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Startup e impresa: piccola intervista personale

Da dieci anni mi incontro quotidianamente con il mondo delle imprese manifatturiere.

Oltre a quella per cui lavoro, ogni giorno mi confronto con fornitori, piccolissimi, medi o anche molto grandi, con clienti che offrono servizi pubblici estremamente complessi e poi, ovviamente, sempre con la mia azienda che deve provvedere a costruire veicoli da trasporto tutt'altro che semplici.

Cosa abbiamo imparato e cosa stiamo imparando, io ed i miei colleghi in questa lunga esperienza?

Non poche volte ho pensato ad una startup: qualcosa che possa darti la soddisfazione di mettere in pratica tanti anni di sacrifici, di piaceri e sofferenze, di risultati, ma anche talvolta di piccoli fallimenti. Insomma, qualcosa che possa darti l’ebbrezza di perseguire tutti i giorni un nuovo risultato, che possa portarti sempre più avanti nel lungo cammino della crescita.

Ho pensato per questo articolo di trovare qualcuno da intervistare. Ma non è facile trovarlo velocemente. Allora, forse anche un po’ per la fretta, ho pensato di intervistare me stesso ☺

Magari può essere utile, anche solo un pochino, o magari no; ma mi farò da solo qualche domanda sull'esperienza diretta che mi sono trovato a vivere e che vivo tutt'ora. Spero possa servire al lettore di questo articolo.

Startup e impresa: la mia esperienza personale

Q. Quali sono le principali difficoltà per chi vuole cominciare con una startup e diventare imprenditore?

A. Prima di tutto la mancanza di fondi e finanziamenti idonei. Esistono finanziamenti per l’imprenditoria giovanile così come per quella femminile. Altresì alcune regioni hanno finanziamenti propri per promuovere le nuove attività. Ma purtroppo non è sufficiente.

Non esistono misure "standardizzate". È necessaria una legge equa e sempre applicabile. Ok alla preventiva approvazione dell’idea, ma tutti devono poter contare su un aiuto iniziale certo, e soprattutto veloce. Il rischio di oggi è quello di non iniziare affatto.

Altro annoso problema è la burocrazia. La politica da anni parla di velocizzare i processi burocratici. Ma è veramente così? Provare per credere.

Per questi due problemi il tasso di abbandono iniziale è oltre 80%.

Q. Qual è il principale fattore di successo?

A. Sembrerebbe banale, ma non lo è. Una nuova impresa deve sapere e poter risolvere un problema reale. Le domande fondamentali da porsi sono:

  • Che problema risolverò con la mia startup e impresa?
  • Chi potrò aiutare con la mia idea?

Se possiamo aiutare troppe poche persone o se forniamo un prodotto o servizio di poco aiuto, o se risolviamo male o poco un problema, per quale motivo i clienti dovrebbero rivolgersi a noi?

Forse direte che tutto ciò è ovviamente scontato.

Siete proprio sicuri?


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Q. Altri fattori che contribuiscono al successo?

A. L’originalità o comunque la scarsità di imprese concorrenti, fornitrici dello stesso prodotto. Limitarsi a copiare può portare comunque al successo, ma molto più spesso, no. Lo vedo sempre nel mio lavoro: i fornitori quasi monopolisti sono sempre quelli più "ricchi" e richiesti.

L’unicità e al contempo l’utilità di un determinato prodotto sono ovviamente i più importanti fattori di successo.

Q. Beh a questo punto è necessario avere qualche idea…

A. Quasi tutti gli "startupper" di oggi pensano subito ad internet, al web o alle app. Ovviamente non hanno torto. Tuttavia parliamo comunque di una jungla spietata di imprese, dove se non hai un’idea davvero originale, il naufragio potrebbe essere certo.

E se invece parlassimo di prodotti e servizi d’altri tempi? Ad esempio a cosa la gente non rinuncerà mai? Sicuramente al cibo…

Il settore alimentare, soprattutto quello artigianale, sta avendo una nuova inaspettata crescita. La gente comincia ad amare di nuovo il "km zero" e più in generale i prodotti a produzione lenta.

Se si hanno fondi e competenze molto sostanziose, un mercato di nuovo in crescita è quello della componentistica per i mezzi di trasporto.

Ad esempio il settore della manutenzione ferroviaria viaggia a ritmi sempre più spinti e con essi il mercato delle parti di ricambio, le spare parts. Anche la produzione aeronautica, così come quella dei mezzi agricoli, delle gru, e dei mezzi speciali, sta avendo una nuova inaspettata crescita.

Il mio professore di Impianti Industriali diceva sempre di guardare al mercato automotive, l’industria per antonomasia, per verificare la salute dell’economia. Se l’economia è in espansione, lo sarà in primis l’automotive.

Non dimentichiamo il turismo. Va sempre più forte quello di nicchia. Molto meno il mare, molto di più il turismo di campagna e quello dei piccoli borghi storici.

Sempre molto forte la consulenza aziendale. Idea piuttosto classica, ma… Se siamo davvero capaci di risolvere un problema contingente di un imprenditore, di sopperire alle mancanze strutturali, di espandere il mercato di riferimento di un’impresa, verificare correttamente la salute dei conti aziendali e trovare le giuste azioni correttive, e soprattutto trovare nuovi clienti in tutto il mondo, allora la consulenza aziendale è davvero un’idea tanto vecchia quanto vincente.

Il mio consiglio di base è comunque uno: mai partire senza clienti o quasi. Un piccolo pacchetto clienti iniziale, può darci quel respiro necessario ad ingranare la fase iniziale, la più difficile e la più importate.

Buona impresa a tutti!


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Fabrizio Orlando

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