persone e organizzazioni

Allentiamo le cravatte e… bailamos!

Fine anno. Tempo di bilanci personali e professionali. Arrivato il 2017, ed eccoci nuovamente a scrivere liste di buoni propositi e di iniziative, nell'effimera convinzione di cambiare le nostre abitudini e di dare una svolta alla nostra vita.

Come è andato questo 2016?

Io ne esco con molti dubbi e una speranza.

Da sempre credo con tutta me stessa nel potenziale di ogni singola Persona all'interno delle organizzazioni.

Non esiste impresa senza Persone. E la produttività è strettamente collegata al benessere fisico, psicologico e professionale dei singoli sui luoghi di lavoro.

Allo stesso tempo, conosco e comprendo le difficoltà economiche e burocratiche degli imprenditori che rallentano o impediscono la costruzione di luoghi di lavoro sani e sostenibili. Per questo sono una instancabile sostenitrice della Direzione Risorse Umane: unica funzione in grado di guidare l’impresa in strategie di gestione e sviluppo delle Persone in linea con gli obiettivi aziendali e di creare un contesto più adatto.

Ogni giorno riceviamo dai social e dalla rete tantissimi input di crescita e sviluppo, innovazione e cambiamenti, motivazione, di management umanistico che vuole le Persone al centro e così via.

Nonostante questo, la cultura imprenditoriale e personale è ispirata ancora dall'esasperata ricerca del profitto ad ogni costo orientato a sacrificare spesso l’etica ed i valori morali. Il denaro muove ogni cosa, a discapito di tutto.

Ma il profitto non dovrebbe essere una conseguenza delle nostre azioni e delle nostre strategie?

Quest’anno ho avuto la possibilità di analizzare i due lati della medaglia: imprenditori e manager da una parte, lavoratori e inoccupati (soprattutto giovani) dall'altra.

Osservando l’interno e l’esterno delle organizzazioni, ho avvertito una distanza enorme tra manager e collaboratori o potenziali tali: la realtà viene percepita in modo completamente diverso e c’è una pressoché totale assenza di comunicazione.

Guardiamo i giovani. Neolaureati o diplomati in cerca di una prima occupazione. Ho parlato con molti di loro ed il fattore che accomuna tutti è la sfiducia verso se stessi ed il mondo del lavoro in generale, e la mancata consapevolezza delle proprie competenze rispetto a quelle effettivamente richieste dalle imprese per un determinato ruolo.

I giovani sono disorientati, senza una guida. Apparentemente sembrano svogliati, ma in fondo hanno una grandissima energia che tirano fuori solo dopo aver capito di essere apprezzati e ascoltati e che farebbe bene a tante imprese.

I lavoratori sono assuefatti nella routine dei compiti quotidiani, distratti da mille pensieri (casa, figli, moglie, calcetto, palestra, amici, ...) e demotivati perché hanno perso il senso, il valore di quello che fanno e sognano di fare altro (magari di mollare tutto e trasferirsi in un’isola caraibica), perché si sentono inadeguati, sminuiti o comunque insoddisfatti. Tanti hanno voglia di imparare e di crescere professionalmente.

Molti descrivono il capo ideale come una persona solare, coinvolgente, carismatica, in grado di ascoltare, disponibile a condividere le proprie conoscenze e che ogni tanto sia in grado di dire “bravo!”.

I manager vanno dritti per la loro strada come schegge impazzite, sostenendo orari improponibili, guardando e analizzando numeri, report, contratti, ripetendosi mantra motivazionali in grado di trasformarli in super business man. Cercano strumenti per abbattere il costo del lavoro, che rimane sempre altissimo.

Allora via con l’abuso di voucher, tirocini e apprendistato. Pur sapendo che questi strumenti nascono con uno scopo ben preciso e, se utilizzati per la loro natura, funzionano benissimo portando vantaggi concreti. Nelle scelte aziendali spesso si opta per la soluzione a un risparmio immediato piuttosto che a una produzione costante, garanzia di una crescita continua nel tempo.

I manager predicano bene. Ma non ascoltano. Non percepiscono le relazioni dietro i numeri e i report. Perdono le sfumature che spesso danno alle interpretazioni una chiave di lettura differente.

Ho visto da entrambe le parti arroganza, rabbia, isterismo, stanchezza, maleducazione, egocentrismo, prepotenza, ansia, tensione, disorganizzazione, molta apparenza e tanta approssimazione. Ma anche tanta voglia di cambiare, di innovare e creare.

Ho visto tanti ambienti e tante persone in bianco e nero. Dove sono finiti i colori?!  

Questa è la mia speranza e il mio augurio per il nuovo anno: ritrovare i colori!

Vasilij Kandinskij, l’Uomo dei Colori, paragona i colori ai suoni… “il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde”.

Allora perché non ripartire dalla musica?

Io ci ho provato con un esperimento. Qualche tempo fa, in un momento in cui sentivo particolarmente l’assenza dei colori, ho deciso di darmi la carica con un brano musicale che mi trasmettesse gioia e serenità. Così ho scelto Bailando di Iglesias e in macchina nel tragitto per andare a lavoro, lo ascoltavo ripetutamente.

Non solo lo ascoltavo, ma mi lasciavo andare… seguivo il ritmo, cantavo, ballavo... nei limiti della mia auto e degli sguardi preoccupati dei miei compagni di traffico!

Arrivata in ufficio, entravo salutando il mio team con un “Buongiorno!!” vivo, accompagnato da un sorriso vero e da un’apertura all’ascolto e alla condivisione.

Ho iniziato a osservare i dettagli, gli sguardi, le smorfie, il tono della voce, le battute tra colleghi. Ho dato fiducia e delega e ho visto una crescita, un elevato coinvolgimento e un forte senso di responsabilità.

Eccoli i colori… Il GIALLO dallo splendore di un sorriso… il ROSSO dalla passione ritrovata per il lavoro… il VERDE serenità e fiducia… il BLU consapevolezza… l’energia dell’ARANCIONE…

Con i colori tutto sembra andare meglio. Le giornate, sempre molto impegnative, scorrono in modo diverso. Non si prova più la sensazione di aver rincorso la giornata ma di averla cavalcata. Non più da soli, ma con gli altri. Per uno scopo comune.

Se anche tu hai perso i tuoi colori e vuoi ritrovarli… fermati un momento, respira, osserva, sintonizzati con te stesso, allenta la cravatta e inizia a ballare.

 

Attento ai tuoi pensieri perché diventeranno parole,

attento alle tue parole perché diventeranno azioni,

attento alle tue azioni perché diventeranno abitudini,

attento alle tue abitudini perché diventeranno carattere,

attento al tuo carattere perché formerà il tuo destino,

e il tuo destino sarà la tua vita.

Mahatma Gandhi

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Francesca Celidonio

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