti che siano davvero coerenti.

Q. Parlando di trasformazioni, evoluzioni, organizzazioni e management siamo tornati a riflettere sull’aspetto fondamentale: il Mindset. Da qui insieme abbiamo detto “Non è Digital Transformation ma Mindset Transformation”. Vuoi approfondire meglio questa visione?

A. La tecnologia digitale sarà un fattore abilitante per migliorare e innovare i processi organizzativi e i modelli di business. Nelle aziende, tutte le persone – a qualsiasi livello – saranno chiamate a confrontarsi con queste trasformazioni.

Quello che farà realmente la differenza dipenderà dalla capacità delle aziende di introdurre e abilitare una nuova mentalità aperta e agile. Per costruirla, dovremo imparare a coniugare nuove competenze professionali con nuove modalità di lavoro che andranno a scardinare i modelli manageriali classici, basati su gerarchia, burocrazia e gestione del potere.

Sarà di fondamentale importanza avviare percorsi di accompagnamento con piani di riqualificazione (in particolare sulle competenze digitali), introdurre nuove professionalità, ma soprattutto abilitare nuove forme di partecipazione e collaborazione, preparando anche i nuovi leader digitali.

Q. Ti ho sentito spesso riflettere sulla cultura digitale come leva di change. Cosa intendi esattamente?

A. L’introduzione di tools digitali avrà un ruolo determinante nel processo di trasformazione di un’azienda. Perché abbia successo, però, dovremo avviare un processo di change management che supporti le persone ad acquisire una mentalità aperta al cambiamento, in cui leve come la comunicazione e la formazione saranno basilari.

Altrettanto fondamentale sarà creare un presidio interno del change che possa garantire una coerenza e una convergenza di tutte le progettualità volte a introdurre nuove modalità di lavoro e nuovi modelli organizzativi (es. Smart Working, Digital Factory, Office 365, eccetera).

Grazie Marcello!

Chiudo questo articolo con un altro spunto ripreso da te:

Il cambiamento non è mai doloroso. Solo la resistenza al cambiamento lo è.

 


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Valentina Marini

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