sabina belli

“D come Donna. C come CEO”: una vita da “Campionessa”, tra “sliding doors” e superpoteri

Arrivare a diventare CEO di un’azienda vuol dire aver raggiunto l’apice del management e della carriera aziendale. Aver perseguito un obiettivo che richiede studio, preparazione, risultati, capacità di comunicare, influenzare, prevedere e di saper muovere un’intera organizzazione verso un obiettivo comune.

In questo caso, che oggi vi racconto, ad arrivarci è una donna, mamma di tre figlie: ciò fa comprendere quanto questa sfida sia ancora più complessa e non per cadere in banali stereotipi, ma facendo riferimento all'oggettività, ai numeri.

Meno del 5% degli amministratori delegati a livello globale è donna.

Sabina Belli, nata a Milano, ma prestissimo partita per Parigi, è l'attuale CEO del gruppo Pomellato ed è considerata un’esperta internazionale del mercato del lusso e del management di team altamente creativi ed innovatori.

Ha sviluppato brand e prodotti come Acqua di Giò di Giorgio Armani, J’Adore di Christian Dior, Veuve Clicquot, Bulgari. Tornata da poco a vivere in Italia, sostiene di avere l’anima da milanese e l’educazione costruita in modo franco-anglosassone.

Recentemente ha pubblicato un libro per ROI EDIZIONI, “D come Donna. C come CEO”, e qui propone un vero e proprio dizionario di parole-chiave; una sorta di manuale in cui si possono leggere le esperienze, tratte dalla sua carriera con le quali racconta come navigare le sfide lavorative e personali condividendone i “segreti” che stanno dietro al suo successo.

Con il suo libro, i diritti d’autore saranno devoluti all'associazione C.A.D.M.I., Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate.

Sabina una vita da campionessa una storia per ispirare

Lunedì 15 Aprile Sabina Belli è stata ospite, in eFM a Milano, del programma “Vita da Campioni” di ELIS e ho così avuto l'onore di conoscere più da vicino le sue "eccezionali coincidenze".

Per Campioni, in ELIS, non si intendono unicamente personaggi dello sport, ma Professionisti che con le loro storie possano ispirare a fare meglio, di più o diversamente.

Illustri “Campioni ispirazionali” di mondi diversi, oltre a quello tipicamente aziendale, che rappresentano un esempio di leadership significativa in diversi contesti come lo sport o l'imprenditoria.Sabina Belli è stata così per una sera la “Campionessa” ispirazionale.

È partita dalla sua vita personale, ripercorrendo le tappe e gli elementi per lei più importanti nel suo cammino personale e professionale:

Sono cresciuta con la logica di saper accogliere con disponibilità le sfide. A 15 anni sono andata a vivere a Parigi.

Ricordo ancora quella riunione a casa: non si sapeva per quanto tempo saremmo stati fuori. Mi sono sviluppata in questa educazione: “Vai in piscina e poi impari a nuotare”.

Questo è un tratto che, a mio avviso, permette di prendere le sfide con maggiore flessibilità. Tratti che non vedo sovente nelle nuove generazioni.

La retorica francese, l’analisi e la sintesi americana e la creatività italiana: questo è il bagaglio di cui è fiera.

L'uso delle parole e della sintesi per catturare l'attenzione ed essere efficaci l'ho sperimentato facendomi contaminare dalla cultura francese e anglosassone. Ma l'Italia mi ha insegnato la creatività.

L'esperienza francese mi ha aiutata a coltivare la retorica e la semantica, a sviluppare il pensiero concettuale. L'esperienza americana mi ha permesso di migliorare la mia capacità di analisi e sintesi e così di catturare il pensiero in una parola. Ma la creatività e la genialità sono proprie dell'essere italiani!

 

Ha iniziato la sua carriera in pubblicità, negli anni d’oro. Un lavoro che le ha fatto capire come dal nulla si crei un marchio. Poi, “Sliding Doors” l’ha fatta entrare nel lusso. Quello che ha memorizzato sono delle eccezionali coincidenze. Coincidenze però che, dal suo punto di vista, esistono, ma che bisogna saper vedere e cogliere.

Dall'incontro mi sono portata via tre messaggi importanti:

  1. Buy the building” (concetto ripreso dal suo libro): bisogna uscire dai confini e pensare in grande. Riflettendo in modo limitato e cautelativo non si fa mai il salto. È necessario innalzarsi verso l’alto. Immaginare progetti senza limiti, disegnarli come se... Ci fosse tutto il tempo da tagliare a fette. Ma se non si pensa subito “big” si resta piccoli. Ciascuno di noi ha ampi spazi per osare e non restare incollato a uno “sticky floor”;
  2. Volere è potere: bisogna imparare a riconoscere quando c'è una reale decelerazione e quando invece è una scusa per non fare;
  3. Mantenere il buon senso come propensione all'intuizione, all'intelligenza emotiva, al pensiero laterale e, allo stesso tempo, super poteri come l’ironia e la leggerezza.

 

Pensare in grande ti aiuta a misurarti con obiettivi sempre più sfidanti. 

Sabina Belli

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Valentina Marini

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