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Outsourcing, segno del tempo futuro

L’outsourcing come pratica aziendale consiste, molto brevemente, nell'affidare una parte di un processo ad una azienda esterna, in modo tale da investire capitale, ma risparmiare in risorse interne. Come pratica fa risiedere i suoi vantaggi prevalentemente nello scarto tra specializzazioni (e competenze) che un team, impiegato quasi esclusivamente nel settore delle attività richieste, possa apportare rispetto al reparto interno di una azienda (che ha altri obbiettivi e altre necessità da considerare nello svolgere le sue funzioni).

La recente crisi sanitaria, e la conseguente depressione economica che ne è derivata hanno minato alla radice i movimenti di crescita di molti settori aziendali e di svariati esercizi commerciali. In questo caso, l'outsourcing è stato il passaggio obbligato che ha disvelato le vestigia dei Maya. Per dirla in maniera più umana ha portato all'evidenza una verità fattuale che riguarda la maggior parte delle aziende italiane: un'arretratezza culturale riguardo l’approccio digitale molto severa.

Poche le imprese italiane con un reparto di information technology, e quasi nessuna ha saputo adeguarsi autonomamente alla svolta portata dal virus. Allo stesso modo i commercianti che fino a poco tempo prima avevano la sicurezza del luogo fisico per le vendite, si sono trovati ad avere uno sconcertante numero decrescente di acquirenti ed avventori. Tutti loro si sono trovati costretti ad esternalizzare e ad ammettere l’incapacità, attraverso le loro risorse di trovare una soluzione interna in risposta alle richieste proibitive dell’ambiente.

Fare outsourcing è stato necessario quanto salvifico, permettendo nuove possibilità di business anche ad attività che altrimenti sarebbero rimaste tagliate fuori, ma anche per una presa di coscienza sui limiti della chiusura in un ambiente che richiede di collaborare.

Outsourcing: possibili risposte ad un periodo buio

A trarre vantaggio da questo processo di scambio, sono entrambe le aziende che contraggono l’impegno di esternalizzazione. Cedere la responsabilità su un processo intero può sembrare problematico per il prodotto finito e poco profittevole, a prima vista, ma considerando il risparmio in formazione e infrastruttura tecnica che apporta l’appoggio ad un'azienda specializzata, il guadagno economico e produttivo permette di rimanere competitivi ai primi, e di avere pagate le competenze specifiche i secondi.

Una estesa rete di scambi permette di implementare nelle imprese medio-grandi un sistema di organizzazione molto più flessibile, così da adattarsi alla grande richiesta del mercato digitale: stabilità e risposta al mutamento. Al contempo l’operazione permette di abbattere i costi e di avere competenze molto più specifiche nei campi richiesti (e anche con un migliore quadro generale), e quindi di rimanere molto più competitivi, insieme.

A questo proposito Forbes ha stilato una lista esaustiva di situazioni in cui sarebbe vantaggioso fare outsourcing:

  • se l’azienda necessita di innovazione;
  • se è stato raggiunto il limite del team e i progetti sono in stallo;
  • se non si è in grado di risolvere task specialistici;
  • se mantenere un progetto come interno non porta alcun vantaggio concreto;
  • se l’azienda sta crescendo troppo velocemente;
  • se le capacità e i bisogni non combaciano;
  • se il budget è proibitivo nel creare una divisione per allocare il processo;
  • se si è indietro con le scadenze.

Nella rete: Fare networking e la maturità splendente del mercato digitale

Il tessuto settoriale delle aziende che contribuiscono come terze parti a un mutuale prodotto, quindi, è il segno più evidente dell’affermazione incontestabile del mercato digitale nel mondo.

Il lavoro di networking può mostrare appieno la vera splendente età adulta di un nuovo tipo di business, il quale porta a compimento una trasfigurazione della nostra società fatta di interazioni e servizi all'interno dei giochi e delle dinamiche di gruppi complessi.

La costituzione di un mercato settoriale, in ultima analisi, ne ha beneficiato prima il consumatore, poi le aziende stesse. Rendere le aziende una rete di servizi dinamica ha snellito drasticamente i costi di infrastruttura e le società, interconnettendosi creando una efficienza senza pari. (Sorgerebbe spontanea una domanda: che senso ha avere persone formate sommariamente, quando a meno si può avere personale specializzato che interviene a chiamata?)

Ampliare la rete di conoscenze e relazioni diventa fondamentale per costituire un prodotto finale, diverso da azienda ad azienda, che permetta a tutti di guadagnare più di quanto non avrebbero fatto singolarmente; oggi più che mai, fa bene a tutti.


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Riccardo Malaspina

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