Smart Working, BYOD &amp: il Dipartimento IT Agile - part 3/3

La serie di interviste sullo smart working concept continua. Questa volta Lukas Hartog ha parlato con Rob Janssen, program manager IT del Ministero degli Esteri in Olanda. Lukas intervista per Spremute Digitali i suoi colleghi project manager ed esperti di Smart Working olandesi. Lo scopo è quello di capire qual è la loro visione sullo Smart Working e come cercano di creare l’organizzazione del futuro.

Se vuoi leggere la prima e la seconda parte dell'intervista a Rob Janssen, clicca qui: Part 1/3, Part 2/3


Rispetto al passato, è sempre più frequente vedere worker utilizzare i propri dispositivi elettronici per lavorare. Con lo sviluppo delle odierne tecnologie (web, wireless, dispositivi mobili), le modalità operative all'interno delle aziende stanno rapidamente evolvendosi. Questo trend viene identificato con l’acronimo BYOD (“bring your own device”) che, tradotto dall’inglese, significa letteralmente “porta il tuo dispositivo”. 

Sono molte le aziende che considerano il BYOD oramai parte integrante dello Smart Working. Qual è l’impatto che esso ha sui dipartimenti IT?

Credo sia del tutto positivo. L’importante è che non ci si trovi di fronte ad un sistema IT completamente chiuso e tradizionale. Per quanto riguarda però i dati sensibili che possono essere veicolati tramite dispositivi personali, è necessario che il sistema IT intervenga per ricreare quel fenomeno che ho chiamato “bastione di sicurezza” (leggi l’intervista 2/3) e proteggere le informazioni interne.

Dunque per adottare la metodologia BYOD ed essere efficienti con i propri dispositivi digitali, bisogna apportare delle modifiche alla politica della sicurezza informativa aziendale?

Il primo passo da fare è differenziare i tipi di informazione. Questo richiede un diverso approccio e l’impiego di differenti infrastrutture. Secondo step necessario è richiedere ai professionisti di cambiare il loro modo di collaborare e operare. Ad esempio, è possibile creare e condividere documenti con tool come Sharepoint, anziché inviarli tramite posta elettronica.

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Come garantisci il funzionamento del lavoro digitale secondo il metodo Smart Working?

Innanzitutto è importante sottolineare che lo scopo è quello di garantire ad ogni worker di poter scegliere su quale device lavorare. Il segreto? Massima flessibilità. Un’app che posso consigliarvi è Good For Enterprise per Apple, Android e Microsoft.

Che cosa deve considerare il dipartimento IT per far fronte allo smart working e allo sviluppo del digitale?

Deve fidarsi del fatto che versioni nuove e più aggiornate sono indubbiamente più sicure di quelle che già siamo abituati ad utilizzare. Devono abituarsi ad accettare questa velocità data dal digital everywhere.

Tool e dispositivi digitali potranno cambiare la cultura interna?

Sono molto fiducioso in questo e credo che dobbiamo sperimentare di più, anche facendo degli errori perchè è solo così che si scoprono nuovi modi di agire. Quest’anno bisognerà lavorare seguendo il metodo “trial and error”: provare nuovi tool e, sulla base dei risultati raggiunti dai professionisti e del loro grado di soddisfazione, si potranno creare nuovi programmi di implementazione. Questa metodologia è utilizzata dalla Rabobank che sperimenta grazie ad una squadra altamente innovativa. Una volta raggiunti i risultati e verificatone il successo, si procede all’implementazione del sistema all’interno dell’azienda.

Questo modo di lavorare, oltre a piacermi, mi appartiene. Anni fa sono stato tra i primi ad utilizzare il GPS in Olanda: è necessario adottare questo tipo di mentalità aperta e trasferirla anche nei dipartimenti IT.

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Lukas Hartog

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