fare networking

Quel filo rosso che accompagna il cambiamento

Ancora networking, dopo averne parlato con i ragazzi di Start2impact mi ha allettato l’idea di percorrerne il potenziale con chi ne ha fatto una professione. L’incontro con Alberto Bezzi cade proprio in un momento particolare e sulla base della volontà reciproca di ampliare le rispettive reti in maniera qualificata. La curiosità verso il suo “sistema” ha fatto il seguito. Cosa può significare fare networking oggi?

Conoscere.

Magari detta così può significare tutto e nulla, ma se proviamo a dare - a questo che per il momento è solo un termine - un contesto, probabilmente gli verrà associato un significato più profondo.

A modo mio associo questo conoscere all'acquisizione graduale di competenze, che di per il solo fatto di essere qualcosa di acquisito, ma migliorabile per mezzo dell’esperienza, diventano un bagaglio di “elementi” flessibili pronti all'uso, utili per adattarsi e per allenare quello spirito critico che ci dà la possibilità per guardare in maniera aperta e flessibile la realtà circostante.

Parlare di networking significa in un certo senso parlare di cultura del cambiamento, perché è proprio dal confronto che spesso si concretizza qualcosa di nuovo che gradualmente va a modificare dei modi di fare, trova un’altra strada a “l’abbiamo fatto sempre così”. Un confronto che parte da una necessità

Da queste premesse ha inizio il confronto con Alberto che nel parlare del suo progetto “Concentrazione” inizia citando Simon Sinek:

Impara ad aiutare gli altri, sarà la cosa più importante delle tua vita.

Cosa significa fare networking oggi? Aprirsi al cambiamento e al confronto

Q. Da cosa prende avvio "Concentrazione"?

Alberto Bezzi

Alberto Bezzi

 A. Da una sfida! Una sfida iniziata da Zero! Zero contatti, ma 25 anni di esperienza vissuta in diverse società.

Arriva sempre quel momento nella vita in cui ripartire da se stessi, ripensarsi e magari re-inventarsi su quello che ci caratterizza maggiormente. Solitamente lo si fa prendendo avvio da una passione/propensione e da una direzione da voler tracciare. Così ho fatto anche io…

Le classiche domande “chi sono” e “dove voglio andare” mi hanno guidato a quello che è oggi il mio lavoro, nel creare un network, nel trovare e selezionare i giusti compagni di viaggio. Il presupposto - poi - dell’innata necessità di dare e ricevere per riuscire a risolvere una qualsiasi problematica mi hanno dato lo spunto definitivo per creare un sistema funzionale e agile che si basa su un’idea tanto semplice quanto innovativa: il network può aiutarti a trovare ciò che cerchi, l’idea solving per il tuo problema.

È su queste basi che 5 anni fa nasce “Concentrazione”, alle fondamenta: professionalità - trasparenza e la volontà di aiutarsi nell'affrontare i problemi quotidiani che la nostra vita lavorativa ci pone.

L’obiettivo è quello di creare una rete di supporto innovativa e qualificata che possa generare sulla base di un confronto professionale e trasparente un bagaglio di soluzioni utili per affrontare le sfide concrete che il mondo del lavoro ci pone. L’unico requisito, dopo esserci conosciuti, è quello della reciproca volontà di supporto di conoscenze…

Per sintetizzare: tu puoi chiedermi un confronto professionale e viceversa - senza pagare. La ricompensa è il networking stesso.

Q. Perché hai deciso di mettere su un sistema del genere?

A. Fare networking è una continua occasione di crescita, personale e professionale. È un modo non solo per ampliare le personali competenze - tecniche e soft, ma anche uno per farsi conoscere, per fare esplodere le proprie potenzialità, e capire magari una parte di sé stessi ancora in ombra.

Questo è quello che è capitato a me. Oggi credo di padroneggiare o almeno conoscere molti più argomenti, e se qualcosa non la so, sono consapevole che il network può essermi di aiuto. Ed è questa la ricompensa più importante.

fare networking oggi

Fare networking oggi è fondamentale.

Q. È inevitabile a questo punto parlare di skill. A mio avviso oggi parlare di networking significa parlare insieme di soft e hard skill, di meta-competenze. Tu cosa ne pensi? 

