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Controlli e limitazioni lasciano il passo alla fiducia. È l'era dello Smart Working!

È  un dato di fatto che una qualsiasi realtà aziendale non possa sopravvivere senza regole. Altrettanto vero è che spesso certe regole non sono altro che pigri tentativi di creare ordine laddove non ce n'è bisogno.

È una tentazione che si può capire, specialmente se si pensa che al crescere delle dimensioni aumenta anche la difficoltà di mantenere gli standard. E se qualcuno oltrepassa il limite, si è tentati di rispondere con nuove regole da applicare a tutti i worker indistintamente.

Ed è qui che la maggior parte delle realtà aziendali fallisce.

Stabilire nuove regole non è sempre il modo giusto, ma anzi spesso si trasforma in una delle cause che comportano l'inabissamento del morale. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, il problema deve essere risolto caso per caso dal manager.

Quando vengono create regole ridicole e demotivanti con lo scopo di fermare comportamenti di singoli, è un problema del manager. Non ha senso affliggere l'intera forza-lavoro perché non si riesce a gestire la performance di uno o piu' singoli.

Vediamo alcune delle regole peggiori che vengono create quando si fallisce nella gestione delle performance.

1.Restrizione all'uso di Internet
Ci sono alcuni siti web che nessuno dovrebbe visitare durante l'orario di lavoro, ma non stiamo parlando di Facebook. Una volta che si è bloccato l'accesso a siti pornografici o ad altri siti innavigabili, diventa difficile decidere il limite all'accesso ad altri siti.

Spesso il limite è tracciato tra confini sbagliati.

I worker dovrebbero essere liberi di navigare durante le fasi di break. Quando l'accesso a internet viene incomprensibilmente ristretto, il risultato non è solo un worker demotivato ma anche e soprattutto limitato nelle sue abilità di portare a termine il proprio lavoro. Molte aziende limitano l'attività su internet così fortemente che diventa difficile anche condurre ricerche su internet. Esempio? Ricercare il profilo Facebook o Twitter di un candidato che si è appena intervistato.

2.Controlli sulla presenza
I worker sono stipendiati per il lavoro che fanno, non per l'ammontare specifico di ore e minuti che li vede seduti alla propria scrivania. Rimproverarli per un ritardo, nonostante poi rimangano fino a tardi, manda il messaggio sbagliato che la regola prevale sulle performance.

E ancora, essere esageratamente rigorosi nel richiedere documentazioni mediche per periodi di malattia lascia l'amaro in bocca. Se si finge la propria malattia o la morte di un caro per saltare un giorno di lavoro, forse bisognerebbe riflettere sul tipo di azienda che si è diventati e sul tipo di persone che vengono inserite in azienda, piuttosto che sulla lista di certificati da richiedere.

3.Politiche sulla posta elettronica
Questa è una new entry, e ci troviamo su un terreno scivoloso. Alcune aziende sono arrivate ad obbligare i propri worker a selezionare una lista di argomenti pre-approvati prima che il software email permetta loro di inviare il messaggio.

Di nuovo, parliamo di fiducia. Se non ti fidi del modo in cui le tue persone usano le email, perché le hai assunte? Si tenta di bloccare i cattivi, ma si finisce per rendere la vita miserabile a tutti gli altri che utilizzano il sistema nel modo appropriato. E di sicuro i cattivi riusciranno alla fine ad aggirare i blocchi, rendendo la restrizione inutile.

4.Bandire l'utilizzo degli Smart Phone
Se esilii i telefonini dal luogo di lavoro, nessuno perderà tempo mandando messaggi a parenti e amici, giusto? Si, certo.

Le aziende devono reclutare worker che siano affidabili e che non se ne approfittino. Devono anche educare i manager ad affrontare nel modo giusto quei worker che non performano come dovrebbero e/o che non rispettano determinate aspettative (come, ad esempio, passare troppo tempo al proprio telefono). Sono azioni difficili da intraprendere, ma necessarie. L'alternativa facile (bandire i telefonini) non fa altro che demoralizzare coloro che non se lo meritano.

Riassumiamo
Eliminare, bandire, controllare, obbligare, negare. Così non si lavora in modo Smart. Reclutare le persone giuste, fidarsi di loro e valutarle per i risultati che raggiungono. Questa è la strada da intraprendere per raggiungere un modello duraturo di Smart Working che permetta ai worker di sentirsi parte di un tutt'uno, e di innalzare le performance di tutto il sistema azienda. Ci guadagnamo tutti.

Articolo di Alberto Rossini -> Profilo linkedin

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