Smart Working: la nuova forma di dialogo - part 1/2

Continuano le nostre interviste sullo Smart Working. Questa volta ci siamo dedicati ad Hermien van Triest, Programme Director Smart Working del Ministero degli Esteri olandese.


Q. Ciao Hermien, benvenuta su Spremute Digitali. Parlaci di te!

A. Ciao e grazie per l'occasione di questa intervista! Posso definirmi una persona determinata, sempre circondata ed in cerca di persone che siano motivate in ogni ambito della propria vita. Ritengo che la motivazione intrinseca alla persona sia fondamentale al fine di raggiungere risultati di successo. Voglio quindi porre al centro del programme team, su cui sto lavorando, la ricerca del vero drive che spinge i dipendenti alla motivazione e al raggiungimento degli obiettivi.

Q. Perchè hai deciso di intraprendere il concetto Smart Working?

A. Lavorare in modo efficace e collaborare in modi diversi fa parte della pubblica amministrazione nel Network & Information Society. Abbiamo lanciato il concetto Smart Working con la consapevolezza che sarà un progetto che porterà ad un cambiamento notevole ma che prevederà un tempo di realizzazione piuttosto lungo. A mio parere sono necessari dai 5 ai 10 anni affinché il concept sia completamente implementato. Nel 2013 abbiamo iniziato ad inserire il concetto di Smart Working nel Ministero, rendendolo effettivamente più agile, ma, come già detto, ci vorranno altri anni per rendere il progetto efficente al 100%. Rispetto agli anni precedenti al 2013, si è sviluppato un Ministero più aperto e più trasparente; inoltre abbiamo pianificato che, entro il 2016, ci trasferiremo, con altri tre Ministeri, in una nuova sede la quale risulterà totalmente affine al concetto di Smart Working.

Hermien van Triest

Q. Cosa rappresenta per te lo Smart Working?

A. In Olanda quando si parla di Smart Working si utilizza l’espressione Il Nuovo Modo di Lavorare. In realtà, questa definizione non mi entusiasma molto perché sembra che vada a svalutare il concetto di lavoro tradizionale. Per me lo Smart Working rappresenta una forma di "dialogo" ampliata a tutti i processi di lavoro. Inoltre, si caratterizza per l’utilizzo di tool, che rendono più flessibile il lavoro, e per l'introduzione di un nuovo ruolo del manager. Infatti, il tipo di leadership che si introduce, prevede un maggior coinvolgimento da parte dei datori di lavoro.

Q. Relativamente a come è stato implementato lo Smart Working concept al Ministero, c’è qualche elemento di cui vai particolarmente fiera?

A. In primis, sono soddisfatta che tutti, al Ministero, abbiano appreso il vero significato del concept. Inizialmente lo Smart Working era confuso con il telelavoro. Oggi, si ha la percezione che si tratta di un qualcosa di più ampio! Inoltre sono molto fiera della condotta dei professionisti del dipartimento per l'implementazione della collaborazione in Europa. I policy maker hanno gestito mini progetti per scoprire come potevano modernizzare il loro lavoro: uno di loro ha realizzato un video in merito alla necessità di un aumento di fiducia tra i worker al fine di creare processi di lavoro più efficaci. Altro esempio che mi viene in mente è rappresentato dalla nostra ambasciata in Grecia: hanno implementato nei loro uffici lo Smart Working in soli due anni.

Q. Qual è la sfida più grande per un’azienda che adotta lo Smart Working?

A. Lo Smart Working concept apporta un radicale cambiamento in ufficio: fondamentale, però, è non adattarsi passivamente ad esso. Cosa cambia? Il modo di lavorare, il set di tool (più flessibili), l’arredamento, il rapporto (di fiducia) tra i manager e i worker, lo stile di leadership.

 


Continua con la seconda parte dell'intervista 😉 ⏩ Il ruolo della fiducia nello Smart Working - part 2/2


 

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Lukas Hartog

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