A. Confrontandosi ogni giorno con manager di diverse aree, su argomenti diversi significa sfidarsi in un percorso di apprendimento continuo. In questo percorso sono coinvolte una serie di sfere che allenano la nostra flessibilità e ci permettono di guardare oltre il dato oggettivo.

La stessa possibilità di confrontarsi con sistemi, idee, professionalità diverse è un modo per aprire la mente e scoprire nuovi orizzonti forieri di idee innovative che vanno verso la costruzione di nuove “strutture”, modi di agire - auspicabilmente sempre più inclini ai cambiamenti che l’era moderna ci pone davanti. La cultura del cambiamento risiede in questo confronto, e io con il mio lavoro cerco proprio di fare questo, di tracciare insieme una nuova direzione. 

In questo processo vengono coinvolti tutta una serie di elementi fondamentali: dall'empatia, all'educazione e generosità, curiosità e alla capacità di saper dare feedback. Alla volontà e capacità di ascoltare. Tutte competenze necessarie e evidenti in una realtà - soprattutto alla luce della situazione attuale - necessarie per evolverci.

A queste si aggiungono tutta un’altra serie di elementi che coinvolgono le competenze gestionali: capacità di analisi, time management, project management, leadership. Conseguenze:

  • Crescita di Arricchimento di know-how;
  • Gestione di molte relazioni con persone e storie diverse;
  • Gestione di progetti completamente diversi;
  • Ottimizzazione dei tempi;
  • Diversi Successi e riconoscimenti professionali.

Q. A proposito di cultura del cambiamento e nuove direzioni cosa ha significato per te e per il tuo network questo periodo?

A. È stato l’evidenza di una necessità che “professavo” da un po’.

Mi spiego meglio, sono anni che lavoro in smart working, pertanto il periodo non mi ha costretto a una corsa ai ripari, anzi ha messo in evidenza aspetti sui quali mi battevo da tempo ormai, e sui quali gradualmente ho cercato di portare quelle che erano le persone/realtà con le quali mi interfaccio.

Ma è realmente necessario essere presenti fisicamente sempre e comunque?

Ho seguito diversi progetti di “digitalizzazione” e il momento storico ha registrato il decollare di altri che le aziende tenevano chiusi nel cassetto.

Spero possa esserci una modifica duratura da questo punto di vista, io per quel che mi riguarda continuerò a lavorare su aspetti che già mi appartenevano per far si che possano diventare cultura diffusa e permanente. Ed è questo uno dei significati più profondi del perché del networking.

Q. Quali sono i mezzi che usi per tenere viva e alimentate la tua rete?

A. La gestione delle relazioni, il contatto con persone e storie diverse è un lavoro per nulla da sottovalutare.

Pubblico un video settimanale con il quale cerco di essere in contatto con tutto il network. Ogni giorno mantengo i contatti con un semplice saluto, mi impegno a non tralasciare i feedback da dare a chi ho coinvolto nei progetti.

Amplio la rete cercando di coinvolgere persone diverse in base alle richieste che ricevo, per dare non solo a professionalità diverse di prendere parte a progetti eterogenei ma anche ai progetti di essere valutati da diversi punti di vista.

Tramite il networking puoi conoscere e sapere davvero molto in modo mirato e certificato da qualcuno che condivide con te punti di forza e di debolezza relativi a esperienze che ha già affrontato.

Q. Ma se dovessi chiederti di dirmi in breve cosa significa fare networking per te?

A. Volendo dirla in modo accademico il networking è “il processo di incontrare e comunicare con un tante persone al fine di ottenere informazioni che possono esservi utili”. Ma volendo essere più pratici e realisti da questi 5 anni anni ho capito che fare networkinng NON E’: 

  • vendere;
  • cercare di ottenere per forza qualcosa dagli altri;
  • tenere un bilancio a partita doppia di ciò che hai dato e ciò che hai ricevuto;

MA È - almeno nella mia personale visione:

  • intrattenere rapporti, alimentare connessioni, scambiare informazioni (on line e off line) tra persone per aumentare esponenzialmente le opportunità di apprendimento, sviluppo e collaborazione.

Vorrei evidenziare un concetto che ho imparato: si tratta di creare “una rete qualificata” quindi non solo contatti sui social e virtuali; creare una rete viva, vera, affidabile e sincera. 

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è più vicino a noi di quanto pensiamo, purché si sappia cosa ci serve e come parlarne con gli altri.


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Marianna Antenucci

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