smart working nelle PMI

Lo smart working nelle PMI del "software": un traguardo possibile

Dopo aver parlato di smart working come strategia non solo possibile, ma di successo per il mondo “medio-grande” delle aziende manifatturiere, diamo uno sguardo fugace (ma non troppo) sulle concrete possibilità di applicare lo smart working ad un mondo a me particolarmente caro: quello delle PMI.

Nell'attuale assetto normativo, esistono già diversi casi di applicazione di questa forma di flessibilità sulla base di iniziative aziendali. Il legislatore sta puntando tuttavia a normare in maniera puntuale questa forma organizzativa, che potrebbe rivoluzionare il modo di lavorare di milioni di persone.

Ma se il tessuto produttivo italiano è fatto per quasi il 90% da PMI, ciò cosa sta a significare? Che sicuramente il legislatore intravede nello smart working una concreta possibilità, soprattutto per le piccole imprese.

E non solo il legislatore, anch’io… ☺

Lo smart working anche nelle PMI sviluppatrici di software

Per piccola impresa si intende una impresa produttrice di beni o servizi, sotto vari profili societari, che ha una dimensione contenuta; diciamo composta dalle due alle dieci persone. Si parla quindi talvolta, anche di micro-impresa quando il numero di lavoratori e/o soci non supera le poche unità.

Spesso una PMI nasce dalla volontà e dalla necessità di mettersi in proprio per realizzare un sogno da tanto tempo coltivato, oppure come rivalsa rispetto ad una società più complessa e meno generosa di opportunità: un’agenzia multi-servizi, una ditta per le pulizie industriali, un’officina meccanica, un piccolo laboratorio per la produzione di eccellenze locali, ma anche e soprattutto PMI sviluppatrici di software.

E per software non intendo soltanto quelli che fanno funzionare i computer e le macchine, ma in maniera estremamente generica per software si può intendere tutto ciò che “nutre” e fa funzionare un ”hardware”. Si può quindi parlare di società di consulenza aziendale, di consulenza e sviluppo/creazione web, di project management, di sviluppo/ricerca/gestione risorse umane, di marketing, di logistica.

Facciamo un banale ragionamento al contrario: quale potrebbe essere la convenienza di tutti questi lavoratori nel raggiungere uno specifico ufficio o luogo di lavoro stabilito? Per quale motivo questi worker dovrebbero stare tutti i giorni nello stesso ufficio, quando non hanno la necessità di recarsi presso un cliente o di svolgere una particolare formazione?

Sono pronto a scommettere che una cospicua percentuale di nuove idee imprenditoriali legate al mondo PMI, tende a naufragare a causa del mancato accordo tra i soci sul luogo di lavoro, piuttosto che per i costi legati all'implementazione e allo sviluppo di uffici ed attrezzature, o al pagamento di canoni ed affitti per il mantenimento degli stessi.

Oggi più che mai lo smart working può essere l’essenza stessa di una buona fetta di PMI, soprattutto di tutte quelle legate allo sviluppo del “software”, rivelandosi un’ottima strategia per la riduzione dei costi fissi di gestione e di tutti quei costi di trasporto inutili a carico del lavoratore.

Valgono poi a supporto di tale progetto tutte le considerazioni già fatte in precedenza: lo smart working può essere foriero di un cospicuo aumento della produttività, poiché il lavoratore si sente spinto a dare il massimo in termini di risultati (e quindi non più legato alla quantità di ore lavorate) e riesce, man mano che ne acquisisce consapevolezza, a coniugare la vita quotidiana e quindi tutte le sue esigenze, con le esigenze dell’azienda.

Di quanto può diminuire lo stress e di quanto può aumentare la produttività? Quantificare queste due variabili potrebbe essere un esercizio che potremmo divertirci a risolvere.

Il “software”, questo magico prodotto capace di far funzionare computer, macchine, robot, aziende, gruppi di persone, si può gestire e sviluppare ovunque ci troviamo. Basta una connessione, un PC, un telefono ed una buona dose di tenacia e passione.

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Fabrizio Orlando

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