valore della risata

Possiamo ridere nelle organizzazioni in questo momento? Quattro chiacchiere con l’attore comico e formatore, Diego Parassole

Sempre più la nostra presenza, in questo momento che qualcuno intelligentemente ha iniziato a chiamare “SmartBo”, ha assunto la forma dei nostri pc. Vediamo più sfondi che parti di noi, tant'è vero che ci ritroviamo a scoprire una collega diventata mamma, con grande stupore perché, in effetti, avevamo più elementi nei quadri o sulle pareti che dai nostri corpi.

Ci stiamo abituando alla distanza, ci siamo resi conto che è vero che la sopravvivenza ci fa fare passi più lunghi di quelli che avremmo immaginato. Quello che però rimane un interrogativo è relativo alla vera umanità dietro a queste infinite video-call. 

Tra gli aspetti più sottovalutati, a mio avviso, c’è l’importanza di trovare nuovi modi per tenere unito un team, per far arrivare l’azienda in casa attraverso il capo, quasi unico touch-point in queste nostre case/ufficio dalle lontanissime separazioni nette. Si deve, e come trasmettere il lato umano in questo lavoro virtuale?

Ridere nelle organizzazioni per trasmettere il lato umano ed il senso di appartenenza

Personalmente credo molto che in questo "annus horribilis", l’anno più stressante di sempre, come è stato definito, iniziare e finire una riunione con tocchi umani sia fondamentale. Sostengo i “come stai?” pieni di significato e più in generale del buon umore attraverso piccoli e spontanei momenti per ridere e far emergere la gioia e il senso di appartenenza. Di pesantezza ne stiamo vivendo troppa in questo momento; alleggerirci, nella facile deriva del #FullWorking, è davvero non trascurabile. 

Ho pensato di parlarne con un esperto, Diego Parassole. Attore comico, diplomato presso l’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi e presso la scuola di Teatro di Movimento Bella Hutter di Torino; è noto al grande pubblico per le sue partecipazioni al Maurizio Costanzo Show, Ballarò e Zelig. Si occupa del 1995 di formazione in azienda. È istruttore di mindfulness e coach, e TedX coach.

Diego Parassole il valore della risata

Diego Parassole e il valore della risata nelle organizzazioni

Devo dire che raccontare questo scambio è più arduo del solito perché la nostra conversazione è stata ricca di risate, citazioni, libri e di… Citofonate di Amazon sia a me che a lui (perché ormai è una di quelle costanti divertenti che movimentano ogni evento importante che si rispetti nel nostro #HomeWorking).

Da subito, Diego mi ha catturata con i tanti riferimenti alla letteratura, a partire dalla copertina che mi ha mostrato per prima cosa: “Il potere del cazzeggio. Perché la distrazione ci rende più intelligenti”.

Ecco una piccola sintesi di quanto abbiamo condiviso.

Q. Ciao Diego, ti ho introdotto con una breve tua biografia. Se ti chiedessi di farlo con un #? 

Diego Parassole

Diego Parassole. Attore comico. È istruttore di mindfulness e coach, e TedX coach.

A. Utilizzo poco gli hashtag e il # e non mi risulta così semplice rispondere a questa tua domanda. Direi #neuroscienze perché implica il collegamento tra corpo e cervello, l’interezza della persona, la sua visione olistica.

Mi viene in mente, per approfondire il concetto, la celebre affermazione di Antonio Damasio: “Non siamo macchine pensanti che si emozionano, bensì macchine emotive che pensano”. Oppure, “Il sistema razionale si crede protagonista di un film in cui è solo una comparsa” di Coleman.

Ma potremmo anche ragionare sul pensiero del premio Nobel per la medicina, Elisabeth Blackburn che, insieme alla psicologa clinica Elissa Epel ed altri ricercatori, ha studiato cosa succede nel corpo di chi fa meditazione, dimostrando come i nostri pensieri e la meditazione possono influenzare lo stato di salute del DNA e la velocità con cui invecchiamo.

Q. Cos’è per te la risata e quali sono i benefici?

A. Una risata è trovare un punto di vista sorprendente, che spiazza rispetto a ciò che si conosce. Ha al suo interno la componente di divertimento, di piacere, di liberazione di endorfina, come di abbassamento del cortisolo, e al contempo una componente di restrutturazione cognitiva, quindi la capacità di farci guardare le cose da un punto di vista più esterno.

Ha dunque in sé il potere di cambiare le cose e qui cito Richard Bandler.

Se siete seri, siete bloccati. L'umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla.

Ridere di un problema, ad esempio, aiuta a risolverlo, facendolo vivere con maggior leggerezza. La risata sostiene il benessere e stempera la tensione.

Q. “La felicità inizia con un sorriso”: questa una citazione ripresa dal video della Coca Cola, simile ad altri in cui si vede l’effetto benefico della risata coinvolgente. Guardandolo io penso allo Yoga della risata. Qual è il tuo pensiero al riguardo e, soprattutto, lo vedi possibile dietro ai freddi schermi?

