smart agrifood e fattorie 4.0

Smart Agrifood e Fattorie 4.0: l’agricoltura diventa digitale

È difficile oggi da immaginare, ma, se durante la vostra prossima scampagnata doveste incrociare un gregge guidato da un drone o vedere macchine robot sfrecciare tra i filari delle vigne, non preoccupatevi: state solo osservando una fattoria 4.0.

Suggestioni a parte, contrariamente a quanto si possa pensare, se c’è un settore oggetto d’interesse del mercato dell’innovazione questo è quello della produzione e trasformazione di prodotti agricoli. L’agricoltura è tornata ad essere un business strategico e questa è un’ottima notizia per il Made In Italy, ma richiede un forte orientamento ai fabbisogni di qualità percepita, sostenibilità e autenticità richiesti dal mercato. Come ovviare?

Questa sfida è stata raccolta dall’industria e, in genere, dall’ecosistema dell’innovazione, che ha investito nello sviluppo di soluzioni che possono radicalmente modificare le caratteristiche del mercato di quella che viene già definita Smart Agrifood.

Tre, in particolare, le traiettorie d’innovazione emerse:

  1. Agricoltura di precisione
  2. Tracciabilità
  3. Sostenibilità

Le tecnologie abilitanti sono trasversali: dalla sensoristica per la rilevazione di parametri ambientali alla mappatura geospaziale mediante droni, dall’uso dei robot a supporto del lavoro umano all’applicazione di immagini digitali per la selezione del prodotto nel processo produttivo, per finire alle piattaforme evolute per il management e il marketing.

Smart Agrifood e Fattorie 4.0: le traiettorie d'innovazione

Di seguito raccontiamo alcune delle principali soluzioni di Smart Agrifood offerte dal mercato per ciascuna delle traiettorie d’innovazione.

Agricoltura di precisione: maggiore qualità a minor costo

È il principale campo d’innovazione del settore e su di esso convergono tutte le tecnologie abilitanti: Internet of Things, Cloud computing, Big Data e Smart management. La parola d’ordine è “informazione”, come generarla, come analizzarla, come tradurla nel miglioramento di processi, prodotti e servizi: in una parola, Big Data.

Le diverse soluzioni stanno assumendo connotazioni specifiche per le singole coltivazioni, con una specializzazione tale da introdurre veri e propri upgrade dei modelli di conduzione delle aziende agricole finora generalmente diffusi:

  • Mappe di vocazionalità che, mediante l’incrocio di informazioni locali (attraverso sensori) e satellitari, sono in grado di rilevare informazioni ambientali (temperatura, umidità, esposizione solare o finanche il grado di copertura delle foglie), capaci di orientare la scelta delle coltivazioni più adatte in un appezzamento di terreno (fino alla particella catastale);
  • Droni che sorvolano i campi per rilevare informazioni tali da permettere di modulare fino al trattamento su ogni singola pianta.

OMICA è una startup italiana  che ha sviluppato OmicaFarm, una piattaforma tecnologica per raccogliere, aggregare e processare miliardi di dati generati da diverse sorgenti in ambito agro-ambientale e meteorologico, in grado di aiutare gli agricoltori a migliorare la produttività delle coltivazioni riducendo i costi.

La Elaisian ha caratterizzato la sua soluzione nell'ambito della produzione dell’olio di oliva, grazie ad un algoritmo agronomico in grado di consigliare ai produttori la migliore azione da fare nel momento ideale. Per i vigneti la Smartisland ha sviluppato Smart Farm, una soluzione gestionale che riesce ad analizzare la situazione reale, apprendere da essa e suggerire le migliori azioni da intraprendere.

Così come Evja che, mediante una rete di sensori facili da installare, raccoglie dati relativi alla coltivazione e, usando modelli previsionali, fornisce da remoto indirizzi utili di gestione dei vigneti per prevenire l’insorgere di agenti patogeni, oltre a rendere più efficienti potatura, irrigazione e gestione delle piantagioni. Hort@ estende queste funzioni alle coltivazioni di diverse tipologie di grano. La Battini Agri utilizza, invece, mappe di prescrizione per guidare da remoto spandi-concimi, botti del diserbo e seminatrici pneumatiche.

Anche il settore dell’allevamento è interessato da soluzioni cosiddette di Smart Farming. La TDM di Brescia ha sviluppato Silent Herdsman, un collare intelligente che, indossato dalla mucca, rileva i suoi calori, controlla il suo stato di salute e trasmette via wireless i dati su qualsiasi dispositivo (PC, Smartphone e Tablet). La stessa azienda ha, inoltre, realizzato uno spettometro in grado di analizzare il latte, separandolo per tipologia di produzione più adeguata.

Tracciabilità: preservare l’identità per rafforzare il valore dei prodotti

Fondamentale per preservare il valore dei prodotti da sofisticazioni, imitazioni e comportamenti devianti, le caratteristiche del mercato stanno rendendo la tracciabilità un elemento strategico anche nelle azioni di marketing, ampliando l’interesse verso questo tipo di soluzioni dalle filiere produttive alle singole aziende, dai marchi d’area ai brand aziendali.

