coronavirus e smart working

Serviva il coronavirus per svegliarsi ed approcciarsi allo smart working?

Nei prossimi mesi scopriremo i veri effetti del Coronavirus sull’economia globale. Di sicuro sta creando non pochi problemi a industrie e aziende che si trovano impreparate (giustamente?) ad affrontare un fenomeno complesso e dirompente come il virus partito da Wuhan, uno dei più grandi hub industriali cinesi dove nascono 800 imprese al giorno.

Il World Economic Forum ci aiuta a comprendere maggiormente le dimensioni del fenomeno nell’articolo "Everything you need to know about coronavirus".

Oltre agli aspetti più di cronaca, ai quali rimando per approfondimenti alle fonti istituzionali (http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus), c’è da tener presente quello che sta succedendo nelle economie di tutti i Paesi, l’Asia in particolar modo.

Questa era la situazione all'inizio dell'emergenza: la borsa di Seoul in forte ribasso, quella di Tokyo chiusa; in Cina la vendita di auto è crollata del 92% su base annua nella prima quindicina di Febbraio secondo la China Passenger Car Association (CPCA): 4.909 auto vendute rispetto alle 59.930 dello stesso periodo nel 2019 (Fonte CNBC).

La situazione in Italia

L’attenzione al Coronavirus ha interessato l’Italia dopo i casi esplosi nella provincia di Lodi e in diverse regioni del nostro Paese che hanno spinto il Governo a mobilitarsi in maniera massiva per contenere la diffusione del virus e blindare i vari focolai rilevati.

Il lockdown con la chiusura di molti esercizi commerciali e servizi pubblici, scuole, università e altri uffici, la sospensione di partite di calcio e spettacoli teatrali, la chiusura anticipata del carnevale di Venezia e altre manifestazioni pubbliche, ha testimoniato l’importanza del fenomeno.

L’Italia si è trovata di fronte una situazione complessa, tra allarmismi e casistiche crescenti, mettendo in difficoltà l’economia del Paese: i primi disagi causati durante la Fashion Week di Milano con eventi saltati e visitatori con il contagocce avevano spiazzato i tanti addetti ai lavori. Il resto lo conoscete già.

Molte aziende sono state costrette a chiudere temporaneamente, altre hanno reclamato lo Smart Working.

Ebbene si! Che lo Smart Working ci salvi!


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L'importanza di essere organizzazioni flessibili ed agili

La situazione di crisi dichiarata ha mostrato le debolezze del nostro sistema e possiamo con certezza affermare che molte aziende stanno soffrendo (e soffriranno) questo fenomeno. Possiamo così identificare - semplificando - due grandi categorie di organizzazioni: quelle pronte a gestire la complessità e quelle che arrancheranno nell'immediato futuro.

Le prime sono quelle organizzazioni che hanno accolto con intraprendenza e "coraggio" modalità di lavoro più flessibili e collaborative - al netto di coloro che realizzano e commercializzano beni di consumo o prodotti, o che prevedono un processo manifatturiero - introducendo forme di Home Working, Remote Working e - in alcuni casi - Smart Working.

La maggior parte delle aziende ha abilitato la popolazione aziendale o parte di essa a lavorare da casa, cosa molto lontana dallo Smart Working e molto vicina all’Home Working che - senza voler fare i "puristi" del concetto - di sicuro aiuta a garantire un livello di produttività soddisfacente nonostante la chiusura degli uffici.

Per approfondire il concetto di Smart Working ti lascio due link spero utili:

Dall'altra parte ci sono le aziende poco lungimiranti, ancorate al controllo e alla presenza fisica che, di fronte a questa emergenza, si son trovate in seria difficoltà. Motivo? Chiusura degli uffici, persone bloccate a casa senza pc o possibilità di accesso a software, o con strumenti e processi molto vicini al "fai da te".

La carenza di tecnologie e piattaforme collaborative che facilitano la comunicazione tra le persone e l’assenza di prassi per gestire il lavoro da remoto, sono solo due macro fattori che - in situazioni simili - pesano molto sulla produttività. Per non parlare degli effetti collaterali generati: stress e agitazione, persone in tilt, incontri saltati e scadenze rimandate.

Di certo un evento del genere, per la sua rarità ed eccezione, mette a dura prova tutti, ma l’aver impostato delle policy, dei protocolli comportamentali, delle tecniche di lavoro a distanza, può ridurre in maniera sostanziosa tali effetti. Ad esempio: anziché annullare o rimandare un incontro ci si può organizzare con una videochiamata. Ecco alcune domande da porsi:

  • Esiste una piattaforma di video collaboration unica condivisa?
  • Tutti sono in possesso di device (laptop, tablet, smartphone) per collegarsi da remoto e lavorare?
  • Esiste un protocollo / team agreement (interazione, moderazione, comunicazione) per la gestione della video chiamata?

Semplice vero? In realtà non è così scontato per tutti. C’è chi si collega da telefono, chi non riesce proprio a collegarsi o ancora peggio - non ha internet. Comunicazione frammentata ed efficacia della videochiamata pari a zero.


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Il Coronavirus ci insegna una cosa, in realtà già detta nelle numerose occasioni in cui mi sono trovato a parlare di Smart Working e raccolta anche nel nostro ebook www.thesmartworkingbook.com: solo attraverso la diffusione di un costante senso di urgenza si possono affrontare in maniera reattiva i cambiamenti del mercato.

Porre le basi per un’organizzazione flessibile con persone che si adattano alle varie situazioni, supportate da policy e tecnologie che facilitano la collaborazione è l’unica via per la sopravvivenza, soprattutto in casi come questi. E questa cosa deve spingere le aziende a svegliarsi.

Qui una lista di articoli che possono aiutare ad avvicinarsi al Remote Working:

Pensaci. Non troppo, e agisci!

Libri utili da leggere in questo caso:

"Il potere delle abitudini" di Charles Duhigg il quale narra come le abitudini si formano, quando ci condizionano e come cambiarle.

"Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi vent'anni" di Alec Ross che ha scritto questo libro con uno scopo ben preciso: raccontare a tutti il futuro che ci aspetta, per aiutarci a trovare il nostro posto nel nuovo mondo.

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Andrea Solimene

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