mondo fisico e blockchain

Punto di contatto: il collegamento tra mondo fisico e blockchain

È stato già battezzato in vari modi dagli addetti ai lavori, "L’ultimo anello", “The final link” o “L’ultimo miglio”, il punto di contatto tra mondo fisico e blockchain.

Tema caldo delle ultime settimane, ne parlavo nell'articolo sul Blockchain Forum a proposito della regolamentazione nell'accesso alla tecnologia, venuto alla ribalta nazionale con la pubblicazione dell’atteso rapporto Blockchain for business della Casaleggio Associati.

Nel capitolo più interessante viene appunto illustrato il tema dell’ultimo anello, ovvero il collegamento tra “la catena digitale e il mondo fisico”. È questo il punto in cui si crea più valore e dove "le aziende devono posizionarsi" per fare business, come suggerisce il Rapporto.

Quello che viene definito come "ultimo anello" o "ultimo miglio" non è nient’altro che il momento nel quale l’input dal mondo reale viene registrato sulla blockchain.

La scrittura di dati o eventi sulla blockchain, il momento esatto in cui un’informazione entra e viene scritta sul primo blocco, è il momento più importante del processo, è la Creazione di Adamo della blockchain, il punto di contatto.

Introduciamo l’altro tassello necessario a completare il mosaico e a far si che si verifichi la creazione del valore all'interno di un processo virtuoso, l’utilizzo dell’IoT – Internet of Things.

La creazione del valore: l'utilizzo dell'Internet of Things

Utilizzato la prima volta da Kevin Ashton, ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology, il termine "internet delle cose" si riferisce all'insieme di tecnologie che permettono di mettere in collegamento gli oggetti. Numerosi studi hanno stimato che nel 2020 circa 25 miliardi di oggetti saranno collegati tra loro, con un ritmo di crescita del 30% all'anno.

L’IoT dunque nasce e si sviluppa con l’obiettivo di connettere tra loro oggetti intelligenti affinché possano scambiarsi informazioni. Un esempio tipico è quello del frigorifero intelligente che avvisa l’utente, tramite smartphone o smartwatch, che il latte è finito.

A questo punto però tutto inizia a diventare più interessante se immaginiamo (e non solo!) di collegare le due tecnologie.

Dallo scambio di informazioni allo scambio di valore

IoT e blockchain che lavorano in connessione non solo creano valore, bensì formano una nuova infrastruttura tecnologica dove l’una accresce l’utilità dell’altra e viceversa.

L’Internet of Things senza la blockchain sarebbe limitato al mero scambio di informazioni tra oggetti, i quali non sarebbero in grado di creare eventi o azioni in quanto non regolati da un "contratto" e ancor di più non potrebbero scambiare anche del valore tra loro.

Di contro la blockchain senza essere alimentata dagli oggetti intelligenti (sensori, rilevatori, videocamere ecc.) vedrebbe di gran lunga ridimensionato il suo impatto sull'economia reale.

Per valorizzare l’utilizzo di questa tecnologia infatti, è di fondamentale importanza che il meccanismo della fiducia nella catena sia certificato sin dalla prima registrazione del dato e questo deve avvenire passando per gli oggetti intelligenti.

Non può essere accettabile ad esempio, la registrazione di informazioni o dati errati che finirebbero per contaminare contratti intelligenti registrati su blockchain (Smart contract). Verrebbe meno la fiducia in uno degli strumenti che rappresenta potenzialmente una delle più importanti rivoluzioni in ambito blockchain sull’economia reale.

Con la collaborazione di entrambe le tecnologie invece, si ottiene lo step successivo ovvero il frigorifero che non si limita a registrare l’esigenza di avvertire che il latte è finito, ma in autonomia acquista direttamente il prodotto mancante utilizzando un trasferimento di valore verso ad esempio un supermercato online.

È questa la rivoluzione dei cosiddetti smart contract, permettere ad un oggetto intelligente di eseguire un’azione e di trasferire valore in autonomia, ovviamente sulla base di codici di comportamento predefiniti.

Tutto ciò può avvenire solamente se l’esecuzione di un’azione e il trasferimento di valore vengono validati dalla blockchain, che per sua natura garantisce la correttezza dell’operazione.

Vien da sé che perseguire l’obiettivo di un’infrastruttura tecnologica nella quale scambi di informazioni e di valore avvengano in modo corretto non può prescindere dalla pretesa che alla base della stessa vi siano dati veritieri e verificati.

Credit

  1. Blockchain for Business, Casaleggio Associati, Novembre 2018
  2. www.blockchain4innovation.it – Novembre 2018

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Eugenio Ciamprone

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