successo formativo

Seduti ai banchi di scuola ad ascoltare una lezione sul successo

È settembre, tempo di ripartenze e di bilanci, di nuovi inizi; tempo di scuola.

Ripartenze e bilanci che associati alla scuola al tempo del coronavirus vanno ad accentuare l’eccezionalità di un 2020 che vede rientrare gli studenti in classe dopo 6 mesi di assenza fisica dai banchi.

A quello che c’è a monte a questi 6 mesi, va se non altro il “merito” di aver riportato la scuola al centro del dibattito. L’auspicio è che i riflettori non si spengano a breve, ma che possano portare il confronto sul terreno di quella che è la mission un’istituzione organica e funzionale alla società. Insomma per far sì che questo momento possa essere un’opportunità.

Scuola e smart working: due temi interconnessi 

Il tema scuola segue e affianca, la tematica dello smart working. Due temi, forse non così distanti tra loro, e sicuramente interconnessi per svariati motivi se non altro per aver messo in evidenza la necessità di una riflessione più consapevole.

Tuttavia, non volendo entrare troppo nel merito e volendo fare una sintesi estrema si potrebbe dire che questo periodo, e quanto a esso associato, ci ha portato a riflettere ulteriormente - e con più urgenza - relativamente il rapporto tra vita privata e lavorativa, sul tempo e della sua gestione, sul benessere, e perché no sul vero significato di successo, che a dire il vero penso possa racchiudere tutta la riflessione.

Un termine potente, quindi, se interpretato come il frutto di un percorso che porta in sé molteplici elementi, riflessioni critiche, scelte... Anche la scuola è un percorso, e come tale ha una sua mission, un obiettivo a cui tendere.

Una mission che si lega spesso, o meglio tende, al successo. 

Ma cosa significa avere successo a scuola?

Il successo formativo che mette al centro le persone

Leggendo e approfondendo ho avuto modo di appurare come a fare da leitmotiv alle tematiche sulla scuola ci sia un successo ben preciso: quello formativo.

Qualcosa di più ampio e profondo di un semplice voto e che ha a che fare con una responsabilità, sicuramente sociale, che mette al centro gli studenti come Persone con un’unicità da rispettare, accompagnare, orientare e valorizzare (in questo ho letto un forte parallelismo con il ruolo di HR, parallelismo che si rafforza ulteriormente se si legge quello che segue sempre tenendo a mente scuola e azienda).

Mi viene da dire che la scuola realizza la sua mission nella consapevolezza che ogni individuo essendo un unicum ha tempi diversi di apprendimento, talenti da valorizzare e che questi tempi e talento/i possono anche non essere quelli del suo vicino di banco. Ha pertanto l’oneroso compito di capire, ascoltare e valorizzare questa unicità affinché quello studente possa diventare poi un cittadino consapevole, e aggiungerei cosciente del percorso da voler prendere e realizzare. A creare, in questo modo, un circolo virtuoso che mette in interconnessione la formazione con fattori di crescita economica e culturali, nonché di occupabilità (basti pensare a Lisbona 2000 e alle riflessioni che ne seguono).

E appunto il mondo del lavoro non può essere estraneo alla scuola, forse alcune volte ha necessità di guardarla con una nuova o maggiore consapevolezza per creare un reale spazio di confronto dove l’una possa suggerire all'altra.


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Marianna Antenucci

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