Smart Working formativo

Smart Working formativo o Formazione Smart?

Smart Working formativo o Formazione Smart? Esperienze di un tirocinio agile.

Quindi, Smart Working formativo o formazione smart? La risposta la troverai nell'esperienza di un tirocinio agile di due ragazze, Elisabetta Tatì e Giorgia Martucci, che hanno accettato poi di unirsi alla squadra dei contributor professionisti di Spremute Digitali.

In uno scambio di opinioni si trovano a riflettere su cosa sia il tirocinio agile a cui hanno avuto modo di partecipare e su come funziona lo Smart Working. Leggiamo la loro esperienza.

Il probabile flusso di pensieri  di un giovane neolaureato qualunque

Intraprendere un tirocinio. Sarà mai utile? Imparerò qualcosa? Meglio in un’impresa? E se fosse una pubblica amministrazione? Quanto sarà smart?

 

Il giovane neolaureato si approccia al mondo del lavoro e spera di farlo attraverso un tirocinio. Le aspettative sono alte, ma non sai mai a cosa vai incontro.

Ecco cosa è capitato a noi, catapultate nel workflow dinamico di uno smart treeineship presso Enea, progetto Smart working X Smartcities.

 

Smart Working come collaborazione, condivisione, lavoro a distanza, work-life balance, digital tools

Q. Cosa cercavamo in un tirocinio?

Elisabetta Tatì

 

Elisabetta
Studentessa Master di 25 anni, laureata in Scienze Politiche.

Cercavo uno stage in una Pubblica Amministrazione, tendenzialmente attiva su progetti di ricerca e, preferibilmente, impegnata in materie inerenti la mia tesi di laurea, ovvero città metropolitane e politiche pubbliche per lo sviluppo del territorio urbano. Mi auto-candido presso l’Ente e mi convoca Marina, la mia futura tutor, per lavorare al suo progetto.

Un ente di ricerca era perfetto, ma come avremmo lavorato? Mi preparavo ad uno statico lavoro d'ufficio, ma ero curiosa di essere parte di un progetto di ricerca.

Premetto. Sono una persona particolarmente dinamica e speravo in un progetto che lo fosse altrettanto. Speravo, soprattutto, di poter gestire in autonomia il lavoro per conciliarlo con gli altri impegni accademici.

Q. Giorgia tu cosa cercavi?

Giorgia Martucci

 

Giorgia
Laureata in Economia e studentessa Master in Economia del Welfare e delle Pubbliche Amministrazioni.

Gli stage sono il miglior modo per testare il mondo del lavoro o anche dare inizio alla propria carriera quindi cercavo un progetto in grado di innescare un processo di apprendimento. Durante la selezione mi viene spiegato il progetto e percepisco subito che lo scopo era quello di fare networking.

Il progetto formativo era chiaro e a grandi linee definito, il massimo per uno stagista che spesso è abituato a svolgere compiti che potrebbero non essere così “divertenti”.  Inoltre cercavo flessibilità, vivacità e creatività nell'ambiente di lavoro del mio futuro stage.

 

Q. Cosa abbiamo trovato in un tirocinio smart?

Giorgia Martucci

Giorgia

Ho trovato un tirocinio smart, all'altezza delle mie aspettative, dove è stato possibile conciliare gli innumerevoli impegni richiesti da un Master di II livello e gli impegni relativi al progetto “Smart Working For Smart Cities”.

Ciò è stato possibile attraverso un  metodo di lavoro in grado di organizzare il flusso di attività di progetto allo scopo di adattarlo alle esigenze di lavoro condiviso e a distanza.

L’eterogeneo team di ricerca ha fatto ricorso ai fondamenti del metodo  KAN BAN, largamente impiegato nel settore della produzione sulla scia degli insegnamenti della Lean organization e del metodo Toyota, per sperimentare un approccio innovativo all'organizzazione del lavoro tradizionale.