Dalla tracciabilità del DNA all’applicazione di controlli non distruttivi per garantire sempre più la qualità dei prodotti, le attuali soluzioni vivono ancora ancora a cavallo tra il campo della ricerca e quello di prodotti già pronte per il mercato. Ma il quadro è già interessante.

Xnext sfrutta una tecnologia spettroscopica brevettata e sviluppata per identificare in tempo reale le caratteristiche chimico-fisiche dei materiali e eventuali corpi estranei e contaminanti di dimensioni ridottissime. Proxentia ha sviluppato un dispositivo molto economico che permette di analizzare varie partite di alimenti (vino, latte, cereali) e verificare che non sia contaminata né avariata.

Una grande novità è stata introdotta da Ernst&Young che, in collaborazione con EzLab, ha sviluppato Wine Blockchain EY, un sistema integrato Blockchain in grado di garantire in totale trasparenza l’intera tracciabilità della filiera di produzione e della trasformazione dei prodotti agricoli, consentendo di certificarne la qualità, la provenienza e la filiera, assicurando la massima trasparenza a garanzia del consumatore finale.

Infine Wenda, un dispositivo che, unito alla bottiglia, permette di monitorare temperatura, raggi UV e inclinazione, i principali parametri che ne influenzano lo stato di conservazione, proteggendo il prodotto dalla contraffazione e generando informazioni preziose anche in chiave di marketing, permettendo agli utenti finali, mediante un'app, di conoscere queste informazioni e apprendere di più sul valore del prodotto.

 

Sostenibilità: preservare l’identità per rafforzare il valore dei prodotti

È questo uno degli spauracchi dell’industria, che vive il dilemma della scelta tra la sostenibilità ambientale e quella finanziaria. Ma il sempre maggiore valore assunto dalla social responsability - anche in tema di brand reputation - e le misure stringenti in ambito di certificazione hanno spinto la sperimentazione anche in questo aspetto della vita aziendale.

Sempre Hort@ ha sviluppato yousustain.net, una soluzione in grado di calcolare e monitorare i principali indicatori d’impatto ambientale adatto all’applicazione negli impianti di coltivazione di tutte le colture erbacee, arboree, orticole ed energetiche in grado di monitorare valori riguardanti la salute umana, l’aria, il suolo, la conservazione della biodiversità, il consumo energetico e l’uso dell’acqua.  

Ma nuove idee vengono anche dall’intervento sulla valorizzazione dei rifiuti da lavorazione. Come fa la Bioinnotech, che punta alla riqualificazione di scarti agroalimentari - quali il famoso siero da latte - per la produzione di prodotti ad alto valore aggiunto come biomasse microbiche e proteine. O come la Orange Fiber, una startup siciliana che realizza tessuti sostenibili a partire dagli scarti (bucce e parte delle fibre) di lavorazione agroindustriale degli agrumi.

Una citazione a parte merita la RevOILution, startup calabrese che ha coniato il concetto di olio espresso, grazie all'ideazione di un robot da cucina in grado di utilizzare polpa d’oliva per produrre in casa, ogni giorno, olio fresco. In tal caso la startup ha generato un’innovazione di prodotto molto interessante che, pur non rivolgendosi direttamente al B2B, impatta anche sulla sostenibilità, mostrando un modello d’interpretazione della strategia aziendale grazie ad un’azione di valorizzazione della filiera olivicola regionale che assume i caratteri della responsabilità sociale d’impresa.

 

Come attivare l’innovazione?

Industria 4.0 è lo strumento ideale per promuovere la trasformazione digitale nell'agrifood. Strumenti e macchinari digitali possono godere di incentivi fiscali mentre lo sviluppo ad hoc di software aziendale evoluto può accedere ai vantaggi del Credito d’Imposta.

Occorre però non dimenticare che al centro dei processi d’innovazione è fondamentale porre le persone. Dipendenti, collaboratori e rete di partner, devono compiere passi coerenti e integrati di crescita nelle competenze individuali, di gruppo e di sistema. Da questo punto di vista una grande opportunità è costituita dai fondi interprofessionali, vero salvadanaio per la formazione.

Si comprende come l’innovazione debba passare da una strategia in grado di inquadrare tutti gli aspetti del cambiamento, in una matrice organica e basata su un cronoprogramma temporale e finanziario sostenibile.

Per questo è importante che le aziende imparino a considerare il processo d’innovazione un percorso complesso che necessita di nuove figure dedicate, capaci di governare e coordinare attori e processi del cambiamento, sollevando l’imprenditore da un gravoso compito operativo e specialistico, assicurandogli, invece, di concentrare la propria attenzione sulle funzioni d’indirizzo strategico, proprie del management aziendale.

Se l’innovazione è l’unica via percorribile per consolidare la tua azienda, il percorso da fare è tanto più semplice quanto più fatto insieme ai giusti compagni di viaggio. Se sei interessato ad approfondire gli argomenti qui trattati, prova tranquillamente a contattarci. Potrai ricevere ulteriori informazioni e materiali utili per aprire anche la tua organizzazione alla dimensione digitale.

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Paolo Strangis

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