digital divide

Digital Divide ai tempi di Covid-19

Uno dei problemi più pressanti che la Scuola oggi è chiamata a fronteggiare, in particolare in tempi di Covid-19, è il cosiddetto digital divide. Per digital divide troviamo già definizioni in studi dell’OECD - Organization for Economic Co-operation and Development - che risalgono al 2000:

"The digital divide in formal schooling is not simply an equipment differential that can be overcome with further selective investments in hardware, software, and networking. Instead it derives from both within school and within home differences that extend to learning standards as well as support. Student selflearning ability, and in particular, student ability for independent learning, is an additional factor. National policies that attempt to close the digital divide for schooling must attend to all of these contributing factors to be successful."

Sappiamo che Internet è "potenzialmente" disponibile a tutti, in ogni angolo del globo, ma "praticamente" continua a coesistere un divario tra continenti, tra nazioni ed aree geografiche e contesti urbani, persino tra i quartieri della stessa città (basti pensare ad alcune zone del Sud Italia). Laddove cioè, lo sviluppo delle reti e le infrastrutture non riescono a supportare la tecnologia esistente.

La Network Society che gravita intorno alla rete, ha un problema soprattutto infrastrutturale, legato all'effettiva disponibilità della connessione nelle diverse parti del mondo. Ne consegue che l’accesso alla rete non può essere uguale in tutti i paesi.

digital divide nel mondo
Internet e digital divide nel mondo

Questa diversa accessibilità determina un divario, da una parte tra coloro che possono utilizzare le infrastrutture tecnologiche, come la banda larga ad es., e dall'altra parte tra coloro che non ne hanno l’opportunità, per ragioni geografiche e socio-economiche o per mancanza di competenze digitali.


Questo link fornisce i dati sul diverso accesso a Internet nel mondo, suddiviso per aree geografiche: data.worldbank.org.


Digital Divide: un divario nelle opportunità di accessibilità

Questo divario è denominato Digital Divide, ovvero il divario esistente tra coloro che hanno accesso alle nuove tecnologie informative e di comunicazione, rispetto a coloro che non hanno questa opportunità. Divario che spesso coincide con il livello di crescita dei paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, anche se sono in atto enormi sforzi della comunità internazionale e delle politiche governative nazionali per promuovere la diffusione anche in zone disagiate.

Sappiamo ad oggi, che l’emergenza Covid-19 ha accentuato il digital divide, a causa, sia delle condizioni economiche-sanitarie in cui si sono trovati alcuni paesi all'indomani dello scoppio dell’epidemia, sia a causa del lockdown. Lockdown che ha portato, con il distanziamento sociale resosi necessario, alla chiusura delle scuole e degli atenei universitari.

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La DAD (Didattica a Distanza) è divenuta pertanto, in questo periodo, l’unica strada da percorrere per garantire la continuità della scuola, evitando il contagio. Evidentemente ciò ha immediatamente creato un divario tra le famiglie e gli studenti che avevano accesso alla rete, e coloro che non ne avevano l’opportunità.

La conseguenza di coloro che si trovano o si sono trovati esclusi dall'accesso alla rete, ha determinato un grande numero di utenti che non hanno potuto partecipare alle varie opportunità di Distance Learning organizzate dalle scuole.

Nel menzionare il Digital divide bisogna far presente che dopo una prima fase in cui il fenomeno si è registrato in seguito alla diffusione delle Learnig technologies innovative, si assiste oggi al Second Digital Divide: ovvero il divario tra coloro che hanno acquisito skills & competences o chi non le possiede affatto, o sono insufficienti per rispondere ai bisogni.


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Povertà educativa

Se prima per Povertà educativa, si intendeva quel fenomeno per cui alcuni bambini o studenti ricevono un livello di istruzione non adeguato, a causa di fattori economico-familiari molteplici, a ciò si è aggiunto il problema del digital divide, che ha allontanato ancora di più alcuni studenti dalla scuola, per le suddette ragioni.

But physical learning conditions are not the same for everybody. International poverty experts Wim Van Lancker (KULeuven) and Zach Parolin (Colombia University) note in The Lancet Public Health (May 2020): “In Europe, a substantial number of children live in homes in which they have no suitable place to do homework (5%) or have no access to the Internet (7%). Furthermore, 10% of the children live in homes that cannot be heated adequately.” EU-SILC 2018 data shows that 21% of 6 to 11-year-olds and 25% of 12 to 17-year-olds in the EU live in overcrowded dwellings, an important condition that can inhibit effective learning.

Conseguenze: aumento drastico del tasso di abbandono scolastico precoce da parte di molti studenti, che si sono trovati o si troveranno costretti, a causa delle condizioni economiche di molte fasce della popolazione, a lasciare gli studi per supportare le famiglie in crisi.

Il rischio dell’aumento del numero di studenti che abbandoneranno la scuola è non più un’ipotesi ma bensì una certezza, come dimostrano i dati rilevati ad oggi.

