Trasferire l'azienda nell'era dello Smart Working: Caso Bassillichi

Si parla ormai da tanto di Smart Working e lavoro agile. Stiamo imparando a comprendere come questa nuova filosofia organizzativa sia un nuovo approccio che tende a riorganizzare il lavoro, allo scopo di condurre ad una maggiore efficienza ed efficacia nel raggiungere gli obiettivi attraverso una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, e attraverso una ottimizzazione degli strumenti e dell’ambiente di lavoro a favore dei worker.

La riorganizzazione del lavoro passa anche attraverso l’utilizzo di luoghi di lavoro diversi dal proprio ufficio, come ad esempio gli spazi di coworking. Questi spazi di lavoro possono essere utilizzati certamente per evitare ore di traffico, ma possono essere anche utilizzati per evitare di dover cambiare città a seguito del trasferimento della propria azienda?

Il caso che andremo ad approfondire ci dice che si, si può fare. Vediamo come.

Il Gruppo Bassilichi opera nel settore dei pagamenti, dei servizi B2B e della sicurezza, e inoltre offre vari servizi di consulenza informatica alle imprese. A fine 2015 il Gruppo ha presentato un piano industriale per il triennio 2015 - 2018 nel quale si prevede il trasferimento della sede da Pisa a Firenze. In accordo con i sindacati, tale trasferimento sarà valido (in via sperimentale) per 35 dei 57 lavoratori che operano sul territorio pisano. Infatti, mentre i dipendenti che svolgono attività di supporto all’offerta di servizi back-office e attività di supporto tecnico saranno trasferiti a Firenze, i restanti lavoratori potranno usufruire della possibilità di rimanere a Pisa e lavorare da spazi di coworking.

Alcuni dettagli dell’accordo:
1. Il Gruppo stipula un accordo con un coworking che sarà designato come luogo di lavoro per chi non è soggetto a trasferimento;
2. Il Gruppo si impegna a fornire al coworking gli strumenti e le tecnologie necessarie allo svolgimento delle attività;
3. Il Gruppo attiva e gestisce a proprie spese un numero adeguato di linee telefoniche per la trasmissione dei dati.

Dunque, il Gruppo sostiene i costi del servizio per le postazioni di lavoro presso lo spazio di coworking. Abbiamo evitato lo spostamento indesiderato di 35 famiglie, e l’azienda si fa carico dei costi di gestione dello spazio di lavoro nella città dove tali famiglie rimarranno.
Sembra tutto fantastico, se non fosse che i costi sostenuti dal Gruppo Bassilichi implicano una rinegoziazione al ribasso dei cosiddetti superminimi individuali (cioè gli eventuali incrementi ai minimi contrattuali che compongono la busta paga) dei lavoratori non soggetti al trasferimento. Quindi non è l’azienda che in realtà sostiene i costi del mancato trasferimento, ma il lavoratore stesso.

Cosa è giusto e cosa è sbagliato in un caso come questo? È giusto che sia l’azienda a sostenere i costi del mancato trasferimento dei propri worker, oppure è giusto che siano questi ultimi ad aiutare l’azienda nel sostenere tali costi?

Facciamo alcune considerazioni:
- Lo Smart Working serve anche e soprattutto a permettere un bilanciamento positivo tra vita personale e professionale, il quale si traduce in un maggior benessere del lavoratore e quindi in una maggiore produttività. In tal senso, la scelta di permettere di evitare il trasferimento a Firenze attraverso la soluzione coworking ci pare non solo azzeccata, ma per lo stato in cui ci troviamo addirittura illuminante.
- Una delle premesse dell’accordo, tuttavia, è che quest’ultimo “avrà validità a fronte della non contestazione del trasferimento su Firenze, in conseguenza della chiusura di sede, da parte di tutti i lavoratori attualmente addetti alla sede di Pisa". Leggi: se state buoni e ci lasciate trasferire la sede a Firenze senza contestare, vi facciamo rimanere a Pisa qualora lo vogliate.

Evitare il trasferimento con il lavoro agile è una formidabile applicazione dei concetti dello Smart Working, ma è fondamentale che la ratio alla base di decisioni aziendali in tal senso penda dalla parte del binomio benessere/produttività dei worker  piuttosto che dalla parte dell’evitare problemi burocratici. Lo Smart Working è assolutamente uno strumento positivo che crea valore nelle aziende e negli individui che lo compongono, ed è con tale approccio che dovrebbe essere utilizzato.

Ci auguriamo che l’esempio del Gruppo Bassilichi (a proposito, il progetto è a scadenza 31/10/2017) possa essere seguito nell’assicurare ai worker una soluzione alternativa al trasferimento, ma ci auguriamo anche che non vengano attribuiti loro gli oneri di tale alternativa. Di sicuro questo è un altro passo in avanti verso una ridefinizione del lavoro vecchio stile a favore di un lavoro più agile e produttivo.

Articolo di Alberto Rossini -> Profilo linkedin

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