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Google BERT: cosa cambia (se cambia). L'opinione di Francesco Margherita

Google BERT, l'update più recente di Google che sfrutta le reti neurali applicate alla gestione del linguaggio è l'avvenimento che ha disturbato i sonni tranquilli di content creator e blogger in queste ultime settimane.

Per fortuna non di tutti. Coloro che hanno sempre scritto per le persone (cosa che dovremmo fare tutti quanti in realtà) non avranno nulla da temere. Per gli altri... Google provvederà.

Per farti avere le idee più chiare su questo argomento, di cui non si fa altro che scrivere e parlare a dismisura, ho chiesto aiuto con un'intervista a Francesco Margherita, consulente SEO.

Google BERT, l'update più avanti nella storia degli update

Da quello che si legge dal blog di Google, BERT (sigla che sta per Bidirectional Encoder Representations from Transformers) è una nuova tecnica per eseguire ricerche che si serve di un linguaggio più naturale, praticamente quello che utilizziamo per parlare con qualcuno.

BERT è infatti l'update che sfrutta le reti neurali applicate alla gestione del linguaggio naturale. Da questo momento in poi una frase o query di ricerca viene considerata nel suo insieme, e non più come elemento composto da tante parole singole ed indipendenti tra loro; se ne analizza quindi anche il contesto.

Il nuovo update di Google riesce a comprendere il vero significato di una frase e la reale intenzione di ricerca osservando le parole che la compongono. Per capire l'intento alla base di una query di ricerca ad esempio vengono analizzate sia la query secca che le parole che la precedono e seguono, è così che Google riesce ad estrapolarne il senso vero e proprio.

Ora, dopo aver spiegato un po' più tecnicamente che cos'è Google BERT, torniamo al punto focale di questo articolo: cosa cambia per chi scrive contenuti o ha un blog con il nuovo update?

Essendo un argomento di cui in questi giorni si sente dire abbastanza ho chiesto aiuto ad una persona in grado di chiarire alcuni dubbi e sfatare falsi miti. Almeno così torneremo a dormire sonni tranquilli (o quasi).

Google BERT update: l'opinione di Francesco Margherita

Q. Ciao Francesco, benvenuto su Spremute Digitali. Ѐ davvero un grande piacere per me intervistarti, grazie per essere qui. Iniziamo con la prima domanda: si legge e si sente parlare tanto di BERT, il nuovo update di Google. Cos'è precisamente?

Francesco Margherita Google Bert intervistaA. Si tratta di un ulteriore passo avanti nella direzione dell’intelligenza artificiale. La “macchina” è stata messa ad imparare cosa facciamo a fronte di ricerche in ambiti diversi.

L’obiettivo è capire cosa cerchiamo veramente quando lanciamo una query a cui si può rispondere in tanti modi diversi. Un altro obiettivo è spendere meno risorse computazionali e allo stesso tempo aumentare l’efficienza del motore di ricerca.

Il funzionamento di BERT si inserisce nelle logiche del neural matching, cioè i meccanismi lato macchina che aiutano Google ad associare un termine ad una query di ricerca. Non ha dunque a che vedere con ciò che scriviamo nelle pagine dei nostri siti web, per lo meno non direttamente.

A grandi linee aiuta Google a capire che se cerchiamo l’effetto soap opera, probabilmente abbiamo un problema con la sintonizzazione del televisore. Un passo avanti davvero incredibile… a patto che funzioni, ovviamente.

Q. Perché Google BERT? C’entra qualcosa la crescita esponenziale della ricerca vocale?

A. Certo che sì. Ormai è almeno un decennio che si parla di ricerche vocali e ad oggi sono stati compiuti passi da gigante. Tu prova a chiedere a Google “cosa disse la vacca al mulo” e capirai che viviamo davvero nel futuro! 🙂

Disambiguare le ricerche vocali e capire davvero cosa l’utente cerca con il solo ausilio della voce è la sfida dei tempi in cui viviamo. Il futuro dell’internet è fare tutto senza nemmeno guardare lo schermo, sfruttando solo i comandi vocali e magari un piccolo tasto sulle nostre cuffie.

Per arrivare a rispondere sempre e comunque alle nostre domande occorre una potenza di calcolo incredibile per noi comuni mortali, non a caso si parla di computer quantici che vengono programmati da Buddha e Manitù. Scherzo, ma solo fino a un certo punto.

Q. Cosa accadrà ora ai contenuti già scritti, ai blog e ai blogger?

A. La questione non riguarda i contenuti, ma il modo in cui Google collega i concetti alle query di ricerca. Se un blog aveva senso continuerà ad averne, mentre se serviva solo a fare “posizionamento” avrà i giorni contati… Come del resto è sempre successo, anche prima di queste ultime notizie.

Q. Come cambierà il modo di scrivere articoli con Google BERT? O meglio, se cambierà. Dovremmo già scrivere per le persone da un bel pezzo…

A. Sono decenni che diciamo ai blogger di scrivere per le persone senza sovraottimizzare il testo. Ad ogni cambio di passo quest’affermazione diventa semplicemente più vera. Non c’è molto altro da dire su questo tema.

Q. Il consiglio utile di Francesco per i lettori: ottimizzare per Google BERT, sì o no? E se sì, come e perché ottimizzare per un nuovo update che tra un mese potrebbe risultare già sorpassato?

A. Io francamente non lo so come si ottimizza per Google Bert. Credo che nella mia ignoranza continuerò a sviluppare piani editoriali cercando di rispondere a quante più domande possibili, magari coprendo meglio che posso le intenzioni di ricerca delle personas che compongono i pubblici a cui devo riferirmi.

Come dice sempre il maestro Emanuele Tolomei quando viene a suonarmi al citofono:

Non c’è nessun bottone da premere.

Grazie mille per la disponibilità Francesco, è stato un vero piacere intervistarti e conoscere la tua opinione di esperto nel settore.

E tu che opinioni hai su Google BERT?

Mi piacerebbe conoscere anche la tua di opinione sul nuovo update di Google.

Che ne dici di scriverla nei commenti qui sotto?


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Sara Duranti

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