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Il territorio nel Glocal: coltivare l'innovazione nella Regione Lazio

Circa un anno fa viene pubblicata da Enea un’indagine sul coworking in Italia. Tra le categorie impiegate per classificare le varie esperienze vi è la distinzione tra coworking privati e pubblici. Tra quest’ultimi, figurano i Business incubation centres (BIC) laziali, i c.d. Spazio attivo di Bracciano, Colleferro, Latina, Rieti, Roma Tecnopolo, Ferentino e Viterbo, a cui vanno aggiunti quelli di Civitavecchia e Roma Casilina.

Vengono ricompresi nel data-set perché all’interno dei loro locali sono sempre offerte postazioni di lavoro (anche per riunioni e formazione) al servizio di giovani talenti e startup. Di conseguenza, gli "spazi" sono "attivi" sia come Fablab, sia come incubatori specializzati, in base alle opportunità che offre il territorio (ad esempio, la sede di Bracciano è attiva nella filiera dei sistemi agrifood e forestali).

Il concetto di "spazio attivo" rientra nella mission di Lazio Innova, una società in house della Regione, che concorre all'attuazione della politica per l’innovazione, il credito e lo sviluppo economico su tutto il territorio regionale.

L’articolo si propone di ricostruire la politica pubblica attraverso l’attività della società con riguardo al suo ruolo, in primo luogo, per i fondi europei; in secondo luogo, per i contributi alle startup e alle imprese creative (facendo riferimento anche al venture capital e segnalando le opportunità più recenti); e, in terzo luogo, agli spazi dell’innovazione e dell’incubazione d’impresa.

I fondi europei nella regione Lazio

Il Lazio è una grande regione europea, in cui convivono imprese tradizionali e altre altamente innovative, e in cui è presente un tessuto di piccole e medie aziende che più di altre hanno sofferto la crisi, ma che resistono e vogliono guardare al futuro.

Così scrive il Presidente della Regione Lazio, nell’introduzione ad una raccolta di progetti finanziati nell'ambito del Piano Industria 4.0 regionale.

A far riflettere non dovrebbe essere il riferimento alla crisi, ormai elemento onnipresente in qualsiasi discorso o pubblicazione (scientifica e divulgativa) degli ultimi anni, quanto piuttosto al Lazio come regione europea e, dunque, come territorio di cui l’organizzazione sovranazionale si interessa direttamente.

Lazio Innova è, così, l’“antenna regionale” dei programmi europei per l’innovazione (finanziati in modo particolare attraverso fondi diretti) e svolge funzioni di assistenza tecnica specialistica alla Regione Lazio nell'attuazione della programmazione europea, attraverso i fondi indiretti.

In quest’ultimo senso si tratta, infatti, di un Organismo Intermedio che agisce sotto la responsabilità dell’Autorità di Gestione, la Regione Lazio, nei confronti dei beneficiari finali, i soggetti che eseguono le operazioni, dei Programmi Operativi cofinanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale-FESR (per approfondimenti sulla governance si visiti il sito dell’Agenzia per la coesione territoriale).

Il Programma Operativo 2014-2020 per la Regione Lazio, adottato dalla Commissione europea con Decisione C (2015) 924 del 2015, dispone di circa 913 milioni di euro, ripartiti tra le priorità d’investimento (Assi) che lo compongono, tra cui:

  • Ricerca e innovazione (180 milioni di euro);
  • Lazio digitale (154,2 milioni di euro);
  • Competitività (276,4 milioni di euro);
  • Energia sostenibile e mobilità (198 milioni di euro).

Ovvero, quattro assi su sei (compresa l’assistenza tecnica). Si veda a questo proposito il sito www.lazioeuropa.it ma, anche, questo precedente articolo.

Si conferma, dunque, la tendenza delle regioni, a partire soprattutto dal nuovo ciclo di programmazione, a creare una sezione del sito istituzionale dedicata ai fondi europei (di modo da ottenere una separazione esterna rispetto alle altre attività istituzionali, ma un’integrazione interna per quanto riguarda la pluralità delle risorse, ad esempio per il coordinamento tra il FESR e il Fondo sociale europeo-FSE, si v. qui).

Inoltre, la Regione Lazio decide di esternalizzare l’assistenza tecnica con Lazio Innova, pur se attraverso una forma organizzativa che ricalca il modello della longa manus della stessa amministrazione.

I contributi per le startup e le imprese creative

Il servizio “aiuti alle imprese” gestisce l’attuazione dei Programmi di Aiuto, in forma di contributi a fondo perduto, finanziamenti e garanzie, definiti dalla Regione Lazio e affidati a Lazio Innova. L’attività si rivolge alla platea delle imprese, già costituite o da costituire, potenzialmente beneficiarie di aiuto finanziario regionale o co-finanziato da Fondi Strutturali Europei.

La società gestisce, inoltre, il Fondo “Fare Lazio” dentro cui confluiscono le risorse per gli strumenti finanziari della programmazione europea 2014-2020 della Regione. Il fondo è suddiviso in due sezioni: “Fare Credito” e “Fare Venture”.

Quest’ultimo, in particolare, interviene con 80 milioni di euro nel capitale di rischio ed è a sua volta suddiviso in due parti:

  1. “Lazio Venture”, che prevede il co-finanziamento in fondi (costituiti o costituendi) che investono nelle startup o PMI del territorio;
  2. “Innova Venture”, che prevede il co-investimento diretto nel capitale delle imprese del Lazio.

La prima parte, “Lazio Venture”, è stata destinata, fino ad un massimo di 56 milioni di Euro, alla sottoscrizione di strumenti finanziari di partecipazione a fondi alternativi di investimento (FIA) e FIA UE (il termine per la presentazione delle proposte è scaduto il 29 Settembre 2017).

