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Come monetizzare nel mondo dell'editoria? I metodi di Alessandro Giagnoli

Come aumentare le performance del proprio blog o giornale e raggiungere gli obiettivi prefissati? In Video Spremuta con Alessandro Giagnoli abbiamo trattato questo argomento, punto interrogativo di molti editori oggi. Monetizzare con un blog o un giornale, rimanendo etici, onesti condividendo contenuti di qualità è sempre più difficile, ma non impossibile.

I metodi di monetizzazione per gli editori

Il solo traffico inizia ad essere poco per gli editori e le revenue pubblicitarie sono in calo. L'editoria ne sta risentendo e devono essere ripensati i paradigmi. La pubblicità sul sito è remunerativa quando si ha tanto traffico, ma se invece si trattano argomenti di nicchia, come si può essere remunerativi e far valere i contenuti di qualità?

Quali sono le strategie migliori di monetizzazione per gli editori?

Alcuni social offrono abbonamenti per i sostenitori

Facebook ad esempio permette di inserire pubblicità negli instant article. Offre agli editori un canale dedicato solamente ai sostenitori in cui inserire banner o fare programmatic advertising. In pratica con questa modalità si può scegliere se far visionare un contenuto a tutta l'audience, o mostrarlo solamente a chi ha sottoscritto un abbonamento (che parte da poco più di 4 euro al mese).

Facebook quindi ha già inserito dei metodi di remunerazione per gli editori; anche Patreon, piattaforma di crowdfunding per creators un po' meno conosciuta del social blu, può essere utilizzata dai giornalisti per monetizzare il proprio lavoro.

Twitter e LinkedIn ancora sono indietro su questi aspetti, ma prima o poi dovranno adeguarsi.

Google paga gli editori per le notizie

Anche Google ha lanciato un percorso per consentire agli editori di monetizzare attraverso la pubblicazione di contenuti di qualità ed esclusivi, anche sotto paywall.

I contenuti restano gratuiti, ma i lettori per leggere devono possedere un account Google. E Google in cambio cosa fa? Fornisce dei dati dettagliati di questi lettori agli editori. Tutto sta è poi capire come utilizzarli a proprio favore.

Native Advertising

Gli editori dovrebbero aprire la mente e testare e validare altri modelli anche quelli che fino a poco fa non erano visti di buon occhio, come il native advertising.

Un modello che funziona, ma di cui gli editori si fidano poco per la tipologia e qualità dei contenuti pubblicati. Non tutti vorrebbero ritrovarsi uno Scarcella pagante.

Quindi bene pubblicare i contenuti a pagamento, ma essere certi di ciò che si pubblica e controllare che sia comunque di qualità e contestualizzato.

Gli smart speaker

Anche gli smart speaker, diventati oggi un oggetto presente in quasi tutte le case e gli uffici, saranno destinati ad essere veicolo di pubblicità e quindi parte di una strategia di monetizzazione editoriale.

Oggi per tutto quello che è audio ancora non ha preso molto piede il discorso delle revenue pubblicitarie, ma stanno nascendo piattaforme specifiche per i giornali legate all'audio, al podcast.

Hai presente su Youtube, quei brevi annunci pubblicitari video che si caricano all'inizio o nel mezzo di un video stesso? Ecco la stessa modalità la si potrà applicare ai podcast.

Su come sviluppare la strategia di revenue audio è solo questione di tempo. Prima o poi le notizie saranno lette da uno smart speaker, intervallate da brevi podcast pubblicitari, l'editore potrà così guadagnare anche dai propri contenuti audio. Il tassello che mancava.

Chissà se il 2021 non sarà l'anno dei podcast o della voice search, anche per i metodi di monetizzazione nell'editoria.

Sapere cosa misurare e come farlo è fondamentale

Una cosa da tenere bene a mente quando si fa pubblicità: tutto quello che si misura e tutte le azioni volte alla misurazione devono essere legate agli obiettivi del proprio business online, altrimenti si rischia di perdere un sacco di tempo e di budget.

Tutto può essere utile, ma dipende da cosa vogliamo ottenere. Alessandro prende come esempio Zalando, e-commerce esistente dal 2008. Fino al 2012 il sito era praticamente sconosciuto, poi hanno iniziato a fare campagne in tv. Da lì è iniziato ad essere la mega azienda che conosciamo oggi.

Cosa è successo? È stato inserito nella strategia, testato e misurato un nuovo canale. Analizzandone i risultati e soprattutto la crescita sulle vendite si è scoperto che il mezzo era quello giusto. Zalando continua ancora oggi a fare campagne pubblicitarie televisive.

Testare serve a capire cosa è andato bene e cosa no, cosa replicare e cosa abbandonare per evitare di perdere tempo e soldi.

Rivedi la Video Spremuta di Alessandro Giagnoli per scoprire i consigli per chi vuole creare una strategia editoriale digitale.

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Sara Duranti

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