risultati della ricerca di osservatorio smart working

Smart Working in crescita in Italia: i risultati della ricerca OSW17

Il 36% delle grandi imprese, il 7% delle Piccole Medie Imprese e il 5% delle Pubbliche Amministrazioni, hanno già progetti strutturati di Smart Working. Gli Smart Worker sono l'8%. Ma poche iniziative ripensano complessivamente l’organizzazione del lavoro. +15% di aumento della produttività, meno assenteismo e costi, miglioramento del work-life balance, riduzione dell'inquinamento.

È questo quanto è scaturito, in pillole, dalla ricerca #OSW17 e di cui si è parlato Mercoledì al convegno "Smart Working: sotto la punta dell'iceberg". In questo articolo cercheremo di fare il punto della situazione riportando i dati della ricerca ed approfondire quanto emerso.

Lo Smart Working non è solo la punta dell'iceberg

Nel 2017, lo Smart Working in Italia rappresenta una realtà consistente, siamo al 14% in più rispetto al 2016 (e del 60% rispetto al 2013). Gli Smart Worker sono 305.000, l’8% del totale dei lavoratori del campione, i quali godono di autonomia nella scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati.

Cresce l'adozione dello Smart Working tra le grandi imprese ed anche tra le PMI cresce l’interesse, sebbene a prevalere siano approcci informali. Nella Pubblica Amministrazione solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati (per un esempio concreto, qui puoi trovare l'esperienza di Smart Working del Comune di Torino).

Purtroppo sono ancora pochi i progetti che ripensano i modelli di organizzazione del lavoro e estendono a tutti i lavoratori flessibilità, autonomia e responsabilizzazione, anche se i benefici economico-sociali sembrano essere molti. Pensa che l'adozione di un modello "maturo" di Smart Working per le imprese può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi.

E per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di remote working significherebbe risparmiare in media 40 ore all'anno di spostamenti; per l'ambiente, invece, determinerebbe una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.

I risultati della ricerca #OSW17 sullo Smart Working

 

Gli Smart Worker

Quindi, secondo la ricerca dell'Osservatorio Smart Working 2017 si stimano in Italia 305.000 Smart Worker: lavoratori dipendenti che possono flessibilmente scegliere le proprie modalità di lavoro, in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati.

Rispetto agli altri lavoratori, gli Smart Worker godono di un'elevata mobilità nei luoghi di lavoro. Trascorrono mediamente solo il 67% del tempo lavorativo in azienda, contro l’86% degli altri. Sono sempre meno legati ad una singola postazione e svolgono le mansioni anche in altre sedi della propria azienda, presso clienti o fornitori, a casa o in spazi di coworking.

Rispetto alla media dei lavoratori, sono più soddisfatti del proprio lavoro: soltanto l’1% degli Smart Worker si ritiene insoddisfatto nel complesso (contro il 17% degli altri lavoratori). Mentre il 50% è pienamente soddisfatto delle modalità di organizzare il proprio lavoro (22% per gli altri) e il 34% ha un buon rapporto con i colleghi e con il capo (16% per gli altri).

 

Tra gli smart worker vi è una più adeguata padronanza di competenze soft relazionali e comportamentali legate al digitale, le Digital Soft Skills, le quali consentono alle persone di utilizzare efficacemente i nuovi strumenti digitali per migliorare produttività e qualità delle attività lavorative.

Si nota anche una superiore capacità di collaborare efficacemente in team virtuali, esercitando una leadership (solo l’1% ritiene di non avere sviluppato in maniera soddisfacente questo tipo di skill, a fronte del 27% degli altri lavoratori).

I principali benefici per lo Smart Worker

I principali benefici ottenibili dall'introduzione dello Smart Working nelle aziende sono:

  • Miglioramento della produttività;
  • Riduzione dell’assenteismo;
  • Abbattimento dei costi per gli spazi fisici;
  • Riduzione dei tempi e costi di trasferimento;
  • Miglioramento del work-life balance;
  • Aumento della motivazione e della soddisfazione;

Si può stimare, ad esempio, che il tempo medio risparmiato da uno Smart Worker per ogni giornata di lavoro da remoto, sia di circa 60 minuti. Considerando che ciascuno faccia anche solo una giornata a settimana di remote working, il tempo risparmiato in un anno è di 40 ore per Smart Worker. Niente male no?

Le grandi imprese

Oltre la metà delle grandi imprese, ha già o sta per lanciare iniziative più o meno strutturate di Smart Working. Il 36% del campione dichiara progetti strutturati, che riguardano quindi almeno due delle leve di progettazione tra flessibilità di luogo, di orario, ripensamento spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto.

  • Per il 7% lo Smart Working è presente in modo informale;
  • Il 9% del campione intende introdurlo nei prossimi 12 mesi;
  • Tutte le grandi imprese interpellate conoscono il fenomeno;
  • Solo il 13% non lo ritiene di interesse o di non sapere se verrà adottato nella propria realtà.

