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I Digital Innovation Days – La sostenibilità nelle nuove forme di business

Un’esperienza formativa indimenticabile. I Digital Innovation Days potrei racchiuderli in queste quattro parole e non minimizzerei affatto la complessità e l’intreccio dei temi trattati.

L’evento, che ho vissuto prevalentemente da outsider del settore, nel corso degli anni si è sempre svolto in sede fisica, ma quest’anno, causa pandemia, il 29 e 30 ottobre si è spostato in digitale. È stato un successo, mi verrebbe da dire, agli occhi dei profani, di cui purtroppo conosco solo un raro esemplare, e sono i miei; ma le lodi non stentano a giungere anche dalla stragrande maggioranza di addetti ai lavori che di quello spirito fanno uno stile di vita.

Il grande tema in gioco è stato quello di aprire uno spazio di confronto e apprendimento che potesse soddisfare qualsiasi esigenza di fruizione, modulandosi di volta in volta per accontentare sia le necessità di chi fa business e parimenti quelle di chi ha bisogno della divulgazione che una conferenza di grande livello può portare; soprattutto a chi, rispetto a questo mondo (me compreso) è stato un estraneo.

Il resoconto dell’evento per quanto semplice nella sua partizione, offre grandi spunti di riflessione ordinati in stanze, macro-categorie e temi.

DIDAYSIT tra sostenibilità e business

Day One:

Sala grande

Barbara Gasperini DIDAYSIT

Barbara Gasperini modera la sala grande dei DIDAYSIT. (Fonte: https://twitter.com/gdt62/status/1321739581033750528/photo/3)

Moderata da Barbara Gasperini, la sala grande si apre con uno speech sulla sostenibilità d’impresa e sul sentimento che questa deve (o vorrebbe) produrre sul consumatore. Il primo focus di grande rilevanza è stato sul senso di gratitudine e di solidarietà come diktat morale delle compagnie.

Un assaggio dal sapore filosofico dell’ambiente che il business digitale punta a costruire, una narrazione quasi fiabesca, per quanto razionale, subito seguita da una sessione intensa e disillusa di dati sulla ricezione che l’Italia dei consumatori ha avuto della crisi pandemica.

Nel secondo intervento è stato quindi, analizzando trend, sensazioni e psicometrie, mostrato come includere tutti i valori positivi e negativi che lo stato di emergenza ha portato. Nonostante questa serie di dati agghiaccianti, il fulcro del discorso è stato quello della ripartenza. Come i funamboli in bilico tra incertezza e speranza.

Un gioco, quello tra i primi due speech che va a mostrare quanto narrazione, storytelling e analitica non siano nemici nella costruzione del proprio business model, ma che solo insieme, biunivocamente, siano in grado di instaurare una dialettica che dalla produzione aziendale riesca ad estrapolare valore sia economico che, maggiormente, sociale.

Sulla base di questa dicotomia costruttiva possiamo inquadrare, contestualizzare e orientare il significato dei successivi speech, come se fossero profetici.

Alcuni di essi, come il discorso di Manlio Ciralli, sollevano problematiche, indagano sulla mutevolezza dell’ambiente e la pericolosità teorica per i lavori (e di conseguenza per le persone, dettaglio non banale che si tende spesso a dimenticare) che rischiano di essere automatizzati.

Manlio Ciralli

Manlio Ciralli, CEO Phyd. (Fonte immagine https://twitter.com/way2global/status/1321755259270778880/photo/1)

Questo mostrando passo passo esempi dettagliati dagli impieghi a metà tra la bassa qualificazione e la settorialità estrema nel mirino della trasformazione tecnologica, andando a chiedersi come fornire loro il necessario Re-Skilling per tornare nel mondo del lavoro.

Altri invece, evidenziati i problemi, propongono e ribadiscono soluzioni digitali per mantenersi competitivi durante la crisi: L’e-commerce, gli strumenti massmediali, l’utilizzo dei dati, portando casi studio di volta in volta diversi, basati sulle proprie attività, e ricche di soluzioni produttive originali.

Notevoli infine sono state le analisi approfondite su:

  • Affettività durante la pandemia;
  • Storytelling sulla digital transformation.

Sala Social Media

Il percorso formativo della Sala Social Media è cominciato partendo dalla promozione di sé stessi. La sua progressione organica però ha cominciato a vertere subito sempre più sulle tecniche di padronanza dei mezzi comunicativi (come effettivamente ci si aspetta da questo determinato settore).

Dalle Tecniche di Podcasting ai vantaggi nella competizione del mercato di instaurare un dialogo con i consumatori attraverso i social. Cruciale è stato il passaggio da Social Media a Social Media Marketing. Da interpretarsi nella grande ricchezza di analisi che portano in primo piano le CMR (Customer Managed Relationship) ed esplorando il concetto di community. Questa nella fattispecie sta acquisendo un ruolo sempre più fondamentale nei processi di acquisto, soprattutto nei più giovani.

