nuove abitudini

Alla ricerca di nuove abitudini per non affogare nella "fuffa"

"Ci si muove in un clima di assoluto spaesamento. Non abbiamo più il paesaggio in cui abitare la nostra vita quotidiana con una certa quiete. Abbiamo perduto la normalità del nostro vivere.

Questo spaesamento finisce per invocare in qualche maniera una forte richiesta di decisionismo.

... Può essere una buona occasione per cominciare a riflettere sulla propria vita... Perché vivere a propria insaputa è la cosa peggiore che possa accadere nella propria esistenza." (Umberto Galimberti).

Questo nostro nono incontro di riflessione e coaching, cara Gaia, ho pensato di iniziarlo con l’estratto, a cura di Walter Veltroni, che mi hai consigliato e che abbiamo letto insieme. Ci siamo molto soffermate sul rischio di “vivere la vita a propria insaputa”, come la criticità forse più grande in questa pandemia/tempesta che sta mettendo in discussione l’umanità.

Cosa serve per affrontare la vita in modo consapevole ed efficace?

Ho sostenuto recentemente che i “piani B” siano fondamentali, ma con te ho riscoperto il valore della creazione di nuove routine e abitudini, come della profondità, delle cose semplici in contrasto con la “fuffa” che fa scena. Bisogna perseguire la sostenibilità nel lavoro e per le persone, uscire da questa logica in cui si vive tanto esaurimento diffuso.

Q. La prima cosa che ti chiedo, allora, è un tuo commento al pezzo di Umberto Galimberti, visto che è stato l’inizio della nostra conversazione, l’ispirazione.

Gaia Corazza

Gaia Corazza, Managing Director of Generativa srl SB - Team Coach and Mentor (MCC) - Leadership Developer

A. Vivere a propria insaputa è davvero la cosa peggiore che possa accadere alla nostra esistenza. È tempo di viaggi all'interno di noi stessi, è tempo di coscienza che cresce, è tempo di profondità, è tempo di densità. È tempo di riflettere sulla propria vita.

È mia profonda convinzione che solo l’incontro con i vuoti ed i silenzi che ci abitano possa ridare spessore al nostro vivere, ma sovente gli esseri umani hanno timore di incontrare la verità che è scomoda, dura, ruvida. Che ti costringe ad ascoltare quello che non vorresti mai sentire che ti chiama a contattare ciò da cui vorresti fuggire, che ti colloca di fronte ad uno specchio al quale non puoi nascondere le pieghe che ha preso la tua anima a forza di frequentare abitudini comode, ma distoniche.

Q. Mi hai parlato della necessità di crearsi abitudini. Ti chiedo qual è il valore dell’abitudine e perché a tuo avviso le routine sono fondamentali in questo momento di crisi?

A. Le abitudini sono fondamentali perché ci rassicurano, proteggono la nostra energia, ma noi non le aggiorniamo in base alle nuove richieste che arrivano dal contesto nel quale viviamo; se viviamo in base ad abitudini antiche la nostra energia si disperde, noi abbiamo invece estremo bisogno di concentrarla.

Le abitudini ci richiamano poi alla necessità della disciplina nelle nostre vite, senza disciplina non c’è nulla, ma abbiamo bisogno di abitudini sane: mangiare bene e senza eccessi, dormire quanto basta, equilibrare corpo, mente e cuore, nutrire le impressioni di ogni giorno.

Non c’è vita senza equilibrio, non c’è vita senza ritmo: sonno-veglia, lavoro-riposo, eccitazione e rilassamento, ecc.. Quando perdiamo la coscienza dei ritmi siamo perduti, sequestrati dall’automatismo, dalla reattività alle richieste di un mondo esterno che non corrisponde più alle nostre necessità mutate.

Q. Cosa suggerisci ad ognuno di noi per crearsi o rivedere la propria mappa delle abitudini?

A. Prima di tutto suggerisco di ascoltarsi, il nostro corpo contiene la saggezza di milioni di anni, noi sappiamo cosa ci fa bene e che cosa ci danneggia, per istinto, per natura; ma oggi viviamo troppo nella mente, e la mente ci inganna per darci l’illusione di controllare ciò su cui non abbiamo alcun potere.

Suggerisco di passare in rassegna le principali abitudini della nostra giornata e di chiederci a valle di ogni attività svolta se ci sentiamo ricaricati o svuotati, quello è un segnale importante per iniziare a creare un’agenda della propria vita che generi valore.

Se “scoppiamo” non facciamo più nulla, ecco ancora una volta l’importanza di quel concetto che abbiamo condiviso in uno dei nostri ultimi pezzi: "Affrettarci lentamente".

Q. Come possiamo applicarlo secondo te concretamente?

A. In primo luogo occorre fare silenzio dentro di sé, quando l’acqua è torbida noi non vediamo nulla e noi siamo composti in gran parte di acqua, se continuiamo ad agitarla non scorgeremo nulla di significativo. Ascoltare ed ascoltarsi è una grande responsabilità, perché l’ascolto ci chiama poi ad agire in coerenza con ciò che abbiamo ascoltato.

Q. E a proposito di questo ossimoro, fretta e lentezza, ti chiedo un consiglio per quei responsabili che tanto corrono, perdendo di vista la cura e l’attenzione delle persone. Mi hai fatto riflettere su come un leader perda di credibilità, se sempre impegnato, eppure molti così stanno reagendo inseguendo obiettivi di sostenibilità aziendale.

A. Sì stanno reagendo perché non ascoltano gli altri e se stessi, perché fuggono, perché hanno paura dell’incontro; gli occhi degli altri ci inchiodano alle nostre responsabiltà, è difficile sostenere a lungo lo sguardo; ecco che allora al posto di creare, di generare qualcosa di nuovo ci si ripiega su meccanismi reattivi quali il controllo, la protezione o la compiacenza.

Q. In chiusura un tuo spunto sulla fine della "fuffa" e il bisogno di ciò che serve davvero. Riflettevamo come ad esempio a poco serva farsi ispirare da grandi casi o persone se ci manca il tempo di riflettere sulla vita, su ciò che sta accadendo, o sulle nostre abitudini da ridisegnare. Eppure vediamo ancora “fuffa” non utile, come se avessimo risorse da perdere. Come distinguiamo il valore per noi utile in questa situazione difficile?

A. La vita è fatta di cose semplici: cibo sano per la mente, per il cuore, per il corpo; pensieri luminosi e costruttivi, accoglienza, calore, sensibilità e cura, relazioni di qualità; non c’è altro.

Il consumo delle cose, delle esperienze a raffica è un’illusione, è come rincorrere una lepre che non raggiungerai mai, è come inseguire una chimera. La realtà è adesso.

Q. Come sempre, cara Gaia, ti ringrazio per l’ispirazione che ci regali e ti chiedo di condividere una citazione in linea con le nostre riflessioni di oggi.

A. Oggi mi piace salutarvi con una poesia di W.Szymborska:

Oggi più veloci del suono

Dopodomani della luce

Muteremo il suono in tartaruga

E la luce in lepre

Di antica parabola

Onorati animali,

nobile coppia in gara

da sempre.

Correvate, correvano

Per questa bassa terra,

provate a gareggiare

in alto nel cielo.

Via libera, non vi saremo

D’intralcio nella corsa:

per inseguire noi stessi

prima ci alzeremo in volo.

Buone Feste!

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Valentina Marini

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