smart working nel modo sbagliato

Lo smart working che non ci piace

Ciò che stiamo vivendo è surreale. Decisamente. Uscire in una Roma semi deserta con mascherina in volto e autocertificazione in tasca per andare a far la spesa è quasi apocalittico. Mentre sono davanti al mio Mac, medici e infermieri fanno gli straordinari per gestire l’emergenza e i dipendenti dei supermercati lavorano senza sosta.

Se ai nostri nonni si chiedeva di andare in guerra per salvare l’Italia, a noi si chiede di starsene sul divano chiusi in casa.

#iorestoacasa è l’hashtag lanciato in questi giorni per sensibilizzare un gran fetta di Italia che ancora non comprende la delicatezza del momento. Passando da una camera all'altra - più di questo non posso fare - ho maturato alcune riflessioni che voglio condividere qui.

Aiuto! Liberatemi dallo Smart Working!

Il 10 marzo 2017 andava in scena la divertente diretta BBC con Robert Kelly, professore di Scienze Politiche alla Pusan National University in Sud Corea, interrotto bruscamente dai suoi figli che erano riusciti a "svincolarsi" dalla mamma. Lui, imbarazzato, continuava a chiedere scusa.

Noi, ancor oggi, lo ringraziamo per averci regalato quei momenti esilaranti che, oltre a farci piangere dalle risate, hanno mostrato il lato umano e il "dietro le quinte" di un professionista che lavora da casa. Chi vuole rivedere quegli attimi intensi può farlo a questo link.

Quanto successo nasconde una realtà che ora stiamo vivendo tutti: lavorare da casa tra bambini, nuove abitudini, tanta pigrizia e un po' di disordine in più. Vestiti a metà, con il sotto del pigiama se ci sono video chiamate in programma, oppure direttamente in pigiama e spettinati qualora la webcam si decida di non attivarla proprio.

La mattina si discute su cosa mangiare a pranzo. A pranzo cosa si cucina per cena. Molti rispolverano le proprie doti culinarie, alcuni sperimentano, altri non riescono neanche a trovare il tempo di fare pausa.

La distanza ci fa scoprire nuove abitudini, oltre alle case dei nostri colleghi. Ci manca la quotidianità dei nostri rapporti sociali e ci apriamo a un diverso modo di socializzare, facciamo entrare le persone nelle nostre case attraverso la webcam, cosa che prima avremmo mai immaginato.

Siamo tutti più fragili. Siamo tutti uguali, siamo umani.

Non preoccuparti non è Smart Working. Solo contenimento dell’emergenza.

Costretti forzatamente tra le quattro mura domestiche a fare uno smart working che smart working non lo è. C’è chi scrive (commenti tratti da un post):

"Ho lavorato in emergenza da casa settimana scorsa, un disastro! Non era smart work, ma un corso di sopravvivenza! Non essendo organizzata ho lavorato molto di più e faticato il triplo."

"Ho l'ansia da ieri perché anch'io non ero organizzata."

"Si pensa che lavorando da casa sia più semplice. Invece devi essere in grado di organizzarti, darti degli orari e degli obiettivi e mantenerli."

Le persone stanno sperimentando lo smart working nel modo sbagliato, tutto di un fiato, senza strumenti o regole, impreparati e senza la possibilità di "digerirlo".

Sia chiaro: lo Smart Working non è lavorare da casa e non è farlo in questo modo. Il peggior modo per "presentarsi" ai nuovi e - correggimi se sbaglio - "Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione".


Leggi anche: Cos’è lo Smart Working? La definizione quella vera.


Smart Working fatto in casa. Offertissima!

L’Italia ha scoperto lo Smart Working grazie al Coronavirus. E se per molti pseudo-consulenti e improvvisatori dell’ultimo minuto, rappresenta una grandissima opportunità di business con mosse da sciacallaggio puro, per altri che - come me - trattano il tema da tempi non sospetti, è un peccato.

Si, perché persone che prima vendevano padelle non possono reinventarsi a esperti di cucina stellata. Webinar di approfondimento lanciati da consulenti che al massimo possono inquadrare la normativa (cosa assolutamente non necessaria allo Smart Working) o aziende IT che eleggono i propri prodotti a soluzioni definitive per lo Smart Working. Già siamo un Paese pieno di esperti di pallone e politica.

Lo Smart Working è un concetto molto ampio, sano, pieno di valori e opportunità, che pochi riescono a inquadrare nella sua completezza. Comunicarlo male, significa distruggerlo.


Leggi anche Abbiamo 2 Smart Working ma solo uno serve al futuro della tua organizzazione


Volevi lo smart working? Ora beccatelo!

Nell'arco di pochi giorni lo Smart Working è passato da essere un’opportunità per pochi visionari proiettati verso il futuro, ad un obbligo che tutti devono adottare per sopravvivere.

Era il 2016 quando decisi di lanciare una serie di workshop intitolati “Smart Working: questione di sopravvivenza oppure no?”. Lungi da me esser considerato un guru oppure uno stregone: semplicemente provavo a spiegare la possibilità che uno tsunami potesse dall'oggi al domani cambiare gli scenari del nostro mercato. E non era poi così tanto remota.

Ora il black swan è arrivato e ci sta segnando. Mi auguro che ci insegnerà a rispettare le regole e rispettare il prossimo. Quando tutto passerà ricordati di agire, non pensare di nascondere sotto il tappeto e far finta che nulla è successo.


Leggi anche I 7 errori più comuni in un progetto Smart Working.


Con Seedble e Spremute Digitali, abbiamo pensato di lanciare un’iniziativa per raccogliere le principali domande e perplessità sul concetto Smart Working con l’obiettivo di sfatare alcuni miti, far chiarezza sui pilastri fondanti del paradigma e approfondire alcuni aspetti con esperti di settore in webinar tematici.

Cliccando qui trovi un form 👉 http://bit.ly/3cSYUkf ti chiedo due semplici cose:

  1. Indicare 1 o più domande a cui vuoi dar risposta;
  2. Segnalare altri argomenti che vuoi approfondire.

Abbiamo realizzato un portale dedicato allo Smart Working per esplorare i vari temi legati a nuovi modi di lavorare e concepire l'organizzazione. Puoi trovare una serie di Digital Meeting in cui approfondiamo diversi aspetti dello Smart Working e rispondiamo alle vostre domande!

E se hai voglia e modo, qui trovi il video in cui condivido alcune riflessioni sull'argomento coronavirus e smart working, da casa.

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Andrea Solimene

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