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Smart working in Italia: quanto è diffuso e i vantaggi

In seguito all'emergenza sanitaria rappresentata dal diffondersi del coronavirus, anche nel nostro Paese lo smart working ha rappresentato e continua a costituire un punto di riferimento per le aziende, per le pubbliche amministrazioni e per il mondo del lavoro in genere. Le stesse aziende hanno visto che lo smart working rappresenta un modo per usufruire di grandi vantaggi, anche legati alla produttività e al raggiungimento degli obiettivi che l’impresa si propone di portare a segno.

D'altronde non potrebbe essere che così, anche perché da molte ricerche in questo settore risulta che lo smart working non fa altro che migliorare la qualità di vita del lavoratore.

Che differenza c’è tra telelavoro e smart working

Nell'ambito dello smart working si utilizzano anche numerose applicazioni. Lo sviluppo app aziendali è davvero molto importante e detiene un ruolo di primo piano nello svolgimento del lavoro online, anche semplicemente per rapportarsi alle altre figure dell’azienda; basti pensare ai tool per la digital collaboration come Slack ad esempio.

Dobbiamo però evidenziare le opportune differenziazioni che ci sono fra il concetto di smart working e quello di telelavoro: lo smart working va ben oltre il concetto di telelavoro stesso; facciamo attenzione a non generare confusione e a non identificare le due forme contrattuali come la stessa cosa.

Infatti il telelavoro che in sostanza consente di svolgere un’attività da casa o da qualsiasi altro posto che non sia la sede dell’azienda ha regole più rigide, con orari, luoghi e strumenti tecnologici prestabiliti e una normativa molto articolata.

Invece lo smart working può essere inteso più come un accordo stabilito tra il lavoratore e l’azienda, che, utilizzato anche nelle situazioni di emergenza, come nel caso del Covid 19, si differenzia dal telelavoro soprattutto per quanto riguarda la flessibilità e l’autonomia.


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Lo smart working è davvero diffuso in Italia?

Si parla tanto di smart working e lo si definisce come una modalità agile molto diffusa anche nel nostro Paese. In effetti il fenomeno può essere considerato in netta crescita. A questo proposito sono molto utili i dati che provengono dall’Osservatorio Smart Working, che ci indica quali sono i lavoratori che possono usufruire di questa forma di professionalità.

Sicuramente il balzo in avanti c’è stato soprattutto nel passaggio dal 2018 al 2019. Mentre nel 2018 gli smart worker erano 480.000, l’anno dopo sono arrivati ad essere 570.000. Tutti coloro che usufruiscono di questa modalità di lavoro hanno mostrato una certa soddisfazione e una specifica maggiore padronanza di competenze digitali.

In generale lo smart working contribuisce a creare un clima di fiducia che crea effetti positivi anche nel rapportarsi con le altre figure aziendali.

Quali sono i benefici dello smart working

È ormai accertato che lo smart working rappresenta un beneficio per il lavoratore pubblico e privato e in generale a livello aziendale. Infatti con l'implementazione del paradigma le aziende diventano più agili e produttive. Ecco il motivo per cui ci sono tutte le premesse perché il fenomeno si estenda ancora di più, visto che gli ultimi dati mettono in evidenza che i lavoratori che possono usufruire dello smart working sarebbero circa 5 milioni, che rappresentano il 22% degli occupati.

Tutto ciò potrebbe portare ad una produttività davvero maggiorata, i cui effetti si possono stimare intorno ai 13,7 miliardi di euro.

Ma i vantaggi non sono soltanto in termini di produttività, perché lo smart working permette di risparmiare i tempi e i costi di trasferimento e contribuisce ad aumentare la soddisfazione e la motivazione dei lavoratori.

Ci sono anche evidenti impatti ambientali positivi che vale la pena sottolineare, soprattutto per quanto riguarda la riduzione del traffico e la diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. Inoltre lo smart working consentirebbe anche una migliore gestione dei trasporti pubblici.

Possiamo dire quindi che questa forma di lavoro agile non farebbe altro che incentivare le aziende e dare a tutto il sistema produttivo italiano una certa vitalità.


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