vantaggio dello smart working

Il vantaggio dello smart working durante il lockdown

Mentre tutti in questo momento si stanno chiedendo cosa accadrà con lo smart working dopo il 15 di ottobre, eccomi con una nuova intervista proprio a tema smart working e aziende per raccontare di quelle realtà che hanno implementato il paradigma lavorativo con successo, traendone vantaggi significativi per l'intera organizzazione.

Nelle righe che seguono trovi l'esperienza di un'azienda che, durante il lockdown, ha saputo implementare agilmente lo smart working. L'emergenza coronavirus ha di fatto rivoluzionato profondamente il contesto lavorativo, organizzativo e manageriale a cui molti non erano assolutamente preparati; non è stato però questo il caso di F2A che ha saputo adottare con efficienza il nuovo paradigma.

Smart working - quello vero - durante il lockdown: la salvezza per molte aziende

Dopo questa breve introduzione conosciamo il protagonista di questa nuova intervista: Raul Mattaboni CEO e Vice presidente di F2A che ci racconta come è iniziato l'interesse della sua azienda verso lo smart working e la sua implementazione; di come la situazione Covid abbia cambiato l'assetto manageriale e della ricezione da parte dei dipendenti dell'accordo smart working, prima e durante il lockdown.

Buona intervista.


Leggi anche Cos'è lo Smart Working? La definizione, quella vera.


La parola a Raul Mattaboni CEO di F2A, azienda che ha implementato lo smart working con successo

Q. Ciao Raul, grazie per essere qui su Spremute Digitali. F2A è tra le aziende che ha implementato lo smart working con successo. Come è iniziato l’interesse verso questo paradigma lavorativo?

Raul Mattaboni

Raul Mattaboni, CEO F2A

A. L’adozione dello smart working, in F2A, è stato un percorso graduale iniziato nel 2018. A maggio di quell'anno, infatti, abbiamo deciso di introdurre tale paradigma lavorativo coinvolgendo i primi 100 dipendenti. Il progetto è stato gestito da un team interno specifico formato da un Project Leader, due consulenti del lavoro e da personale proveniente dalla Direzione Risorse Umane.

Il programma è continuato anche l’anno successivo e ha interessato gradualmente altri professionisti di F2A, fino a coinvolgere il 50% della popolazione aziendale, ovvero 400 dipendenti. Un aspetto, quest’ultimo, che si è rivelato di fondamentale importanza per affrontare la crisi causata dal COVID-19.

Nella settimana successiva al weekend di sabato 22 e domenica 23 febbraio, infatti, siamo riusciti ad estendere agilmente tale modalità al 90% delle risorse della sede di Milano. Un risultato assolutamente positivo che ha permesso, da una parte, di salvaguardare la salute dei nostri collaboratori e, dall'altra, di garantire una continuità operativa e supportare così le oltre 2.500 aziende clienti che a loro volta si sono trovate a dover affrontare una gestione straordinaria del personale.

Q. Con l’emergenza coronavirus come è cambiata la situazione in azienda dal punto di vista manageriale?

A. Se consideriamo il cambiamento dal punto di vista manageriale, esso risiede principalmente nella maggior fiducia riposta dal management nei dipendenti e dal passaggio dal concetto di controllo a quello di delega.

Ritengo infatti che in futuro si arriverà al superamento del vecchio paradigma tempo in cambio di retribuzione per avvicinarsi sempre di più ad una prestazione basata sul risultato. Questa dinamica implica una forte responsabilizzazione dei lavoratori e un esercizio di fiducia verso i collaboratori da parte delle aziende.

Una nuova concezione che deve però essere trasmessa, anche tramite la formazione, affinché il lavoro da remoto possa essere accolto positivamente dal management.

Q. E con i tuoi dipendenti come sei arrivato a definire un accordo di smart working? E come è stato recepito prima, durante e dopo il lockdown?

A. Abbiamo sempre coinvolto i nostri collaboratori durante tutto il periodo di transizione, iniziato due anni fa, che ci ha condotto all'adozione dello smart working. Prima che il Coronavirus irrompesse nella vita di tutti noi, avevamo previsto un giorno a settimana di lavoro da remoto. In seguito, nel corso della quarantena, lo abbiamo necessariamente esteso a 5 giorni e, adesso, è stata concepita una formula mista in cui si consiglia ai lavoratori di recarsi in ufficio per 2/3 giorni a settimana.