Il gruppo ha personalizzato l’esperienza adoperando strumenti per il lavoro collaborativo a disposizione gratuitamente sul web, tra cui Hangout, Skype, Drive, Trello e Toggl per condividere conoscenze e per migliorare l’organizzazione del lavoro.

Un metodo di lavoro, che personalmente definisco virtuoso, in grado di suscitare curiosità, di raccogliere i diversi punti di vista e di far acquisire una formazione generale ovvero replicabile e spendibile in ogni ambito lavorativo.

Si tratta di un’opportunità esperienziale se ci si mette in gioco con nuovi e non sempre facili strumenti di comunicazione cooperazione e coordinamento.

 

Q. E tu Elisabetta che impressione hai avuto?

Elisabetta Tatì

Elisabetta

Inizialmente ho avuto difficoltà ad entrare nel mood. Facevo fatica a seguire i ragionamenti e la programmazione dell’attività a lungo termine. Marina proponeva di impostare il lavoro distinguendo tra progetti formativi e task operative di attività (prima studi e ti informi, poi crei).

Inoltre, nonostante possa considerarmi una nativa digitale, ero personalmente resistente all'impostazione così digital. Ma mi sono fidata e ho fatto bene. Non è stato difficile e ci ho messo poco.

 

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Le iniziali ostilità al cambiamento sono state superate facilmente non appena è emersa l’utilità del metodo, grazie anche alla maggiore esperienza del tutor che ha permesso di rendere evidenti sin dall'inizio alcuni vantaggi, altrimenti in secondo piano (ad esempio, il valore aggiunto del lavorare insieme nonostante le distanze).

La sinergia che ne deriva permette lo sviluppo pieno della creatività e delle risorse del singolo individuo.

Dal punto di vista del tirocinante l’esperienza si rivela positiva, innanzitutto, per l’apprendimento di nuovi strumenti di lavoro oggi  fortemente ricercati sul mercato. In secondo luogo, la condivisione delle attività e l’autonomia concessa, stimolano la personale organizzazione del lavoro ed un buon equilibrio, il work-life balance.

Stimolata è, in terzo luogo, anche la creatività e la propensione al lavoro di gruppo. D’altra parte lo smart working è:

Fiducia. Dare più responsabilità ad ogni worker. Se dai fiducia, gli worker possono diventare “proprietari del loro lavoro". Hanno più libertà nel gestirlo e, in tal modo, riescono a bilanciarlo al meglio con la vita privata.  - Sandro Ansink, Program Manager Flex4Flex, il programma smart working dell’Autorità dei Mercati Finanziari olandese. (Passi di: Seedble S.r.l. “The Smart Working Book”. iBooks. p. 13)

 

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Il metodo dinamico applicato a lavagna visuale (KAN BAN) con strumento Trello, permette infine di rendere chiaro il percorso di lavoro a breve, medio e lungo periodo con il beneficio di evidenziare gli obiettivi da raggiungere.


Essendo richiesta una partecipazione attiva, alla ricerca pura si affianca, in questo modo, la comprensione delle dinamiche lavorative all'interno di un ente pubblico di ricerca.


 

Q. Siamo soddisfatte dello Smart Working?

Giorgia MartucciElisabetta Tatì

 

Giorgia ed Elisabetta

Siamo rimaste coinvolte positivamente nel progetto. Abbiamo appreso, oltre ai contenuti propri del programma, un metodo di lavoro nuovo, smart ed efficiente. Nonostante gli aggiustamenti ancora da fare per poter rendere replicabile lo schema a beneficio dei nostri futuri colleghi, il tirocinio si è rivelato un incubatore per il lavoro agile.

Questa aggiornata forma di organizzazione del lavoro può funzionare e funzionare bene anche in ambienti ostili al cambiamento, come le nostre Pubbliche Amministrazioni.

Conta la motivazione, il lavoro condiviso e l’intelligenza di saper cogliere i benefici

Non si è trattato semplicemente di formazione smart ma anche e soprattutto di Smart Working formativo per noi e per le altre risorse del gruppo.

Non avreste voglia di provare il metodo? Facci sapere la tua opinione 😉

 

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