L'obiettivo è stato portare esempi virtuosi di business attraverso le relazioni.

Sala Health Tech

In una convention sull’innovazione non può essere presente soltanto una forma cultura digitale orientata esclusivamente al business. In questa room entrano in gioco tutti gli sviluppi tecnico scientifici dell’ultimo decennio in ambito medico.

Gli argomenti principali sono stati: la relazione tra l’automazione e l’ecosistema dell’healthcare, il lavoro sull’engagement del paziente nel processo di cura, ma soprattutto uno spaccato sul futuro della ricerca clinica nel mondo digitale.


Leggi anche eHealth: come il digitale sta cambiando il rapporto medico-paziente


Sala Fintech

La sala fintech (sull'argomento trovi anche la Video Spremuta con Fabrizio Villani da gustare sul canale Youtube di Spremute Digitali) ha offerto una introduzione sul mondo del pagamento digitale e delle criptovalute tentando di mostrare la convergenza tra questo universo e i mercati tradizionali.

Gli spunti di riflessione hanno riguardato il ruolo fondamentale che avranno questo tipo di servizi nella ripresa economica globale, investimenti, imprese, trend interni allo sviluppo di questa determinata industria.

sala fintech

Momenti di Sala Fintech. (Fonte immagine https://twitter.com/giulianofioreof/status/1321839656548376580)

Sala Web Marketing

La sala Web Marketing ha offerto analisi quantomeno disparate nel suo percorso, cosa che a onor del vero rende giustizia alla fluidità e alla adattabilità di questa disciplina nelle sue sfaccettature.

Se la maggior parte degli speech vertevano sul cambio delle logiche d’acquisto causate dal covid, andando a toccare le questioni di E-commerce, e delle strategie pubblicitarie pertinenti, ce ne sono stati altrettanti in grado di analizzare a fondo e spiegare i principali tool per il Marketing Digitale.

Realtà Aumentata ai fini commerciali, Google Ads analytics, pivoting per la sopravvivenza. Le più disparate cose che però costituiscono un frame molto vivido sulle tecniche di mercato attuali.

Sala Fashion Tech

Dedicata a uno dei settori più vessati dalla pandemia, la sala Fashion Tech si orienta principalmente sulla sopravvivenza all’onda d’urto che la chiusura dei negozi fisici ha portato nel campo della moda.

Questo settore è stato devastato non solo da un cambio di paradigma, ma dalla mancanza endemica di finanze, causate dallo stesso perenne stato di reclusione a cui tutti noi consumatori siamo stati sottoposti negli ultimi mesi. La crisi sanitaria ha infatti drasticamente abbassato l’importanza che diamo alle spese in abbigliamento, ma soprattutto alla ricerca di beni Luxury in sede.

Quello che sembrerebbe un disastro però non ha mai messo totalmente in ginocchio questa gigantesca industria che si è certamente rialzata e attraverso una serie di casi studio ci ha mostrato ancora le sue zanne.

Il settore è ancora perfettamente in grado di reagire e ce lo vogliono assolutamente far sapere, sono alla ricerca di una controparte digitale alle sensazioni di eventualità presenti nei luoghi fisici. Soprattutto nel settore Luxury dove questo tipo di relazione col cliente è cruciale, nella fattispecie nel Decision Making, è in atto una ricerca per poter conferire nuovamente ed anche on line quel senso di ambiente unico in cui ci si senta presi in considerazione, quasi riveriti, coccolati fino alla scelta finale, proprio come lo si era in negozio, per tutto il processo d’acquisto.

Comprare un capo firmato non è mai acquisire un pezzo di stoffa, ma è scegliere di avere la storia imprenditoriale del brand che ti viene cucito addosso. Per questo è necessario costruire, anche digitalmente. E degli speech così accorati ne sono la prova. Non si fanno soldi solo dai soldi o dai beni, ma soprattutto si fanno soldi da una cultura. Questo hanno voluto trasmettere. (E a mio modestissimo parere ci sono riusciti).


Leggi anche Retail Innovation: Qual è il futuro dei negozi fisici? Guida all'innovazione


Così si conclude la prima Giornata dei Digital Innovation Days in una sincronia di ricchezze contenutistiche uniche e una capacità didattica veramente esaustiva.

Prima di lasciarvi dopo questa corposa avventura prosaica, quali sale hanno catturato di più il vostro interesse, su quali vorreste un approfondimento più corposo? Fatecelo sapere in attesa della seconda giornata dei DIDAYSIT in arrivo su Spremute Digitali.


Finalmente è arrivata! Ecco la seconda puntata che racconta il Day Two dei Digital Innovation Days: 

I Digital Innovation Days – la sostenibilità nelle nuove forme di business. Vol. 2

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Riccardo Malaspina

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