I dipendenti si sono mostrati, fin da subito, entusiasti e questo grazie al focus incentrato sulla fiducia che ha permesso loro di percepire l’iniziativa come un riconoscimento da parte del top management.

Inoltre, durante il periodo di quarantena, ho comunicato personalmente in video conference con tutti i collaboratori di F2A. La nutrita partecipazione e i numerosi messaggi di ringraziamento ricevuti in chat hanno fornito la prova che le azioni volute dall'azienda siano state realmente apprezzate dai nostri professionisti.

Ultimo, ma non per importanza, abbiamo chiesto direttamente a tutte le nostre risorse, attraverso una survey interna, di indicare il nome del percorso di trasformazione che stiamo vivendo. La scelta è ricaduta su F2Agile e, d’ora in poi, verrà impiegato per definire la nostra nuova fase di evoluzione culturale e professionale.

La comunicazione interna e il coinvolgimento diretto si sono quindi dimostrati gli strumenti corretti per una giusta implementazione dello smart working. La conferma di aver intrapreso l’esatta direzione è arrivata dal fatto che abbiamo comunque ottenuto un ottimo riscontro in termini di responsabilità, consapevolezza, impegno e produttività – nonostante questi mesi di emergenza abbiano richiesto un radicale mutamento nelle abitudini lavorative.

Il nuovo regolamento aziendale di Agile Work, che prevede una minore presenza fisica negli uffici, è una prima trasformazione concreta che consentirà a tutta la popolazione aziendale di conciliare al meglio la vita professionale con quella personale.

Q. Smart Working in Italia: come vedi il futuro delle aziende e, viste le domande e le criticità sorte dall'applicazione del nuovo paradigma, delle città come Milano, sede principale della tua azienda?

A. È indubbio che la crisi e il lockdown abbiano accelerato il processo di adozione dello smart working e, di conseguenza, la digitalizzazione del tessuto imprenditoriale italiano. Ritengo che abbracciare tale rivoluzione organizzativa e trarne dei concreti vantaggi e opportunità spetti ora alle stesse aziende e ai lavoratori.

Sicuramente è un momento di transizione anche per le amministrazioni delle città. Noi abbiamo scelto una “formula mista” perché siamo convinti che vi sia bisogno non solo della presenza fisica per favorire l’interazione tra colleghi e sviluppare un senso di appartenenza, ma anche di fornire un effettivo contributo all'economia reale.

Sono certo che Milano saprà, nel tempo, far emergere le sue eccellenze nel campo della moda, della cultura, dell’arte e dell’innovazione permettendo a tutti i cittadini e ai lavoratori di riappropriarsi della città e di quelle zone, oggi, crocevia solo dei pendolari.

Le sfide da affrontare e i cambiamenti a cui adeguarsi sono molteplici, sono tuttavia ottimista e credo che il cosiddetto New Normal possa anche presentare alcuni benefici.

In F2A, ad esempio, le persone hanno imparato a lavorare senza stampare i documenti. Un comportamento virtuoso che potrebbe avere un impatto positivo sia sull’organizzazione aziendale che sull’ambiente. Si consideri che nel 2020 abbiamo stimato, esaminando il nostro consumo abituale, che verranno risparmiate 4.700 risme di carta ovvero 2.300.000 fogli, e inoltre, ad oggi, abbiamo evitato l’utilizzo di 150 toner altamente inquinanti e difficili da smaltire.

Proprio per le motivazioni appena indicate, mi piacerebbe, in un futuro non molto lontano, rendere F2A interamente paperless. Una trasformazione quest’ultima disruptive e all’avanguardia per un’azienda come la nostra che offre servizi in outsourcing nelle aree HR e Amministrazione e Finanza.

Un altro aspetto è quello degli spazi lavorativi: rimoduleremo gli uffici offrendo soluzioni di coworking e di sharing desk.


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Sara Duranti

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