Il precedente fondo di Venture Capital (attivo dal 2011 al 2016) ha ottenuto importanti risultati nella Programmazione 2007-2013 ed è stato riconosciuto come best practice in ambito comunitario.

Sono al momento aperti i bandi “Pre Seed – Sostegno alla creazione e al consolidamento di startup innovative ad alta intensità di applicazione di conoscenza e alle iniziative di spin off della ricerca” (si v. qui) e “Fondo Futuro e Liquidità sisma” (si v. qui).

La seconda parte, “Innova Venture”, sarà invece attivata nel corso del 2018 e prevede il co-investimento diretto nel capitale delle imprese del Lazio (occorre tenere in considerazione il fattore delle elezioni regionali, che potrebbe aver inciso sulle tempistiche).

La regione sta dunque proponendo un nuovo modello di sviluppo economico per favorire il rilancio e la valorizzazione delle industrie creative e innovative, stimolando la crescita socioeconomica del territorio e mettendo in connessione il mondo dell’impresa con quello dell’Università.

Gli spazi dell’innovazione e dell’incubazione d’impresa

Per gli obiettivi legati al concetto di “spazio attivo”, così come sopra richiamato, Lazio Innova agisce attraverso le iniziative Porta Futuro, TalentWorking e FabLab Lazio, oltre ad occuparsi dell’incentivo alla formazione, all’incubazione d’impresa, alla preincubazione e all’associazione.

Porta futuro è il servizio Informagiovani sperimentato per la prima volta nel quartiere Testaccio (sede dell’ex-Mattatoio). L’UE ha riconosciuto il modello come best practice comunitaria e, attualmente, otto sono le sedi aperte sul territorio regionale. Realizzato in collaborazione con gli atenei, il progetto offre a tutti l'opportunità di crescere professionalmente, attraverso servizi di orientamento e di formazione, per posizionarsi al meglio sul mercato del lavoro (si v. qui).

Il TalentWorking è, invece, lo spazio di co-progettazione e collaborazione all’interno degli Spazi Attivi, ovvero, una versione alternativa di coworking pubblico. Si tratta, infatti, di un ambiente stimolante dove talenti e team imprenditoriali possono confrontarsi quotidianamente con tutor, mentor e coach, per migliorare le proprie idee o progetti imprenditoriali.

Ospiti privilegiati sono giovani, studenti, creativi, designer, maker, programmatori e altri giovani professionisti. Gli spazi sono dotati di wi-fi e di armadietti e possono essere open o modulari, con strutture ad “isola” (tavoli riunioni di grandi dimensioni, dove condividere il proprio lavoro anche con altre persone per lavorare fianco a fianco con gli altri), o “house” (spazi delimitati in ambienti comuni, allestiti con desk e sedie, dotati di allacci elettrici dedicati. Si tratta di un’area di lavoro e di riflessione che consente ai team di decidere come e quando aprirsi alla condivisione con gli altri). Per le modalità di accesso si veda qui.

Per quanto riguarda il FabLab, attualmente si sviluppa su 6 sedi, ciascuna con una specializzazione prevalente:

  • FabLab Roma Casilina, specializzato nell’industria creativa;
  • FabLab Bracciano, specializzato nell’agrifood;
  • FabLab Viterbo, specializzato nell’industria culturale;
  • FabLab Latina, laboratorio con indirizzo multi specialistico;
  • FabLab Rieti, dedicato a progetti innovativi nei settori dell’elettronica, efficienza energetica e sostenibilità ambientale;
  • FabLab Ferentino, specializzato nella meccanica e nei sistemi di automazione.

 

Conclusioni

In precedenti articoli si è spesso parlato della mancanza di comunicazione tra il mondo del lavoro (più in particolare, dell’impresa) e le istituzioni universitarie e scolastiche. Si è anche più volte affrontato il tema del sopìto spirito imprenditoriale in Italia, della difficoltà di innovare e delle debolezze del sistema startup. Più volte, inoltre, si è fatto riferimento alla scarsità degli investimenti.

Questi argomenti sono stati, però, quasi sempre affrontati a livello nazionale o nel coordinamento tra Unione europea e Stati membri; guardando all’Italia, nonostante gli sforzi profusi con alcune politiche nazionali degli ultimi anni, la crescita del settore delle startup e PMI innovative è sempre apparsa sottotono. A pensarci bene, però, è rimasto fuori il coordinamento tra regioni e/o città ed Unione europea; in questo senso, si è provato a rimediare con l’esempio della Regione Lazio.

Qui le cose sembrano un po’ differenti. Tutti i nodi sopra richiamati (università-impresa, formazione a favore dell’imprenditorialità, innovazione e startup, investimenti) sono affrontati, anche con modalità inedite, dalla politica regionale.

Qui il territorio, in un abbraccio tra locale e sovranazionale, è il vero protagonista dei processi di innovazione, e riceve molte attenzioni istituzionali (il FESR focalizza quasi tutti i suoi assi sui suddetti nodi).

Per i risultati della programmazione 2014-2020 bisognerà aspettare ancora qualche anno, ma già le politiche avviate nella stagione 2007-2013 avevano portato ad alcuni traguardi (si pensi alla strategia per il venture capital e per i servizi informagiovani).

Occorre, però, continuare ad osservare e valutare le potenzialità del territorio laziale, facendo attenzione a non “subire” il peso del territorio di Roma capitale, il quale segue dinamiche di mercato singolari. In questo senso, è interessante come i Fablab di elettronica e di automazione siano ospitati dai territori di Rieti e Ferentino; al contrario, Roma ospita il Fablab dell’industria creativa (confermando una precedente interpretazione, qui).

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Elisabetta Tatì

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