wellbeing

Che colore ha la felicità?

Vogliamo rendere le persone che lavorano nella nostra azienda più produttive? Facciamole stare bene. È un ragionamento molto semplice, se il lavoratore sta bene e non ha altri "pensieri" sarà più concentrato sui suoi compiti.

In un’epoca in cui le persone non sono mai totalmente soddisfatte per quello che hanno, è importante che le aziende creino un clima aziendale favorevole al benessere dei dipendenti. Ogni persona accumula una certa quantità di problemi familiari e professionali nella vita quotidiana, e le aziende possono offrire un palliativo a tutto questo attraverso un sistema di wellbeing.

Cosa significa wellbeing?

Il termine Wellbeing rappresenta un benessere psicofisico, ma anche finanziario, dei dipendenti. L'individuo che sta bene sia psicologicamente che fisicamente, può sfruttare al meglio le sue capacità cognitive ed emozionali, ritrovando nuovo successo sia a livello professionale, che all’interno della quotidianità familiare e relazionale.

Il Wellbeing può inoltre essere un valido strumento di comunicazione esterna per l’azienda e di engagement di nuovi talenti. L’impresa, non può quindi più limitarsi a far sì che il dipendente raggiunga il benessere economico attraverso premi e aumenti di retribuzione, ma deve anche mettere in atto delle iniziative per occuparsi della sfera psico fisica dello stesso.

Il Wellbeing dev'essere quindi espressione di un benessere che coinvolge il dipendente a 360 gradi, non solo dal punto di vista professionale, ma proprio della sua persona, fino ad arrivare alla vita privata.

È infatti risaputo che un dipendente triste non è produttivo per l’azienda, e non fa altro che provocare un circolo vizioso di maggiore assenteismo, assenze per malattie e scarso impegno nel lavoro. Dipendenti più felici invece, collaborano di più con i colleghi, sono più propositivi e come conseguenza, diminuisce il turn over e i costi legati ad assenze non programmate.

Da un paio di anni si parla molto di welfare aziendale. Ma ancora oggi, in Italia, la felicità è un benefit, che purtroppo troppe aziende non considerano. Negli Stati Uniti, dove la felicità del dipendente è tutelata a livello legislativo, sempre più aziende hanno introdotto al loro interno la figura del Chief Happiness Officer, che tradotto in Italiano, altro non è che il Manager della Felicità.

Il compito di questa figura è ottenere il benessere dei dipendenti, interpretarne i bisogni e fare in modo che ognuno di loro sia soddisfatto del posto dove lavora. Non è però strettamente necessario avere in azienda una figura preposta esclusivamente alla felicità dei dipendenti, perché basta mettere in atto qualche piccolo accorgimento, che spesso non prevede alti investimenti monetari, per rendere il luogo di lavoro, un posto più felice.

È opportuno inserire in azienda, una serie di attività che rendano più agevole il raggiungimento della salute e benessere dei lavoratori. Ovviamente, tali benefit o servizi vanno studiati appositamente per i dipendenti della specifica azienda, perché cambiano a seconda del contesto di riferimento e devono essere costruiti, coinvolgendo ogni ramo dell’organizzazione aziendale.

Banalmente, basterebbe anche introdurre le classiche misure di welfare aziendale, come la flessibilità oraria, la conciliazione lavoro-famiglia, le convenzioni con attività commerciali esterne.

Esistono anche però delle specifiche azioni, meno formali, per far sentire i dipendenti più felici, andando ad operare in determinate aree.

 

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Quindi, benessere aziendale = dipendenti più felici

L’ambiente di lavoro.

Innanzitutto, le aziende possono partire dalla creazione di un ambiente più sano che possa aiutare i dipendenti nella condizione di stare bene con se stessi, ma anche con l’azienda in cui operano e con la comunità in cui vivono. Un ambiente più confortevole può infatti portare ad un nuovo benessere della persona.

Si possono semplicemente riorganizzare gli spazi di lavoro seguendo delle filosofie come quella del Feng Shui, aumentando i colori e la luce naturale, e rendendo i dipendenti partecipi del cambiamento.

Da un punto di vista più concreto, si può rinnovare l’ambiente anche inserendo postazioni più comode da un punto di vista ergonomico, come sedie pensate per il mantenimento della corretta postura o scrivanie regolabili in altezza. Il tutto deve comunque mirare alla creazione di luoghi di lavoro sicuri e salubri, dove venga prestata maggiore attenzione ai lavoratori con esigenze speciali, come i disabili.

