felicità e lavoro

Viaggio verso la felicità. Tappa n° 1 del Manifesto

Tappa n° 1. Manifesto per la felicità

Oggi inizio con Spremute un viaggio verso la felicità. Verso il rapporto che c'è tra felicità e lavoro.

Perché quest'idea? Perché è quello che voglio ottenere dal mio lavoro: essere felice.

Non c'è solo il lavoro nella mia vita, come nella tua, ma è pur evidente che molte ore della nostra vita le dedichiamo a quello.

Parto con una citazione:

L’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicita sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono.

 

L’ha scritta un torinese, molto famoso nel mondo, che di solito conosciamo per altri argomenti: Primo Levi.

Dopo essere tornato dalla sua terribile avventura di prigionia nei lager nazisti, vive a Torino per molti anni e lavora come chimico in un’azienda. Nel frattempo scrive, non solo memorie, ma anche romanzi, per diletto, e ci regala questa perla nel suo libro "La chiave a stella".

Ma come cercare la felicità?

Oggi ci facciamo condurre nel viaggio dal professor Stefano Bartolini che insegna Economia Politica ed Economia della Felicità presso la facoltà di Economia "Richard M. Goodwin" dell’Università di Siena.

Ci siamo incontrati grazie alla sua pubblicazione: “Manifesto per la felicita".

Vi propongo alcuni passi del libro per capire di cosa stiamo parlando.

 

Sia il declino della felicità che l’aumento delle ore di lavoro sono sintomi di una stessa malattia: il peggioramento delle relazioni intime e sociali.

 

(La soddisfazione sul lavoro) aumenta con l’aumentare della percezione di fiducia tra le persone con cui si lavora e quando le relazioni con i superiori sono percepite come basate sul rispetto, la collaborazione e il sostegno.

 

...la soddisfazione aumenta con la percezione di controllo sul proprio lavoro, con l’opportunità di esprimere le proprie capacità e con la varietà di compiti svolti.

 

Per lavorare bene è importante sentirsi trattati bene, valorizzati nelle proprie competenze, sentire che il proprio senso di giustizia viene rispettato, che quello che si fa aiuta la crescita personale, che si è degni di fiducia, e che si può aver fiducia nelle persone con cui si lavora.

 

Siccome non mi bastava quanto avevo letto, ho deciso di contattare il professor Bartolini e porgli alcune domande.

 

Il Manifesto per la felicità secondo il professor Bartolini

Q. Com'è cambiato il mondo del lavoro confrontandolo con quello delle generazioni dei nostri nonni, cioè di persone nate negli anni ‘30?

A. In quel periodo il lavoro era perlopiù rurale e il lavoro rurale è fatto in comune, cioè coinvolgendo la comunità. Lavori come il raccolto, le opere di consolidamento del terreno, di regimazione delle acque erano fatti in comunità.

Anche il lavoro femminile era svolto insieme, pensiamo al lavaggio degli indumenti, alle conserve di frutta e verdura, ai lavori di cura.

La stessa educazione dei bambini allora era comune, esisteva un controllo sociale ed oggi invece è privatizzata.

Lavorando con gli altri si chiacchiera, si mantiene la relazione sociale tra le persone. L’industrializzazione è solitudine, lo stesso rumore delle fabbriche impedisce la relazione sociale.

Con la deindustrializzazione nel lavoro di ufficio, non si è più tornati alla socialità.

Il lavoro continua ad essere impostato sull'isolamento, siamo affetti dai conflitti generati dallo stress e dalla competizione. Tuttavia c'è un evidente lato positivo nel lavoro di oggi: la mancanza di fatica fisica, che per quella generazione era molto pesante.

Se vogliamo riassumere il mondo di oggi rispetto a ieri:


- FATICA + STRESS + ISOLAMENTO


Q. Se dovesse dare un consiglio ad un ragazzo che sia affaccia al mondo del lavoro o dell'università cosa gli direbbe?

A. Gli direi di non credere a quello che gli raccontano sulla scuola e sul lavoro.

Mi spiego meglio. Il progetto della scuola di massa è nato all'inizio del '900 per insegnare ai bambini ad obbedire.

Il modello era quello utilizzato per domare gli animali: segregazione fisica e spaziale, noia e obbedienza. Lo scopo era distruggere lo spirito critico.

Allora, poteva avere senso, perché si dovevano formare operai che lavoravano nelle fabbriche e dovevano imparare ad annoiarsi e obbedire. Oggi non ha alcun senso, ma il modello è rimasto uguale. Si insegna la fretta, si impongono scadenze stressanti.

Non ci si può porre domande, perché altrimenti si perde tempo nel cercare le risposte e si va male a scuola. L'importante è studiare grandi quantità di nozioni.

Invece quello che conta oggi nel lavoro è essere creativi, alle aziende servono persone che sanno risolvere i problemi, non degli yes-men.

Dunque la formazione che viene imposta e ciò che davvero servirebbe nel mondo del lavoro, sono lontanissimi e tutto ciò è disfunzionale alla felicità.

 

Il professor Bartolini continua la sua ricerca e presto pubblicherà altri libri sull'argomento, in attesa di poterli leggere ci lasciamo con una sua ultima citazione:

Il tempo è un bene particolare perché il tempo è la vita e la qualità del tempo è la qualità di vita.


Vai alla Tappa n. 2 del Manifesto per la Felicità se vuoi sapere perché si odia il Lunedì mattina e di chi è la colpa


 

Commenti

commenti

Laura Ribotta

4 comments

Leave a reply