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Coltivare se stessi per far fiorire il mondo: Auto-Coaching

Da quando è iniziato il lockdown, ho iniziato a scrivere con uno sguardo più critico verso ciò che sto osservando. "Come stai?" vuoti di significato, burnout alla portata di “testa” per tutti, classi manageriali da rivedere come tutti i “new ways of working” a cui non eravamo preparati in questa modalità forzata senza libertà.

Rileggendomi è sempre il lato umano a prevalere, quella prospettiva che mi ha portata con grande “fame” di ascolto a parlare sempre più frequentemente con la mia Coach, Gaia Corazza. Con lei le riflessioni hanno un impatto diverso nella mia vita personale e professionale, perché si basano su una professionalità che fa delle domande potenti, e delle successive scoperte, dei concreti passi per andare avanti verso i propri obiettivi. Ogni conversazione con lei è così ricca che ho pensato di iniziare a condividere le nostre riflessioni sotto forma di intervista. Così, la presento.

Si occupa di coaching, training, consulenza nella gestione delle persone, come libera professionista dal 1999 ed ha in precedenza maturato un’esperienza aziendale di oltre tredici anni in azienda nei settori finanziario, amministrativo, commerciale in ruoli di responsabilità e di coordinamento delle persone. È Managing Director e co-fondatrice di Generativa s.r.l. Società Benefit appartenente ad un ecosistema profit e no-profit di imprese impegnate nel supporto allo sviluppo delle persone e delle organizzazioni.

Cos'è il coaching? Avviciniamoci a questa metodologia che si diffonde 

Q. Ciao Gaia, vorrei fare un esperimento con te e avvicinare tutti i nostri lettori al Coaching, provando a dare degli strumenti pratici e utili già in queste poche parole. Inizio quindi con una domanda basilare. Cos’è il Coaching? Me lo spieghi pensando di raccontarlo ad un bambino?

Gaia Corazza

Gaia Corazza

A. Il Coaching è una metodologia educativa di matrice socratica che parte dal presupposto che gli esseri umani non sono vasi da riempire, ma pozzi a cui attingere. Il Coach agisce da catalizzatore delle risorse già presenti nella persona, attivando e promuovendo percorsi latenti di trasformazione.

Il cliente può così aumentare il suo livello di consapevolezza ("conosci te stesso") e l’accesso al suo "purpose", sapiente miscela di visione, valori e identità personale. Il passo successivo sarà quello di identificare le strategie migliori per giungere alle mete desiderate.

Il coaching è arte, scienza e pratica: un modello conversazionale sostenuto da una serie di principi che il Coach si impegna ad adottare: presenza, fiducia, apertura alle possibilità, accoglienza. Un percorso iniziatico sia per il Coach che per il Coachee che viaggiano insieme in un campo caratterizzato da una solida partnership, al termine del quale si troveranno entrambi trasformati dalla potenza della relazione generativa.

Q. Coaching e crisi; questo scenario di totale incertezza. Cosa sta accadendo? Chi si sta avvicinando di più al Coaching?

A. La risposta apparentemente più semplice è "tutti". Manager, Leader, studenti, persone alla ricerca di una direzione, di un senso.

Siamo smarriti e disorientati in questo tempo e in questo spazio, ma come ci ricorda Seneca "Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare"; aggiungo che scorgere la meta è importante, ma altrettanto fondamentale è riconoscere se stessi nelle proprie forze e nelle proprie fragilità.

Gli esseri umani da soli si smarriscono, nella relazione di alleanza che si instaura con il Coach, ecco allora che possono ritrovarsi riconoscendosi e venendo riconosciuti da un altro essere umano che ascolta, domanda e stimola.

Q. Ho aperto l’articolo con una “polemica organizzativa” per ciò che vedo nel mondo del lavoro. Tu cosa stai osservando?

A. Osservo tante contraddizioni, osservo disorientamento, osservo paure che spesso si traducono in un attaccamento alla convinzione che "si tornerà alla normalità" e quindi in un rinvio di azioni di ascolto e di accompagnamento delle persone, che mai come oggi sono state importanti.

I leader e i manager in momenti di crisi, cioè di opportunità e di minaccia al tempo stesso, devono sì gestire l’emergenza, ma soprattutto accogliere le preoccupazioni delle persone, ascoltare il loro grido di aiuto, essere consapevoli della stanchezza che i grandi cambiamenti portano con sé, orientarle verso un orizzonte di speranza e di creazione di futuri possibili.

Q. Di cosa abbiamo davvero bisogno secondo te adesso nelle imprese?

A. Oggi abbiamo bisogno di consapevolezza, di accoglienza, di cura, di speranza, di fiducia e soprattutto di coraggio; il coraggio di abbandonare abitudini ormai superate, di cambiare rotta, di andare verso modelli di vita e di lavoro rispettosi degli ecosistemi umani e ambientali nei quali siamo inseriti.

Q. Si possono, e come, allenare i manager meno empatici? 

A. Sì è possibile, sappiamo che il nostro cervello è plastico e che la volontà di apprendere e la fatica che si è disposti a fare per apprendere contano più del genio e del contesto. Il punto di partenza resta quello di prendere coscienza di ciò che manca e di ciò che serve per raggiungere le mete desiderate, ma soprattutto occorre immaginare scenari di possibilità.

Q. Adesso però voglio soffermarmi sugli aspetti che ho più a cuore al momento. La cura di noi stessi. Come possiamo riscoprirla? Mi hai parlato di Auto-Coaching. Cos’è? È possibile?

A. Ascoltare se stessi per ascoltare gli altri è la prima frase che mi arriva. Come posso prendermi cura, accogliere ciò che mi circonda se non ho cura ed accolgo i miei moti interiori? Come posso essere gentile con gli altri e con l’ecosistema nel quale sono inserita se non ho moti di gentilezza verso me stessa?

Consapevolezza, cura, accoglienza, coraggio si possono coltivare. Per molto tempo abbiamo navigato e percorso itinerari esteriori, forse è giunto il tempo di viaggiare dentro di noi più di prima. L’auto-Coaching consiste proprio in un sottile lavoro di attenzione, ascolto, cura di sé per cogliere la voce interiore profonda che conosce la verità ed amplificarla.

Q. Per chiudere ti chiedo di condividere con noi la citazione che preferisci per raccontare il Coaching

A. Me ne vengono in mente moltissime, ma una in particolare ora mi accende e risale a Plutarco:

La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto come legna, di una scintilla che l’accenda e vi infonda l’impulso della ricerca ed un amore ardente per la verità.

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Valentina Marini

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