Bisogna anche considerare la salubrità dell’aria e inserire degli impianti di riscaldamento o climatizzazione a norma, cercando di mettere d’accordo tutti. Ad esempio, con i primi caldi si possono utilizzare delle semplici ventole al posto del climatizzatore, fonte di frequenti litigi tra i colleghi che hanno caldo e quelli che hanno freddo.

Alimentazione e attività fisica.

Un aspetto importante per la salute delle persone è un’alimentazione equilibrata: nelle aziende dotate di mense, si potrebbe offrire ai dipendenti una dieta sana, senza essere però troppo rigidi, oltre a introdurre corsi di educazione alimentare per renderli più consapevoli delle loro scelte alimentari. Ma anche predisporre una cucina utilizzabile direttamente dai lavoratori per la preparazione dei pasti, può rappresentare un notevole passo avanti verso il benessere.

Per raggiungere il benessere psico fisico, praticare sport è in generale un ottimo rimedio contro lo stress e la vita sedentaria. Alcune aziende hanno introdotto al proprio interno una vera e propria palestra, con tutti gli attrezzi per dedicarsi al meglio all'attività fisica; altre hanno inserito sia corsi sportivi come lo yoga e la meditazione per rilassare i dipendenti, che attività più energiche, come il crossfit, per permettere agli stessi di mantenersi in forma, senza la necessità di effettuare spostamenti verso una palestra esterna.

Svago e benessere psicologico.

Bisogna poi considerare che spesso i dipendenti non hanno il tempo, al di fuori del lavoro, per dedicarsi ad attività di svago e sportive. All’interno dell’azienda si può quindi ricreare una spazio progettato per lo svago ed il relax, con divani e poltrone, e una zona ricreativa con giochi e la possibilità di ascoltare musica.

Oppure, per favorire il rilassamento dei dipendenti che lavorano in contesti molto caotici, si possono creare degli ambienti progettati specificamente per la concentrazione e la meditazione.


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Alcune aziende hanno invece adottato delle tecniche legate alla sostenibilità ambientale, creando occasioni di incontro nella natura, come il trekking, oppure spingendo i dipendenti a partecipare a iniziative di volontariato a tema ecologico che, oltre a portare risultati per la tutela dell’ambiente, creano uno spirito di gruppo che porta positività all'organizzazione aziendale e cooperazione tra i colleghi.

In alternativa, si può scegliere di lasciare più tempo libero al lavoratore, ad esempio aumentando le ore di permessi oltre quelle contrattuali, e rendendo l’orario di lavoro più flessibile.

Tutte queste iniziative servono in gran parte a prevenire lo stress da lavoro correlato, una patologia definita dall'Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004, come "una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale, ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro".

A tale proposito, può essere utile portare periodicamente uno psicologo in azienda per assistere i dipendenti e favorire la loro salute psicofisica. Intervenire in via preventiva sul benessere per garantire una migliore salute della popolazione aziendale, e conseguentemente un minore intervento sanitario, è un aspetto che le aziende stanno cominciando a non sottovalutare.

Per questo, anche l’introduzione di piani di welfare comprensivi di fondi assistenza sanitaria, possono essere utili per aiutare i lavoratori a raggiungere il benessere completo.

Alcune aziende hanno deciso di attuare programmi di promozione della salute, partendo dall'analisi delle misure necessarie per prevenire infortuni e malattie, fino ad offrire ai propri lavoratori le opportunità e gli strumenti concreti per garantire uno stile di vita sano. Una politica di questo tipo porta a ridurre i fattori di rischio generali, ma anche quelli correlati al nascere di malattie croniche e debilitanti.

Varie sono dunque le iniziative che un’azienda può adottare per rendere i propri dipendenti più sani e felici. Studiando i bisogni dei propri dipendenti è quindi possibile introdurre delle azioni di welfare aziendale non troppo costose, ma comunque molto efficienti per ogni situazione specifica.

E forse, senza chiamarlo "well being", dovremmo fare un salto indietro nel tempo, quando le nostre aziende di piccola dimensione, erano a conduzione familiare ed i dipendenti all'ingresso in azienda, diventavano parte della stessa.

Siate felici.

 


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Luca Furfaro

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