Solamente nel 26% dei casi in cui le aziende hanno progetti strutturati, lo Smart Working può ritenersi maturo e coinvolge una percentuale rilevante dei lavoratori. Appena il 9% delle grandi aziende presenti in Italia vedono il lavoro agile come ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro, con lo sviluppo di nuovi strumenti e competenze digitali e la diffusione di modelli manageriali basati su autonomia, responsabilizzazione e sui risultati.

Il trend per i prossimi tre anni è positivo. Gran parte delle organizzazioni con un progetto strutturato di Smart Working prevede di concentrarsi sull'estensione dell’accesso alle iniziative esistenti, a più persone all’interno dell’azienda (74%).

 

Le Piccole Medie Imprese

Nelle PMI lo Smart Working è ancora un fenomeno emergente:

  • Il 7% dichiara di avere iniziative strutturate di Smart Working;
  • Il 15%, pur non avendo iniziative strutturate, lavora di fatto informalmente in questo modo;
  • Il 3% prevede di lanciare un’iniziativa entro i prossimi 12 mesi;
  • Il 12% è in generale possibilista in merito all’introduzione.

Le motivazioni principali che guidano l’interesse delle PMI verso lo Smart Working sono il miglioramento della produttività e della qualità del lavoro, il benessere organizzativo e la conciliazione tra vita privata e professionale.

Il 40% invece non è interessato allo Smart Working, soprattutto aziende che ne vedono un'applicabilità limitata nella loro realtà, come ad esempio il settore manifatturiero, del commercio ed hospitalty & travel.

 

La Pubblica Amministrazione

Nonostante gli sforzi a livello normativo, l’approvazione della legge, le iniziative del Dipartimento Pari Opportunità e la direttiva della riforma Madia, lo Smart Working nella Pubblica Amministrazione è solo all'inizio.

Solo il 5% delle pubbliche amministrazioni italiane coinvolte nella ricerca ha progetti strutturati di Smart Working, mentre un altro 4% dice di praticarlo informalmente. A differenza di quanto avviene nelle PMI sono in pochi a non conoscere per nulla il concetto di Smart Working (3%) e quasi la metà del campione (48%) dichiara interesse per una prossima introduzione.

Il 32% delle pubbliche amministrazioni ammette assenza di interesse verso l'argomento e di non sapere se sarà introdotta in futuro perché si ha la percezione che non si possa applicare alla propria realtà a causa di carenze normative o regolamentazione sul tema (27%) e limitato livello di digitalizzazione dei processi (18%).

Le tecnologie digitali

La disponibilità di tecnologie digitali è una condizione necessaria per permettere alle persone di svolgere il proprio lavoro anche da remoto. Nelle grandi organizzazioni, a prescindere dalla presenza di un progetto di Smart Working, le tecnologie che supportano il remote-work sono già diffuse.

Molto spesso sono presenti servizi di social collaboration integrati a supporto della collaborazione e della condivisione della conoscenza (puoi trovare un esempio qui ed una riflessione sull'utilizzo di Facebook Workplace qui); meno diffuse sono le work-space technology che permettono un utilizzo più flessibile degli ambienti, agevolando il lavoro in mobilità all'interno delle sedi aziendali (36%).

Lo Smart Working Award 2017

In occasione del convegno, sono stati assegnati anche gli Smart Working Award 2017, il premio dell'Osservatorio per le aziende che si sono distinte per capacità di innovare le modalità di lavoro in ottica Smart Working.

Vincono lo Smart Working Award 2017 AXA Italia per il progetto "Smart working, smart life", CNH Industrial per "Lavoro da Casa", Costa Crociere per "Sm@rt Working Costa – Moving Forward!", Generali Italia per "New Ways Of Working" e Hilti per "Smart Working@Hilti". Menzione speciale a Benetton per il progetto "Stretch your Time".

Chiudiamo la panoramica dei risultati della ricerca di Osservatorio Smart Working con l'infografica che riassume quanto detto nella giornata di Mercoledì 11 Ottobre.

Per saperne di più sullo Smart Working non perderti lo Smart Working Day, evento gratuito per scoprire ed approfondire il concetto di lavoro agile con nozioni ed esempi concreti utili all'applicazione.

Smart Working significa promuovere un lavoro fondato sui concetti cardine di flessibilità, ma soprattutto fiducia, pilastro fondamentale su cui poggia il rapporto tra datore di lavoro e dipendente.

La prossima tappa sarà a Napoli l'8 di Novembre, ci saremo anche noi per diffondere l'innovazione nel mondo del lavoro. Clicca qui per iscriverti allo Smart Working Day di Napoli 😉

 

 

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Spremute Digitali

2 comments

  1. Smart working: lusso o sopravvivenza? Idee e consigli per partire con il piede giusto 20 ottobre, 2017 at 12:27

    […] Gli smart workers trascorrono mediamente solo il 67% del tempo lavorativo in azienda, contro l’86% degli altri, lavorando anche in altre sedi dell’azienda ma anche presso clienti o fornitori, a casa o in spazi di coworking. Solo l’1% si ritiene insoddisfatto (contro il 17% degli altri lavoratori); il 50% è pienamente soddisfatto. Qui la ricerca completa […]

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