Si stima che in tutte le scuole di ordine e grado il tasso di abbandono, a causa del Covid-19, sia almeno raddoppiato e in alcune regioni ha raggiunto almeno il 20%, a causa dell’impossibilità di molte famiglie di seguire i figli nei corsi di distance learning, o a causa di studenti che non possono più seguire la scuola per ragioni economiche.

Ovviamente questo fenomeno sarà meno visibile nella scuola dell’obbligo, ma avrà un impatto rilevante per gli altri studenti (scuole superiori dai 18 anni in su). Questo fenomeno è definito abbandono scolastico universitario per distinguerlo dall'abbandono in età dell’obbligo formativo che è più facile da contrastare. Un problema che sommato all'alta percentuale di NEET (Not in Education and Training) è un vero e proprio disagio dilagante tra i giovani.

mappa chiusura scuole covid19
La mappa della chiusura delle scuole a seguito del covid-19. Foto di valigiablu.it

Abbandono e completamento dell'istruzione superiore in Europa

Risale al 2016 lo European Semester Thematic Factsheet riguardante il Tertiary Education Attainment. Da queste due analisi emerge come il completamento degli studi universitari sia un obiettivo tutto meno che scontato nella vita dei giovani europei: il tasso medio di completamento del percorso universitario in Unione Europea si attesterebbe infatti intorno al 39,1 %.

Ciò significa che più di 3 milioni di giovani studenti europei non completano il percorso di studi scelto. Belgio, Grecia, Francia, Italia, Ungheria, Olanda, Austria, Polonia, Romania, Slovenia sarebbero i paesi con il più alto tasso di abbandono universitario. Il 24 % di questi "dispersi" europei, di età compresa tra i 20 e i 35 anni, ha detto addio al sogno della laurea per inserirsi nel mondo del lavoro.

Una preoccupazione che ha condotto la Commissione europea a rinnovare nel 2017 l’agenda sulla Higher Education, mentre con la Europe 2020 Strategy si è deciso di agire per portare al di sopra del 40% la percentuale degli studenti europei che, tra i 30 e i 34 anni, chiudono con successo il proprio percorso di studi.

Lavorare in questa direzione significa, per la Commissione, estendere e rinvigorire qualitativamente la partecipazione alla formazione universitaria.

Da queste statistiche è facile capire che le differenze in Europa sono considerevoli, e che molti paesi sono ancora oltre l'obiettivo di Europa 2020. 

Se l’Italia è agli ultimi posti per lauree conseguite tra i 30 e i 34 anni, è invece ai primi posti in Europa per abbandono degli studi o interruzione della formazione dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. L’indice tricolore è del 14%, il quarto più alto dell’Ue dopo quelli di Malta (18,6%), Spagna (18,3%) e Romania (18,1%).

Scuola e Università tra inclusione ed esclusione 

I 4 strumenti necessari a concretizzare a livello statale e internazionale l’obiettivo di rivalorizzazione del titolo universitario sarebbero:

  • accessibilità e trasparenza delle informazioni sulle opportunità formative;
  • tutorship organizzazione di un orientamento personalizzato nella scelta, PLE Personal Learning Environment per ristabilire l’interazione interpersonale dove necessario;
  • sostegno finanziario agli studenti provenienti da background socio-economici e geografici svantaggiati;
  • allineamento tra formazione e bisogni del mercato del lavoro (Skills & competences);
  • ripensamento di spazi integrati adattati alle nuove esigenze formative e didattiche.

Bisogna ricordare che, il tasso medio degli studenti universitari che abbandona l’Università scelta, nel corso della carriera universitaria si è sempre assestato su percentuali piuttosto elevati intorno al 20-40%, ma è evidente che la crisi economica attuale creerà un numero ancor maggiore di abbandoni.

Molti atenei durante i mesi seguiti al lockdown hanno preso coscienza che il numero di accesso alle lezioni online, sia stato determinato, non solo dal diverso grado di accessibilità alle Learning technologies, che comportano livelli di competenze adeguate, ma hanno intuito che dietro questi numeri si nasconde un disagio ben più grave determinato dalla crisi.

Gli interventi a favore degli studenti, oltre ad offrire maggiori assistenza e supporto economico, attraverso forme di finanziamento agevolato o borse di studio, ad esempio l’Università di Torino e il Politecnico di Torino, già a partire dal 2020/21 organizzeranno tutta l’offerta formativa accademica online, così come riferito dalla prof.ssa Barbara Bruschi, vice-preside di Unito, per consentire agli studenti di portare a termine il corso di studi.


Molto interessante dal Comune di Torino anche l'iniziativa EduLAB.


Ridurre il digital divide con ambienti d’apprendimento integrati

Per i motivi suddetti è fondamentale che l’università consenta l’accesso alla didattica attraverso modalità online associate a modalità ibride, come il blended learning, che associa lezione online a lezioni in presenza e che sarà supportato da un potenziamento dei servizi di tutorship.

Questo tipo di approccio didattica ed offerta formativa consentirà il contrasto al fenomeno della c.d. esclusione, per consentire l’inclusione delle fasce più deboli, rese ancora più vulnerabili dalla pandemia.

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Isabella Calvagna

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