Due startup italiane per cambiare il paradigma del lavoro

I social media sono entrati prepotentemente nella realtà quotidiana di ognuno di noi invadendo prima la nostra sfera personale e poi quella professionale. Sono stati accostati immediatamente al marketing e alla pubblicità online per la loro forza di raggiungere un ampio bacino di utenti e per la viralità implicita che possono garantire. Koen Lukas Hartog, esperto di social recruitment, in una recente intervista a Spremute Digitali ha evidenziato le innumerevoli potenzialità degli strumenti social applicate al mondo delle risorse umane. Il paradigma del lavoro sta cambiando (alta e crescente mobilità, modifica dei rapporti tra domanda e offerta, …): si passa da un modello tradizionale basato sulla mera pubblicazione di annunci a un modello sociale fondato sul reclutamento interattivo e attraverso piattaforme di social networking. In Italia c’è tanta voglia di seguire questo trend e cambiare rapidamente il mercato del lavoro. Ne parliamo con due giovani e promettenti realtà italiane: MyJobPage e Jobswapper.

 

MyJobPage è il social network professionale del “saper fare”, in cui emerge tutto ciò che una persona sa fare. Non solo le classiche componenti da CV ma anche il risultato di ogni esperienza che abbia sensibilmente insegnato qualcosa. Su MyJobPage chiunque ha la possibilità di dimostrare ciò che sa fare, raccogliere valutazioni e commenti e condividere il tutto su un social network in cui trovare chi sta cercando proprio quelle competenze.
 
JobSwapper è una piattaforma web cartografica per effettuare ricerche di scambio/cambio lavoro, per offrire competenze e servizi, per pubblicare offerte di lavoro. È una piattaforma dedicata a privati, liberi professionisti e aziende per ottimizzare la rotazione, lo scambio e la ricerca di opportunità di business e risorse sul territorio.
 
Conosciamo meglio la loro storia e le loro ambizioni. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Gianpaolo Catania e Matteo Stracciari fondatori di MyJobPage e Alessandro Zanet, fondatore di JobSwapper con cui analizziamo due temi interessanti: il fenomeno della disoccupazione e quello della scomodità del lavoro a distanza.

Come nasce il progetto di My Job Page? Quali sono stati i fattori che hanno spinto a sviluppare un progetto in ambito HR?
La nascita di una start up come MyJobPage è certamente legata ad un sogno coltivato negli anni dai soci fondatori: dare nuovo slancio ad un Paese, l’Italia, ricco di opportunità ma sempre più avaro di speranze.
L’11 maggio 2012, durante un viaggio in auto, due giovani si sono interrogati sul fenomeno, di chi, avvolto dallo sconforto, smette di cercare lavoro. I due hanno deciso di riflettere su un metodo e su strumenti in grado di ridare fiducia ai disoccupati che rischiano di finire in questo vortice di rassegnazione e depressione. Il pensiero si è rivolto anche a chi ha già un’occupazione ma che, a causa di un contratto temporaneo, teme di perderla. Si sono considerati anche tutti coloro che hanno un impiego, magari a tempo indeterminato, ma sono desiderosi di rinnovarsi.
 
Quali sono i punti di forza di questa nuova impostazione data da My Job Page nella ricerca del lavoro?
Partiamo dal presupposto che il CV rappresenta lo strumento più utilizzato nella ricerca di personale, essenziale per sintetizzare passato e presente di un candidato, senza fornire realmente informazioni sul “saper fare”. Su MyJobPage certificati e percorsi scolastici si trasformano da criterio di selezione a dimostrazione di competenze apprese. Per una lingua straniera, ad esempio, una video presentazione può valere più di un voto su un certificato. In MyJobPage, quindi, può accadere che un profilo senza titolo primeggi rispetto a chi voglia avanzare solo per mezzo di certificati, senza fornire vere prove sul campo. Questo è possibile permettendo agli iscritti di caricare sulla propria pagina profilo, per ogni competenza, prove e file, anche multimediali, che dimostrino quel particolare saper fare, dando ampio spazio anche a passioni e hobby. Un algoritmo proprietario, inoltre, è in grado di pesare commenti e valutazioni sul saper fare di ogni iscritto e elaborare un ranking dei risultati.

Perché nasce JobSwapper? Quali sono le inefficienze del mercato che avete riscontrato nel tempo?

Come consulenti informatici, abbiamo vissuto spesso la scomodità di lavorare molto distante da casa.
JobSwapper è nato quindi cercando di dare una risposta ad un problema in realtà molto più diffuso di quanto si creda: ci siamo però subito resi conto che oltre a questo aspetto “privato” c’erano enormi aree di intervento e miglioramento all’interno delle aziende per quanto riguarda i costi (sia monetari che di tempo) della gestione logistica dei collaboratori, della pubblicazione di annunci/offerte di lavoro e delle attività di “scounting” sul territorio.
 
Numerose sono le piattaforme che si stanno proponendo sul mercato. Non bastano Linkedin e le altre già esistenti (ovviamente è una provocazione). Qual è la mission di JobSwapper? In cosa si differenzia?
JobSwapper offre uno strumento di ricerca di scambi (“swap”) che non è presente in nessuna altra piattaforma, né italiana né straniera. Inoltre (e non da ultimo) è semplice, economico, potente, basato su cartografia, sia personale sia aziendale. Dalla registrazione in 5 click l’utente ha la possibilità di vedere i risultati e contattarli … avete già provato?
 
Il mercato italiano è pronto per questo tipo di approccio? Quali le azioni da intraprendere per accelerare questo processo di cambiamento nella ricerca e selezione del personale?
 
Per i fondatori di MyJobPage, il mercato del lavoro è ancora, per lo più, ancorato a modelli passati, sistemi che sono destinati a non tornare più. Un cambiamento non è solo auspicabile ma necessario. Azioni realmente efficaci non possono essere quelle di singoli: solo unendosi è possibile sperare di fare qualcosa di sensibile e duraturo. Il mondo industriale e quello scolastico devono trovare nuovi terreni d’incontro e un linguaggio comune. D’altro canto, chi si offre sul mercato del lavoro deve riconsiderare il proprio futuro, preparandosi ad affrontare una diversa concorrenza e una crescente mobilità. Flessibilità al cambiamento e alta capacità di adattamento, queste le parole d’ordine. 
 
Stessa visione anche per il fondatore di JobSwapper che sottolinea i vantaggi dell’approccio nuovo e più sociale al mondo del lavoro: si eliminano gli intermediari (con risparmi di tempi e costi), si ottimizzano i costi e si gratificano le risorse umane, si accentrano gli strumenti di domanda, offerta e ricerca, si rende più dinamico il contatto fra tutti gli attori in gioco … anche se di lavoro si parla, e non è un gioco!
 
L’articolo 1 della Costituzione Italiana recita: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Non ci resta che premere l’acceleratore sul social recruitment...

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Andrea Solimene

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