coworking in italia

I numeri del coworking in Italia: il futuro è assicurato

È di pochi giorni fa l’annuncio che l’ormai "colosso" italiano del coworking, la bresciana Talent Garden, entrerà nel circuito di Google for Entrepreneurs, l’ormai nota divisione del più famoso motore di ricerca mondiale, specializzata nel supportare le startup e le loro idee innovative su scala globale.

Cosa potrà mai significare una simile notizia? Il gioco è presto fatto: il coworking sta ormai diventando una realtà che attrae non solo talenti, ma anche, e soprattutto, investimenti su larga scala.

Per farci un’idea di come il fenomeno del coworking in Italia stia sempre più prendendo piede, è necessario dare voce a qualche numero.

A parte Talent Garden, arrivata ad inaugurare ben 18 sedi e ad avere la più grande sede UE di coworking proprio nella nostra Milano, i numeri su scala nazionale sono davvero importanti:

  • 285 sedi di coworking in Italia nel 2016;
  • 190 sedi distribuite soltanto nel Nord Italia con Milano capitale indiscussa;
  • Oltre il 50% dei lavoratori che scelgono questa formula sono freelance, mentre abbiamo quasi un 50% di figure diverse, tra cui soprattutto dipendenti di aziende private e piccoli imprenditori.

Come mai i lavoratori scelgono sempre più il coworking in Italia?

I coworking sono stimolanti. Si ha la possibilità di conoscere, creare relazioni professionali e non, trovare ispirazione da queste connessioni e avere la possibilità di lavorare in luoghi sempre differenti con costi contenuti.

Perché lavorare in un coworking? Le indagini promosse da myCowo parlano chiaro:

  • L’86% promuove gli spazi condivisi soprattutto per la flessibilità degli orari e dei luoghi;
  • L’82% reputa fondamentale la possibilità di interagire con altre figure professionali (anche svariate) ed eventualmente istituire collaborazioni;
  • Il 61% dei lavoratori in coworking è attratto da questa formula anche per i bassi costi di affitto rispetto agli uffici tradizionali, magari in "solitaria".

Leggi anche Dallo spazio materiale a quello immateriale: le prospettive per il coworking pubblico


Il problema principale del coworking, invece?

A quanto pare per il 25%, l’unico problema a cui bisognerebbe cercare di porre rimedio è il rumore. Tutto sommato anche questa difficoltà sembra non essere un limite, visto che la maggior parte delle sedi di coworking prevedono spazi silenziosi o in cui è possibile limitare il numero di postazioni di lavoro.

A supporto invece di una mera analisi di redditività del settore, c’è stata una ricerca del Global Coworking Survey e del 2016 Coworking Forecast: mentre il numero di spazi di coworking continua a crescere, si ritiene in termini assoluti che la domanda non sia ancora stata superata e che il mercato non sia ancora saturo.

È stata quindi condotta un’intervista, sia agli operatori di settore (lavoratori per il coworking), sia agli utilizzatori (lavoratori in coworking): il 56 % degli intervistati sostiene che attualmente il numero degli spazi di coworking esistenti nella loro città, non supera la domanda complessiva.

Ad oggi nel mondo esistono oltre 10.000 spazi di lavoro condiviso, con Londra al primo posto in Europa ed un trend in crescita dal 2005 sempre a due cifre (nel 2015 la crescita in Europa è stata del 36%).

Questi numeri servono a mio avviso a dimostrare un aspetto fondamentale, strettamente connesso anche all'imperante fenomeno dello Smart Working (se vuoi conoscere ed approfondire il fenomeno ti consiglio di partecipare ad una delle tappe dello Smart Working Day Tour): il coworking in Italia ha ancora tutti i margini e tutti i numeri per poter crescere, anche a ritmo accelerato nei prossimi anni ed anche l’esperienza di Talent Garden ci insegna che il settore è assolutamente appetibile anche per investitori esigenti.

 


Leggi anche l'intervista a Davide Dattoli co-founder e presidente di Talent Garden


Commenti

commenti

Fabrizio Orlando

Leave a reply