welfare aziendale e smart working

Il nuovo welfare aziendale. Una soluzione nello smart working?

Si affaccia sempre più negli ultimi tempi un nuovo concept per la definizione della qualità del lavoro. Il nuovo orizzonte si chiama Welfare Aziendale. Può il welfare aziendale fare la differenza in un lavoro, nuovo o vecchio che sia? Lo stipendio è davvero tutto? Queste domande sono sempre più attuali.

Potremmo portare allo studio decine di casi e di realtà sempre più solide che hanno fatto del welfare aziendale un punto di forza: pensiamo ad esempio a 7Pixel o alla Brazzale, aziende medio-grandi che hanno scelto nelle loro politiche un sostegno economico ed un piano di conciliazione vita-lavoro alle neo mamme ed ai neo papà.

Ho portato questi esempi per l’attenzione particolare che hanno avuto queste aziende sul welfare aziendale e lo smart working e sull'importanza che hanno posto al tema “vita felice uguale azienda felice”.

Ma i casi forse sono centinaia. Illustri nomi che offrono uno stile di vita aziendale con il dipendente al centro, e non si parla solo di palestra gratis o abbonamenti a compagnie telefoniche, viaggi o ferie supplementari, ma offrire un sostegno economico ed iniziative di conciliazione tra vita e lavoro (asilo nido, assicurazioni, formazione, tickets).

Ma quanto veramente può influire il welfare aziendale sulla qualità di un lavoro? Il solo stipendio (della serie quanto più alto è meglio è) è davvero tutto?

Ora però mi pongo una domanda visto il mio particolare interesse in materia.

Può lo Smart Working rappresentare una forma di welfare aziendale?

La domanda rimane aperta.

Una ricerca dal titolo Flexible Work: Friend or Foe? evidenzia che nel 2017 c’è stato un aumento del 14% degli Smart Worker rispetto al 2016, ma che se il dato viene paragonato al 2013 allora la crescita è addirittura del 60%.

Oltre l’80% delle persone coinvolte nella ricerca, parla di un aumento della produttività e di conseguenza di una crescita dei profitti.

Ma allora lo Smart Working può davvero fare la differenza in un’ottica di qualità del lavoro? La risposta a mio avviso è sì.

Ho portato gli esempi di cui sopra, proprio per esprimere questo concetto con forza: se l’equazione vita felice uguale azienda felice è vera, cosa meglio dello Smart Working può costituire una delle variabili più forti per arrivare alla soluzione di questa equazione?

Lo smart working può davvero essere il nuovo welfare aziendale, in quanto consente, in un progetto forte ed integrato, di dare al lavoratore uno strumento in più, una sorta di benefit: la gestione profittevole del proprio tempo nell'ottica del perseguimento di un obiettivo chiaro e prestabilito.

Se si ritiene, come penso che sia, affidabile la ricerca sopra menzionata allora vuol dire che, promuovendo lo smart working in azienda si hanno due conseguenze positive:

  • Si fornisce un “benefit” in un piano integrato di welfare aziendale aumentando la qualità reale e percepita del lavoro;
  • Si può aumentare la produttività e di conseguenza la redditività rendendo vera la nostra equazione vita-lavoro.

Ripensare quindi il welfare aziendale può essere un nuovo progetto per le direzioni aziendali, magari troppo spesso concentrato sul concetto di salario e su un’altra equazione meno condivisibile: quella salario-produttività.

 

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Leggi anche Smart Working in crescita in Italia: i risultati della ricerca OSW17


 

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Fabrizio Orlando

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