New Ways of Working

Smart working e nomadismo digitale: gli effetti del lockdown

smart working e nomadismo digitale

Smart working e nomadismo digitale, gli effetti che lockdown e nuove modalità di lavoro hanno portato sui nostri stili di vita e sulla voglia di libertà.

Se dovessimo scegliere delle parole per descrivere il 2020, tra queste troveremmo di sicuro smart working.
Per la prima volta è stato utilizzato non solo tra aziende private, ma anche nel settore pubblico. Che poi di smart magari aveva ben poco ed era più remote working che smart… Ma questo non sta a me dirlo (anzi qui trovi i migliori articoli per capire cos’è realmente lo smart working e tutti i contributi di Spremute Digitali).
Quello di cui voglio parlarti io però non è lo smart working. Voglio parlarti degli effetti che il lockdown e le nuove modalità di lavoro hanno portato sui nostri stili di vita. La nostra voglia di libertà, di non avere limitazioni, confini.
Una frase che ho sentito davvero spesso quest’estate è stata: “cavolo, ormai l’azienda mi ha detto che per quest’anno lavoreremo in remoto. Sai che c’è? Me ne vado per ora da Roma/Milano/Firenze e continuo a viaggiare, tanto basta avere con me il laptop“.

Il nomadismo digitale come effetto del lockdown

Tralasciando il concetto di smart worker, che abbiamo visto essere più complesso del semplice lavoro da casa, la pandemia ci ha trasformato tutti in nomadi digitali.
Quanti di voi quest’estate hanno viaggiato portando con sé il proprio laptop ed il proprio lavoro? Se avete fatto ciò, siete rientrati a tutti gli effetti nella categoria di persone definite “Nomadi digitali” e soprattutto avete contribuito ad alimentare questo fenomeno!
Tralasciando che è sacro, o almeno lo è per me, avere dei momenti in cui staccare completamente da qualsiasi forma di lavoro, quanto è stato figo poter decidere dove lavorare, per quanto tempo? Magari in spiaggia al lido o magari nella casa che hai affittato con le vetrate che davano sul panorama stupendo.
Per la prima volta il termine “Nomadi digitali” è stato introdotto da Tsugio Makimoto e David Manners nel 1997, facendo riferimento all’avanzamento tecnologico nella quotidianità delle persone. Predissero di come la tecnologia mobile e portatile avrebbe fatto aumentare l’equilibrio tra lavoro e tempo libero producendo un nuovo stile di vita. I nomadi digitali appunto.
Ti consiglio di leggere il loro libro se è ti interessa approfondire questo stile di vita.
Il concetto ha iniziato a diffondersi guidato dalla voglia di cambiamento del proprio stile di vita e dal desiderio di scegliere liberamente dove e come vivere. Il cambiamento ha iniziato poi lentamente ad insinuarsi nelle vite delle persone grazie al supporto che la tecnologia ha fornito senza il quale non sarebbe stato possibile.

Numeri pre covid – post covid

Secondo Pieter Levels, fondatore di Nomad List (nomadlist.com), nel 2035 le persone che lavorano saranno al 60% lavoratori autonomi, i freelancer e questo porterà ad un nomadismo digitale che coinvolgerà oltre 1 miliardo di persone nello stesso anno.
Io penso che tutto questo potrebbe avvenire anche prima grazie all’accelerata di adozione tecnologica avuta per il covid da tutta la popolazione a livello globale.
Ma veniamo ora ai numeri.
Qui ho trovato oltre 25 interessanti statistiche sul fenomeno degli esseri digitali.
Ne ho selezionate 5, secondo me le più significative:

  • Il 54% dei nomadi digitali sono viaggiatori full-time, mentre il 46% si considera un viaggiatore part-time.

    La maggior parte dei nomadi digitali vive il suo stile di vita 365 giorni l’anno. Altre forme saranno invece nomadi all’occorrenza, sapendo di poter vivere in quel modo ogni volta che lo si vuole.
  • I nomadi digitali americani (USA) sono cresciuti di numero del 49% dal 2019 (7.3 milioni) al 2020 (10.9 milioni). I ritmi di crescita sono vertiginosi, e come in ogni crescita la sua curva sarà esponenziale.
  • Sono più i nomadi digitali collaboratori fissi delle aziende (35%) che i freelancer (28%) o business owners (18%). Questo dato è la dimostrazione che la differenza sta nella scelta di intraprendere uno stile di vita e non avere legami vincolanti con un luogo specifico.
  • I remote workers sono il 13% più produttivi dei dipendenti. Avere fiducia nelle persone li rende più capaci e più responsabili. Quindi lascia che sia il lavoratore stesso ad organizzare il suo lavoro avendo chiara la meta (dopo avergli dato gli strumenti necessari). Questo porterà a risultati straordinari.
  • E per finire, il 74% dei lavoratori dice di voler lasciare il lavoro per lavorare in una remote company. Ormai è chiaro! La maggioranza dei lavoratori preferisce lavorare per un’azienda che permette loro totale libertà di organizzazione e sarebbe disposta a lasciare il suo attuale lavoro.

Il trend è in continua crescita e anche le destinazioni ed il settore hospitality si stanno attrezzando per poter ospitare in tutto comfort gli smart workers, o meglio, i nomadi digitali.
Scrivanie più grandi, internet veloce, sedie e poltrone. Tutto per emulare una postazione di lavoro efficiente e funzionale.
Che tu sia già un remote worker, digital nomad o aspirante tale, sappi che a breve non sarai più l’eccezione nella tua cerchia di amici.
Ci vediamo in giro (mentre lavoriamo)!

Smart working e nomadismo digitale: gli effetti del lockdown

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