A. Possibile è possibile, ma è più difficile. Considera che, come sostenuto da Robert R. Provine, PhD, esperto di comportamento neurobiologico dell'Università del Maryland a Baltimora, le persone possono ridere circa 30 volte di più quando sono circondati da altre persone, rispetto a quando sono soli.

Dietro alla risata ci sono dinamiche di gruppo, di accettazione. In presenza è più facile farlo, perché senti gli altri; il pubblico su schermo è per forza più freddo, viene meno il “contagio sociale ed emotivo”.

In questo influisce anche la postura, un problema sottovalutato. Siamo sempre più chini sui telefoni e/o sugli schermi, ignorando il più delle volte la correlazione tra postura e stato emotivo. Modificando la postura, cambia anche la concentrazione del cortisolo nel sangue. Sorridendo di più, con una postura più aperta, cambia il nostro stato emotivo.


Leggi anche Quanto è importante essere emotivamente intelligenti nell'era della Digital Transformation?


Q. Si può, e perché, ridere nelle organizzazioni? E in questa fase?

A. La risposta è dipende dal contesto e dalla situazione. Ma per sdrammatizzare una tensione, un problema, come già sostenuto, può essere importante. Le risate sociali, di appartenenza non possono essere sottovalutate. Più la situazione è tesa, più un atto per scioglierla rigenera l’ambiente.

Il problema è che spesso nelle aziende la risata viene vista come qualcosa di lontano dalla produttività. La percezione diffusa è che si debba essere seri per lavorare e portare a casa obiettivi e risultati, come se il lavoro fosse un’azione meccanica, lineare, ignorando che la mente, invece, necessita di fluire.

Il gioco e la comicità sono ancora poco riconosciuti nel loro valore generativo e ricreativo, quindi di ritorno sulla produttività. Su questi temi mi permetto di consigliare i Ted di Stuart Brown e di Shawn Achor.

Q. Vista la tua esperienza come formatore, esperto di Mindfulness, ma anche maestro di comicità, che consigli ti senti di condividere con noi professionisti? Ovviamente ti chiedo brevi spunti tra quelli che ritieni più utili in questo momento 

A. Consiglio di ridere con gli altri e di evitarci di portare dei pesi; non ridere delle situazioni, come detto, le può fa diventare peggiori. Poi, ribadisco l’importanza sulla postura perché ci stiamo muovendo veramente poco. Non siamo fatti per stare tutte queste ore al pc. Ci fa male la luce led degli schermi, blocca la produzione della melatonina.

Continuando così andiamo in down, non possiamo sempre correre in salita. Dobbiamo rallentare questa velocità di conference ed eventi in digitale. Fare attenzione alla dopamina. Insomma rischiamo uno uso compulsivo di smartphone, tablet e tutto quello che ci serve per vivere online, trascurando la vita reale.

Senza soffermarsi troppo sul recente “The social dilemma”, dobbiamo evitare l'iperstimolazione, gli impatti che stiamo scoprendo sempre di più anche sulla serotonina. Su questi temi molto interessante è il documentario "Crescere davanti a uno schermo".

Q. Proviamo a strapparci un sorriso con le parole: le situazioni più divertenti che hai vissuto negli ultimi mesi tra video-riunioni e Webinar. Io, ad esempio, sogno un video che monti a rotazione solo i quotidiani “Sei in mute”, anche perché quello con gli istanti imbarazzanti, che sentiamo a noi molto vicini, è stato già fatto da i "The Jackal" 🙂

A. Penso alle tante inquadrature divertenti, da quelle ad effetto shining” tra ombre e luci sbagliate, alle sole parti del corpo mostrate, come solo la fronte, o solo il naso, o solo i capelli.

Mi hanno raccontato anche di una riunione in cui una collega - senza rendersi conto di avere la webcam attivata - si è spogliata e cambiata in diretta.

Ma penso anche al mio primo webinar, dalla casa in campagna, dove avevo una bassa copertura di rete e così ho parlato tutto il tempo mostrando slide rallentate e di parecchio, rendendo le persone incapaci di comprendere. Da quella volta ho imparato che è meglio evitare quanto più possibile l’utilizzo delle slide e chiedere sempre conferma a chi è in ascolto di quel che sta vedendo.

Q. Ci lasci con la tua citazione preferita?

A. Ne penso tre. Una che rimanda al tema dell’intervista, un proverbio giapponese:

Il tempo trascorso ridendo è tempo trascorso con gli dei.

Tornando invece sul mio # e sul primo discorso legato al collegamento tra corpo e mente da non trascurare, penso ad una delle mie battute che facevo nei primi spettacoli:

Ho cercato di sfuggire a me stesso, ma il mio corpo mi segue sempre troppo da vicino.

Per la mia preferita, però, ne sceglierei una di Mark Twain:

Scelgo il paradiso per il clima e l'inferno per la compagnia.

Diego Parassole

Diego Parassole ed io in video-call.

Grazie Diego. Per le risate. Per le tante riflessioni. Metto una sorta di titoli di coda e chiudo l’articolo con altri testi e video che mi hai consigliato nella chiacchierata:

Godetevi ogni momento della vita! La vita è bella!

Commenti

commenti

Valentina Marini

Leave a reply